Novità pensioni: sempre più difficile che il governo decida anche solo di sospendere l'innalzamento ai 67 anni, ma 11 categorie di lavoratori potrebbero essere esonerate (....)
Leggi l'articolo completo su:
https://www.money.it/novita-pensioni-67-anni-11-categorie-eslcuse
lunedì 30 ottobre 2017
giovedì 26 ottobre 2017
Sugli scioperi di autunno
Sugli scioperi di autunno: Il 27 ottobre ed il 10 novembre due scioperi generali promossi dai sindacati di base.
http://www.chicago86.org/dal-ventre-della-balena/1132-sugli-scioperi-di-autunno.html
http://www.chicago86.org/dal-ventre-della-balena/1132-sugli-scioperi-di-autunno.html
mercoledì 25 ottobre 2017
Assemblea Generale Fiom. La Fiom proclami sciopero, anche da sola!
Leggi la dichiarazione di voto di Eliana Como alla AG Fiom del 23-24 ottobre 2017 su:
https://sindacatounaltracosa.org/2017/10/24/ag-fiom-la-fiom-proclami-sciopero-anche-da-sola/
https://sindacatounaltracosa.org/2017/10/24/ag-fiom-la-fiom-proclami-sciopero-anche-da-sola/
martedì 24 ottobre 2017
Al di là della cronoca: lo stupro di Trecastagni ci parla delle condizioni di lavoro dei nostri medici. Cosa avviene in Lombardia - articolo di CLASH CITY WORKERS suggerito da un lavoratore
Sicurezza sul lavoro, ma anche precarietà e perfino questione di genere: il caso delle guardie mediche, di fatto lavoratori subordinati della sanità pubblica, tuttavia senza le tutele del lavoro dipendente; spesso donne, costrette a pericolose visite a domicilio in solitaria. La Lombardia, come sempre, è all'avanguardia nel tagliare risorse pubbliche e favorire lo sviluppo di servizi privati che appaiono più efficienti. A chi se li può permettere.
Nella notte fra il 18 e 19 settembre una Dottoressa, medico di Continuità Assistenziale in servizio a Trecastagni (CT), è stata sequestrata e stuprata da un uomo durante l’orario di lavoro nell’ambulatorio della ex guardia medica. La notizia ha fatto il giro del paese, fra dichiarazioni contrastanti, fake news, accuse e campagne di sensibilizzazione.
La questione della sicurezza per i medici di Continuità Assistenziale è ripresa da diversi giornali e attraverso numerose dichiarazioni... ma chi sono questi medici? In che condizioni lavorano? Sono nuovi questi fatti di violenza?Il Servizio di Guardia Medica è attivo ogni notte dalle 20 alle 8 e nei festivi e prefestivi, come continuazione del servizio svolto in orario diurno nei giorni feriali dal medico di famiglia. Il medico di Continuità Assistenziale gestisce quindi tutte le patologie “non rimandabili al giorno successivo” e che non siano di pertinenza del pronto soccorso. Un servizio che assicura quindi continuità delle cure e assistenza sanitaria domiciliare anche in contesti sociali degradati, nonché l’assistenza a persone che non hanno il medico di base per svariate ragioni, ad esempio migranti o persone in viaggio per motivi di lavoro o turistici. In Lombardia i medici di Continuità Assistenziale lavorano a partita iva, per lo più con contratti a termine, sono obbligati a sottoscrivere a proprie spese un’assicurazione professionale privata, lavorano con mezzo proprio (il lavoro è precluso a chi non fosse patentato o automunito) e spesso le sedi di lavoro sono isolate e non adeguatamente protette. Ci sono medici che lavorano in queste condizioni da trent’anni con passione, come scelta di vita, altri per ripiego o perché costretti da norme burocratiche, ad esempio i giovani medici in specializzazione a cui è vietato lo svolgimento di qualunque lavoro eccetto questo. I fatti di violenza si susseguono da anni in tutta Italia, quasi sempre a discapito di medici donne: negli ultimi dieci anni decine di stupri e tentati stupri, rapine, aggressioni e quattro omicidi.
La questione della sicurezza per i medici di Continuità Assistenziale è ripresa da diversi giornali e attraverso numerose dichiarazioni... ma chi sono questi medici? In che condizioni lavorano? Sono nuovi questi fatti di violenza?Il Servizio di Guardia Medica è attivo ogni notte dalle 20 alle 8 e nei festivi e prefestivi, come continuazione del servizio svolto in orario diurno nei giorni feriali dal medico di famiglia. Il medico di Continuità Assistenziale gestisce quindi tutte le patologie “non rimandabili al giorno successivo” e che non siano di pertinenza del pronto soccorso. Un servizio che assicura quindi continuità delle cure e assistenza sanitaria domiciliare anche in contesti sociali degradati, nonché l’assistenza a persone che non hanno il medico di base per svariate ragioni, ad esempio migranti o persone in viaggio per motivi di lavoro o turistici. In Lombardia i medici di Continuità Assistenziale lavorano a partita iva, per lo più con contratti a termine, sono obbligati a sottoscrivere a proprie spese un’assicurazione professionale privata, lavorano con mezzo proprio (il lavoro è precluso a chi non fosse patentato o automunito) e spesso le sedi di lavoro sono isolate e non adeguatamente protette. Ci sono medici che lavorano in queste condizioni da trent’anni con passione, come scelta di vita, altri per ripiego o perché costretti da norme burocratiche, ad esempio i giovani medici in specializzazione a cui è vietato lo svolgimento di qualunque lavoro eccetto questo. I fatti di violenza si susseguono da anni in tutta Italia, quasi sempre a discapito di medici donne: negli ultimi dieci anni decine di stupri e tentati stupri, rapine, aggressioni e quattro omicidi.
Ora che il tema della sicurezza è tornato in auge a causa del terribile fatto di cronaca accaduto in Sicilia, si pensa quindi di adottare misure per aumentare il livello di sicurezza nelle varie postazioni in tutta Italia? No. In Regione Lombardia il servizio viene sotto finanziato da anni e sono previsti ulteriori tagli per il 2018. La regione decide di ridurre i fondi alle ATS, che a cascata risparmiano su centralini e affitti, rendendo così il lavoro insostenibile: postazioni con medico unico, che deve gestire ambulatorio, telefonate e visite domiciliari senza più il supporto della centrale operativa creata nel 1996 proprio per migliorare l'organizzazione del servizio.
Sembra proprio il solito giochetto di smantellamento del servizio pubblico tagliando risorse, creando disservizi per poi far subentrare il privato a costi esorbitanti per i cittadini e creando disparità di accesso in base al reddito.
Sarà un caso che a Milano stanno nascendo le prime guardie mediche private?
Eppure si sono stanziati milioni per la riforma sanitaria lombarda, che subappalta al privato parte delle attuali competenze dei medici di medicina generale nell’ambito della gestione dei pazienti affetti da patologie croniche. Non contando i costi folli del referendum pagliacciata sull’autonomia lombarda... ma ovviamente soldi per la sicurezza dei medici di Continuità Assistenziale non ce ne sono!
Che servizio può rendere al cittadino il medico così oberato di lavoro e spaventato? È giusto che dei medici professionisti donna vadano a fare le visite domiciliari nel cuore della notte nel completo terrore e con lo spray al peperoncino in tasca?
La risposta si può ricavare facilmente dalle parole della dottoressa Giulia Marini, fra le fondatrici della campagna “Qui SiCura” a Grosseto: “Se le condizioni in ambulatorio sono totalmente prive di barriere, l’uscita notturna per raggiungere il paziente si trasforma in un autentico calvario durante il tragitto, con l’assillo del pensiero di chi potresti incontrare al domicilio della persona che ti ha chiamato. Questo servizio delicato, importante e sottoposto a molti possibili risvolti diventa insostenibile nell’ottica della sicurezza personale, e l’ostacolo della paura nuoce alla concentrazione e alla soluzione del caso clinico.”
Per ovviare al problema, le proposte avanzate dai medici sono molteplici: uscite a domicilio solo ed esclusivamente con accompagnatore; ambulatori presidiati da almeno due addetti e situate in contesti protetti, come le sedi della Croce Rossa; mantenimento o ripristino della centrale operativa.
Idee del tutto incompatibili con le politiche di tagli perpetrate in questi anni, che anzi richiederebbero rinnovati investimenti nella sanità pubblica. Proposte che abbiamo il dovere di sostenere e far nostre, perché la tutela dei lavoratori è e deve essere un nostro obiettivo primario. Perché senza la sicurezza dei medici non è garantito il diritto all'assistenza sanitaria per tutti.
Sarà un caso che a Milano stanno nascendo le prime guardie mediche private?
Eppure si sono stanziati milioni per la riforma sanitaria lombarda, che subappalta al privato parte delle attuali competenze dei medici di medicina generale nell’ambito della gestione dei pazienti affetti da patologie croniche. Non contando i costi folli del referendum pagliacciata sull’autonomia lombarda... ma ovviamente soldi per la sicurezza dei medici di Continuità Assistenziale non ce ne sono!
Che servizio può rendere al cittadino il medico così oberato di lavoro e spaventato? È giusto che dei medici professionisti donna vadano a fare le visite domiciliari nel cuore della notte nel completo terrore e con lo spray al peperoncino in tasca?
La risposta si può ricavare facilmente dalle parole della dottoressa Giulia Marini, fra le fondatrici della campagna “Qui SiCura” a Grosseto: “Se le condizioni in ambulatorio sono totalmente prive di barriere, l’uscita notturna per raggiungere il paziente si trasforma in un autentico calvario durante il tragitto, con l’assillo del pensiero di chi potresti incontrare al domicilio della persona che ti ha chiamato. Questo servizio delicato, importante e sottoposto a molti possibili risvolti diventa insostenibile nell’ottica della sicurezza personale, e l’ostacolo della paura nuoce alla concentrazione e alla soluzione del caso clinico.”
Per ovviare al problema, le proposte avanzate dai medici sono molteplici: uscite a domicilio solo ed esclusivamente con accompagnatore; ambulatori presidiati da almeno due addetti e situate in contesti protetti, come le sedi della Croce Rossa; mantenimento o ripristino della centrale operativa.
Idee del tutto incompatibili con le politiche di tagli perpetrate in questi anni, che anzi richiederebbero rinnovati investimenti nella sanità pubblica. Proposte che abbiamo il dovere di sostenere e far nostre, perché la tutela dei lavoratori è e deve essere un nostro obiettivo primario. Perché senza la sicurezza dei medici non è garantito il diritto all'assistenza sanitaria per tutti.
domenica 22 ottobre 2017
In Italia la popolazione lavorativa più anziana d'Europa - ControLaCrisi.org
lunedì 16 ottobre 2017
Trasferimenti forzati, sciopero e presidio Almaviva
L'azienda impone lo spostamento di 65 dipendenti da Milano a Rende (Cosenza). Immediata la protesta dei sindacati: decisione inaccettabile. Per la Slc Cgil "il gruppo si pone fuori dalle regole condivise, deprimendo il valore di questa attività" (.....)
http://www.rassegna.it/mobile/articoli/trasferimenti-forzati-sciopero-e-presidio-almaviva
http://www.rassegna.it/mobile/articoli/trasferimenti-forzati-sciopero-e-presidio-almaviva
venerdì 13 ottobre 2017
lunedì 9 ottobre 2017
ELEZIONI RSU IN CONTINENTAL
Questa volta ha vinto l'azienda, spianandosi la strada che la porterà agli accordi che persegue da tempo 😩
sabato 30 settembre 2017
MICHELA RUFFA: PERCHÉ VI CHIEDO DI SOSTENERMI ALLE PROSSIME ELEZIONI
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di M. Ruffa:
- Premio di Risultato. La sua contrattazione è ferma al 2002 e ritengo sbagliato tenerla bloccata per evitare che l'azienda chieda in cambio il peggioramento degli accordi sui turni e/o la riduzione delle pause. E' una questione che va affrontata provando a recuperare gli incrementi economici persi negli anni di mancata contrattazione, soprattutto visto che l'ultimo rinnovo del Contratto Nazionale ci penalizza anche dal punto di vista degli incrementi salariali.
- Polizza di sanità integrativa. Attualmente in azienda, da contrattazione di secondo livello, usufruiamo di una polizza che prevede un piano sanitario integrativo molto vasto e per questo anche abbastanza costoso. Secondo quanto previsto dal vigente Contratto Nazionale, tutte le aziende metalmeccaniche dovranno passare in tempi brevi ad un’altra polizza sanitaria gestita da Metasalute. Le eventuali vecchie polizze saranno abbandonate dopo aver fatto entro dicembre l’”armonizzazione" dei rispettivi piani sanitari. Il problema è che attualmente non è stato ancora definito un piano sanitario per Metasalute per cui risulta molto difficile fare un confronto tra i due piani ed una conseguente armonizzazione che sia positiva per noi lavoratori. Per queste ragioni la questione andrà affrontata con la massima priorità e con la massima chiarezza nelle prime assemblee dei lavoratori.
- Futuro per R&D e nuove linee. L'importanza di sviluppare nuovi prodotti ed investire in nuove tecnologie è vitale per il futuro della nostra sede. Credo che alla luce delle ultime decisioni di limitare la ricerca e lo sviluppo al miglioramento continuo di un unico prodotto di iniettore, la nuova RSU dovrà farsi carico di approfondire la cosa e spingere perché la direzione dell’azienda continui ad essere di innovazione continua e investimenti per Pisa .
In vista delle imminenti
elezioni in cui io sono candidata come Rappresentante Sindacale e
Rappresentante per la Sicurezza, alcuni colleghi mi hanno chiesto di esprimere
il mio punto di vista e le questioni su cui ritengo si dovranno concentrare
i nuovi delegati durante il prossimo mandato.
Credo innanzitutto che le rivendicazioni e le
soluzioni di cui abbiamo bisogno debbano venire dal coinvolgimento continuo e
dal confronto con tutti i lavoratori.
Pertanto l’assemblea deve essere il luogo in cui si decide la linea sindacale e
le rivendicazioni da portare avanti, nessun lavoratore deve essere lasciato
solo nel confronto con l’azienda e anche le questioni che più specificatamente
riguardano gli impiegati devono essere prese in considerazione ed affrontate
collettivamente. Per questo ritengo sia necessario
innanzitutto riprendere ad informare e
favorire il coinvolgimento anche dei colleghi degli uffici la cui
partecipazione attualmente è quasi azzerata.
Le questioni da affrontare
credo siano tante, alcune anche abbastanza urgenti. In particolare alcune di quelle che
riguardano tutti sono:
- Premio di Risultato. La sua contrattazione è ferma al 2002 e ritengo sbagliato tenerla bloccata per evitare che l'azienda chieda in cambio il peggioramento degli accordi sui turni e/o la riduzione delle pause. E' una questione che va affrontata provando a recuperare gli incrementi economici persi negli anni di mancata contrattazione, soprattutto visto che l'ultimo rinnovo del Contratto Nazionale ci penalizza anche dal punto di vista degli incrementi salariali.
- Polizza di sanità integrativa. Attualmente in azienda, da contrattazione di secondo livello, usufruiamo di una polizza che prevede un piano sanitario integrativo molto vasto e per questo anche abbastanza costoso. Secondo quanto previsto dal vigente Contratto Nazionale, tutte le aziende metalmeccaniche dovranno passare in tempi brevi ad un’altra polizza sanitaria gestita da Metasalute. Le eventuali vecchie polizze saranno abbandonate dopo aver fatto entro dicembre l’”armonizzazione" dei rispettivi piani sanitari. Il problema è che attualmente non è stato ancora definito un piano sanitario per Metasalute per cui risulta molto difficile fare un confronto tra i due piani ed una conseguente armonizzazione che sia positiva per noi lavoratori. Per queste ragioni la questione andrà affrontata con la massima priorità e con la massima chiarezza nelle prime assemblee dei lavoratori.
- Futuro per R&D e nuove linee. L'importanza di sviluppare nuovi prodotti ed investire in nuove tecnologie è vitale per il futuro della nostra sede. Credo che alla luce delle ultime decisioni di limitare la ricerca e lo sviluppo al miglioramento continuo di un unico prodotto di iniettore, la nuova RSU dovrà farsi carico di approfondire la cosa e spingere perché la direzione dell’azienda continui ad essere di innovazione continua e investimenti per Pisa .
Oltre a queste ci sono
questioni più specifiche per gli
impiegati che credo vadano affrontate con analoga urgenza:
- Processo valutazione impiegati tramite Employee Dialogue. I criteri
di valutazione sono scelti unilateralmente da Continental. La mia opinione è
che attualmente tali criteri, basati sul raggiungimento di obiettivi, non siano
sufficientemente trasparenti e che la valutazione dei dipendenti possa essere
del tutto arbitraria non essendoci tra l’altro la possibilità di confronto tra
colleghi, la garanzia di equità e pari possibilità di raggiungimento degli
obiettivi. Inoltre al raggiungimento di questi obiettivi non tutti vengono
premiati. Insomma l'impressione è quella di uno strumento che serve solo a
lanciare gare e sfide nel tempo tra i dipendenti unicamente per spingere ad aumentare
la competizione e di conseguenza i carichi di lavoro. Il risultato finale non è
di reale gratifica ma genera in molti frustrazione e delusione per non essere
stati premiati. Ritengo che la questione vada affrontata con l’obiettivo di
definire se, a chi e come possono essere assegnati gli obiettivi ed
eventualmente fissare criteri che siano condivisibili e trasparenti.
- Stress Lavoro Correlato. La normativa sulla sicurezza prevede che tra i rischi legati alla mansione sia valutato anche lo stress che può derivare dalla situazione lavorativa. Attualmente il Documento aziendale di Valutazione dei Rischi afferma che non esistono rischi da stress correlato nella nostra azienda. Negli ultimi anni però i carichi di lavoro di alcuni reparti sono aumentati in modo consistente e la pressione da parte del management e i livelli di competitività richiesti sono decisamente più alti. Per queste ragioni ritengo sia necessario riaprire l'argomento (questo vale anche per le produzioni) e rivalutare i rischi da stress lavoro correlato.
- Stress Lavoro Correlato. La normativa sulla sicurezza prevede che tra i rischi legati alla mansione sia valutato anche lo stress che può derivare dalla situazione lavorativa. Attualmente il Documento aziendale di Valutazione dei Rischi afferma che non esistono rischi da stress correlato nella nostra azienda. Negli ultimi anni però i carichi di lavoro di alcuni reparti sono aumentati in modo consistente e la pressione da parte del management e i livelli di competitività richiesti sono decisamente più alti. Per queste ragioni ritengo sia necessario riaprire l'argomento (questo vale anche per le produzioni) e rivalutare i rischi da stress lavoro correlato.
- Trasferte. Credo ci sia il bisogno di far chiarezza sulle trasferte
e ore di viaggio fuori dall'orario di lavoro. Non si capisce infatti il motivo
per cui queste ore specifiche non debbano essere retribuite ad alcuni
lavoratori chiamati in trasferta.
Concludo rimarcando che non intendo fare battaglie in solitudine e che il mio principale obiettivo sarà costruire le azioni necessarie col massimo coinvolgimento di tutti.
Concludo rimarcando che non intendo fare battaglie in solitudine e che il mio principale obiettivo sarà costruire le azioni necessarie col massimo coinvolgimento di tutti.
Per queste ragioni vi chiedo
di sostenetemi alle prossime elezioni tenendo presente che:
-
per l’elezione nella RSU i collegi operai e impiegati
saranno separati quindi solo i colleghi
degli uffici potranno dare la preferenza a me.
-
per l’elezione ad RLS il collegio sarà unico quindi tutti i lavoratori potranno sostenermi.
30 settembre 2017
Michela Ruffa
mercoledì 27 settembre 2017
A PARITÀ DI SFRUTTAMENTO - articolo di Eliana Como
Dal 2018 uomini e donne in pensione a 66 anni e 7 mesi.
L'Italia non è un paese per donne. A dirlo non sono soltanto i continui episodi di femminicidio e cronaca nera. Lo dicono anche i dati dell'Istat sul mercato del lavoro. Il tasso di occupazione maschile è maggiore di circa 20 punti rispetto a quello femminile (67,5% contro 48,6%), il primo tendenzialmente in aumento (+ 0,5%), l'altro in calo (- 0,2%). La disoccupazione femminile cresce (+ 4,6%) e la percentuale di donne che resta fuori dal mercato del lavoro, spesso non per scelta ma per mancanza di opportunità, è quasi doppia rispetto a quella degli uomini, in tutte le classi di età (44% contro il 25% dei maschi) (....)continua a leggere su:
https://www.lacittafutura.it/economia-e-lavoro/a-parita-di-sfruttamento.html
Iscriviti a:
Post (Atom)