lunedì 30 novembre 2015

INCOMINCIARE A REAGIRE!



Riceviamo e pubblichiamo:

Cosa sta accadendo in Continental? Quali sono gli obiettivi dell'azienda?
“Diventare competitivi tagliando I costi”, si dice. In realtà si tratta di un preciso “programma”, di una politica aziendale finalizzata all'aumento della produttività e alla riduzione dell'occupazione. Assistiamo già, giorno per giorno da due anni, al tentativo di realizzare la stessa produzione con meno occupati, attraverso l'aumento dei ritmi di lavoro,  la composizione delle squadre, la flessibilità.

Come lavoratori, come possiamo rispondere al programma aziendale e difendere i nostri interessi? Sono due le strade possibili, diverse e opposte:
1)  Accettare il concetto per cui l'azienda “e` competitiva” e rimane a Pisa solo se abbatte i costi, cioè le condizioni di lavoro, I salari e l'occupazione. Quindi assecondare l’azienda nel  peggioramento delle condizioni di lavoro di tutti noi.

Oppure

2) Rifiutare la logica dell'azienda, che è solo la logica dei suoi interessi e dei suoi profitti. Ogni anno le due fabbriche di  Pisa producono più di venti milioni di pezzi, per un  valore totale di circa 200 milioni di euro, pari a più di duecentomila  euro per dipendente. Quanto può risparmiare la Continental sui salari portando la produzione in altri paesi? E quanto le può costare in più in nuovi impianti, formazione e istruzione dei lavoratori, trasporti, trasferte di dirigenti, ecc? L'obiettivo dell'azienda non e` andarsene, è guadagnare di più: ogni euro in meno nel salario di ciascun dipendente sono mille euro in più nei suoi profitti, ogni dipendente in meno, a parità di produzione,  circa 40.000 euro di aumento dei profitti ogni anno. E` solo di questo che si sta parlando.

La prima strada porta ai licenziamenti, più o meno “concordati”. Si intende, senza ridurre la produzione, e perciò aumentando i ritmi di lavoro. Anzi, prima l'azienda chiederà di lavorare di più e rinunciare ai diritti, poi dirà che ci sono gli esuberi.
E` questa la strada che la segreteria provinciale FIOM e parte della RSU ci stanno proponendo. Che cosa significa che metteranno “in piedi ogni proposta al fine di mantenere le condizioni economiche e produttive che consentano il mantenimento e il consolidamento dei livelli occupazionali attuali”? Se le “proposte” devono aumentare la produttività, per fare la produzione basteranno meno lavoratori e arriveranno i licenziamenti. Calarsi nei panni dell’azienda significa fare proposte che non possono essere che a spese dei lavoratori.

Noi invece crediamo che già i passati cedimenti siano stati un grosso errore, che ha permesso all’azienda di fare diversi passi in avanti nella realizzazione del suo progetto. Continuare così significa darle mano libera. Da questo momento in poi dobbiamo iniziare a mettere dei paletti all'avanzare dell'azienda, sulla limitazione delle pause, la negazione del diritto al part time,  l’aumento dei carichi di lavoro, il trasferimento del FR, l’accorpamento S. Piero – Fauglia che comporti licenziamenti.  Anche l'uso degli ammortizzatori sociali ha senso solo se va a vantaggio dei lavoratori, non per scaricare  sull’INPS, cioè sui contributi dei lavoratori, i costi dell'azienda.
E` necessario aprire una VERTENZA non per “abbattere I costi”, ma per DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI.

Tutti noi possiamo essere incisivi e il nostro dovere di lavoratori è provare ad esserlo, mettendo in campo sin da subito iniziative di contrasto. L’atteggiamento non deve essere quello della paura di essere inseriti sulla “lista nera” di chi segue la strada del contrasto e non accetta di subire e condividere il progetto aziendale. Non è mostrandosi compiacenti alla linea aziendale, non e` seguendo quella parte della RSU che la sostiene, che ci si salva.
La logica del “mantenimento del sito produttivo” a spese del posto di lavoro di una parte di noi e dei diritti di tutti è inaccettabile. SOLO RIFIUTANDOLA RIUSCIREMO A RIMANERE TUTTI UNITI E A VINCERE!

S. Cini, G. Romboli, M. Ruffa, G. Garzella,  di “Il Sindacato è un’altra cosa”

25 novembre 2015

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