venerdì 29 gennaio 2016
PIAGGIO: Con la solidarietà si sfrutta meglio! (parte 2)
LAVORATORI,
la Piaggio, grazie alla mancanza di un deciso contrasto
della gran parte della RSU alla sua azione e a contratti di solidarietà che, da
anni, le danno mano libera sulla gestione dell’orario di lavoro continua
imperterrita a portare avanti le proprie strategie:
- massimo sfruttamento della flessibilità
oraria fino all'aperta discriminazione dei lavoratori con maggiori problemi di
salute, che vengono tenuti a casa per un tempo maggiore perché poco produttivi;
- aumento continuo e puntuale dei carichi di
lavoro: al rientro dalla solidarietà, la produzione è stata aumentata di 23
pezzi (circa 20 min.) al reparto sterzi , alla 3R di 1 veicolo ( circa 21
min.), mentre sulla linea 6 è aumentata la saturazione togliendo in media 1,5
stazionamenti ( circa 8 min.),e sappiamo di pressioni da parte dei capi in vari
reparti per aumentare la produzione.
La maggior parte dei nostri compagni di lavoro, ancora
tenuti a casa in solidarietà , ha problemi di salute dovuti proprio a tempi di
lavoro sempre più intensi e pressanti che la Piaggio ha applicato in questi
anni: sono persone che l’azienda ha strizzato al massimo e che adesso considera
“improduttive”e da parcheggiare a casa a salario ridotto.
Una vergogna, un atto arrogante di offesa alla dignità
dei lavoratori e un attacco ad un salario già misero.
Nei giorni scorsi, al sentore di un possibile sciopero,
la Piaggio ha chiamato i propri delegati di "fiducia" per provare a
confondere un pò le acque, promettendo che da lunedì prossimo attuerà una
rotazione, senza pero' specificare modalità e criteri.
Un incontro avvenuto di fatto in “privato”, visto che dei
suoi contenuti nè noi sottoscritti delegati, nè i lavoratori sono stati
informati.E sicuramente verrà attuata l'usuale rotazione fasulla pescando
sempre dai soliti lavoratori.
Per noi è prioritario:
- denunciare e contrastare il peggioramento dei tempi di
lavoro reparto per reparto;
- ribadire la contrarietà ad un contratto di solidarietà,
che l'esperienza di questi anni ha mostrato essere tutto a vantaggio della
Piaggio;
- che si effettui una rotazione vera tra tutti e non
solamente tra quei lavoratori che l’azienda ha deciso di discriminare.
Delegati FIOM: Cappellini Massimo, Malventi Massimiliano, Tecce Adriana, Guezze Giorgio
lunedì 25 gennaio 2016
La RSU deve cambiare completamente il suo rapporto con l'azienda
Riceviamo e pubblichiamo:
Il 20 gennaio si è riunita la RSU. Abbiamo appreso:
1)
L'azienda ha assunto 7 interinali (5 ai componenti XL3 e 2 al magazzino).
Si tratta
di persone che hanno già lavorato in Continental nel 2015, ma nessun criterio
di anzianità è stato applicato giustificando ciò col fatto che servivano
professionalità specifiche non presenti nel bacino…
La
questione è importante e molto chiara. Secondo noi
l'azienda deve essere vincolata a semplici criteri di anzianità e deve assumere
incominciando dai lavoratori già presenti in fabbrica negli anni precedenti in
tutti i reparti dove i volumi sono incrementati. E’ molto grave che i membri della RSU non abbiano
nemmeno chiesto quali siano state le variazioni di produzione che hanno portato
alle assunzioni, cosa molto importante anche in vista dello scontro ormai
aperto su ritmi di lavoro e pause.
2) Sul
problema dei parcheggi a Fauglia, l'azienda non intende far niente per
risolverlo. Però ha richiesto di traslare gli orari dei turnisti di 15 minuti
(6:15 ; 14:15 ; ecc..), per evitare i ritardi nell'ingresso di chi cerca un
posto macchina. E` chiaro che il problema nasce perché l'azienda sta
trasferendo gran parte degli operai dalla sede di San Piero a quella di
Fauglia, come era evidente già quando i moduli di linea venivano smontati e
trasferiti a Fauglia.
Il super
affollamento a Fauglia, innanzitutto dei parcheggi, era perciò prevedibile, ma
invece di cercare una soluzione (c'è una zona libera accanto al parcheggio,
dietro lo stabilimento) l'azienda ancora una volta ne scarica le conseguenze
sui lavoratori. Per questo diciamo NO alla traslazione dell'orario e chiediamo che
l’azienda si attivi per ulteriori posti auto in tempi brevissimi.
Queste
cose dimostrano ancora una volta che la RSU deve cambiare completamente il suo
rapporto con l'azienda: invece
di stare al seguito delle sue necessità, deve sollevare i problemi PRIMA che
l'azienda arrivi con le sue ”soluzioni”,
e rivendicare soluzioni, pensate prima, nell'interesse dei lavoratori.
Le
rivendicazioni più urgenti da porre all'azienda sono la riduzione dei carichi
di lavoro, il mantenimento delle pause senza aggravio dei ritmi e delle mansioni, il rinnovo dell’integrativo aziendale.
22
gennaio 2016
Silvia
Cini e Giada Garzella RSU
Sulla Delegazione Trattante Continental
Riceviamo e pubblichiamo:
Da: Michela Ruffa
Per: RSU
Cc: MComparini, mbraccini
Data: 22/01/2016 13:04
Oggetto: Re: Verbale riunione area "Il
Sindacato è un'altra cosa" in Continental
Buongiorno,
vi ricordo
che siamo sempre in attesa di una risposta alla nostra richiesta già
esplicitata nel verbale allegato e riportata di seguito per maggior chiarezza:
"come assemblea degli eletti
dell'area "Il sindacato e` un'altra cosa" negli organi CGIL e FIOM
richiediamo, sulla base di quanto previsto dagli statuti, di essere
rappresentati, noi e l'area di cui facciamo parte, nella Delegazione Trattante
Continental almeno da Giada Garzella in sostituzione di uno tra Rossi e
Caboni."
Saluti,
Michela Ruffa
coordinamento
"Il Sindacato è un'altra cosa" area FIOM Pisa
__________________________________
Il giorno
8 gennaio 2016 10:42, Michela Ruffa ha
scritto:
Buongiorno,
in allegato troverete il verbale della riunione
tenuta il 23 dicembre 2015 dai membri Continental dell'area di opposizione in
CGIL. Tra le conclusioni della riunione troverete la richiesta formale di
inserire Giada Garzella in Delegazione Trattante Continental secondo quanto
previsto dagli statuti vigenti.
Saluti,
Michela Ruffa
"Il Sindacato è un'altra cosa" - Area
FIOM Pisa
mercoledì 20 gennaio 2016
Cancellati i licenziamenti al centro ricambi Piaggio
La determinazione dei lavoratori ha costretto la DNA a
ritirare i quattro licenziamenti che sarebbero stati la prima applicazione in
questa zona della legge “ Fornero ”.
La reazione immediata dei lavoratori della cooperativa
e l’adesione dei lavoratori della CEVA hanno richiamato davanti ai cancelli
della fabbrica le forze più consapevoli del mondo operaio presenti sul
territorio per respingere l’applicazione della legge che ha abolito l’ART. 18
per i licenziamenti economici “individuali”.
La determinazione dei lavoratori della DNA e della
CEVA ad andare avanti a oltranza, il supporto di lavoratori e delegati PIAGGIO,
che già avevano dichiarato sciopero per il martedì, lo sciopero dei lavoratori
della SOLE, hanno costretto tutti i partecipanti alle trattative a stare sul
punto e a rispettare le condizioni poste dagli operai per cessare lo sciopero:
stracciare le lettere di licenziamento.
Gli operai hanno vinto e i licenziamenti sono stati
ritirati nella serata di lunedì nonostante le loro leggi, i padroni questa
volta non sono passati!
Questa vicenda, che deve darci coraggio ed essere di
insegnamento per le lotte future, ci fa capire che:
- le leggi, anche se approvate, possono essere contrastate
e rese inapplicabili con la lotta e l’unita’ dei lavoratori
- l’unita’ che siamo riusciti a realizzare tra i
lavoratori DNA, CEVA, SOLE e PIAGGIO può essere preziosa per lotte
rivendicative, e non solo difensive come questa, e diventare un punto di
riferimento per molti lavoratori di altre fabbriche.
Con questa forza riprenderà nei prossimi giorni il
confronto con la cooperativa DNA.Tra i vari punti dovrà essere affrontato anche
il licenziamento politico del delegato DNA Sandro Giacomelli, su cui i
lavoratori richiedono una soluzione.
LAVORATORI E DELEGATI DNA, CEVA, SOLE, PIAGGIO
lunedì 18 gennaio 2016
Lettera aperta a Landini: perché ci hai lasciati orfani della Fiom?
Ieri ,venerdì 15 gennaio 2016, nello stabilimento SEVEL di Val di Sangro è avvenuto un piccolo miracolo: un centinaio di operai coraggiosi ha alzato la testa e ha sfidato l’ arroganza aziendale aderendo ad un’ora di sciopero indetta dall’USB. E in quell’ora ha dato vita ad un’assemblea in cui si è potuto PARLARE dei loro problemi e di come l’applicazione del sistema ERGO UAS e la politica aziendale della minaccia e del terrore, stiano rendendo loro impossibile vivere in fabbrica.
Caro Landini questi sono lavoratori “ orfani della Fiom”.
Di fronte al taglio dei 10 minuti di pausa, che più di qualsiasi questione tocca la vivibilità del posto di lavoro poiché intacca il naturale e necessario recupero delle forze fisiche ormai allo stremo, la FIOM non ha dato continuità alla lotta iniziata con gli scioperi di 10 minuti, SCEGLIENDO di rimanere sorda alle richieste di aiuto dei lavoratori e dei delegati nonostante sia oggi l’UNICO sindacato in possesso degli strumenti per guidare questa lotta.
In questo momento particolare, in cui incomprensibilmente la Fiom nazionale cerca di epurare dalle sue fila i delegati che con coraggio e grande onestà intellettuale continuano ad ascoltare e lottare, rischiando in prima persona, certi nodi DEVONO venire al pettine:
Mi chiedo e ti chiedo:
– perché nonostante l’ultimo contratto firmato dalla Fiom, quello del 2008, preveda al massimo 40 ore di straordinari comandati all’anno, di fronte ai 15 comandati nel 2015 in SEVEL e dopo un timido tentativo a gennaio, ci è stato posto DIVIETO dalla Fiom di scioperare?
– perché la Fiom propone una piattaforma contrattuale per il CCNL che rivendica meccanismi di limitazione del pieno diritto di sciopero come le clausole di raffreddamento del tutto simili a quelle del CCSL?
-Perché la Fiom mette in discussione il diritto di sciopero garantito dalla costituzione, attaccando, diffidando e prendendo le distanze dai suoi delegati che proclamano sciopero?
I lavoratori ESIGONO chiarezza: i lavoratori in sciopero con l’USB ieri hanno dimostrato che ci sono le condizioni per proseguire la lotta. Quindi, a prescindere da quello che la FIOM dirà, sarà quello che la FIOM farà, a palesarne le intenzioni politiche.
MICHELA CIANCI
RSA FIOM CGIL SEVEL
http://sindacatounaltracosa.org/2016/01/16/lettera-aperta-a-landini-perche-ci-hai-lasciati-orfani-della-fiom/
Caro Landini questi sono lavoratori “ orfani della Fiom”.
Di fronte al taglio dei 10 minuti di pausa, che più di qualsiasi questione tocca la vivibilità del posto di lavoro poiché intacca il naturale e necessario recupero delle forze fisiche ormai allo stremo, la FIOM non ha dato continuità alla lotta iniziata con gli scioperi di 10 minuti, SCEGLIENDO di rimanere sorda alle richieste di aiuto dei lavoratori e dei delegati nonostante sia oggi l’UNICO sindacato in possesso degli strumenti per guidare questa lotta.
In questo momento particolare, in cui incomprensibilmente la Fiom nazionale cerca di epurare dalle sue fila i delegati che con coraggio e grande onestà intellettuale continuano ad ascoltare e lottare, rischiando in prima persona, certi nodi DEVONO venire al pettine:
Mi chiedo e ti chiedo:
– perché nonostante l’ultimo contratto firmato dalla Fiom, quello del 2008, preveda al massimo 40 ore di straordinari comandati all’anno, di fronte ai 15 comandati nel 2015 in SEVEL e dopo un timido tentativo a gennaio, ci è stato posto DIVIETO dalla Fiom di scioperare?
– perché la Fiom propone una piattaforma contrattuale per il CCNL che rivendica meccanismi di limitazione del pieno diritto di sciopero come le clausole di raffreddamento del tutto simili a quelle del CCSL?
-Perché la Fiom mette in discussione il diritto di sciopero garantito dalla costituzione, attaccando, diffidando e prendendo le distanze dai suoi delegati che proclamano sciopero?
I lavoratori ESIGONO chiarezza: i lavoratori in sciopero con l’USB ieri hanno dimostrato che ci sono le condizioni per proseguire la lotta. Quindi, a prescindere da quello che la FIOM dirà, sarà quello che la FIOM farà, a palesarne le intenzioni politiche.
MICHELA CIANCI
RSA FIOM CGIL SEVEL
http://sindacatounaltracosa.org/2016/01/16/lettera-aperta-a-landini-perche-ci-hai-lasciati-orfani-della-fiom/
Scioperi e presidi dei lavoratori della Dna alla Piaggio di Pontedera per l'annuncio dei licenziamenti
Pontedera, 15 gennaio 2016 - Picchetto e sciopero alla Dna, cooperativa che gestisce il magazzino ricambi di Piaggio. E' scontro aperto tra azienda e sindacati sul piano di ristrutturazionje che prevede 16 licenziamenti. Quattro effettuati stamani e la scintilla innesca unba protesta già pronta: ingresso merci bloccato e sciopero con un’adesione al 90%.....
continua a leggere su: http://www.lanazione.it/pontedera/dna-ceva-sciopero-piaggio-1.1648075
PONTEDERA. Ingresso merci bloccato e sciopero con un'adesione al 90% al magazzino ricambi della Piaggio di Pontedera. Venerdì 15 gennaio i lavoratori della cooperativa Dna e di Ceva hanno incrociato le braccia contro la minaccia di effettuare licenziamenti da parte dei dirigenti di Dna durante una riunione che si è svolta nel pomeriggio di giovedì 14 gennaio. Ceva è la società che ha l'appalto di Piaggio all'interno del magazzino ricambi, mentre Dna è in subappalto all'interno della stessa struttura.
continua a leggere su: http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2016/01/15/news/magazzino-piaggio-bloccato-contro-la-minaccia-di-licenziamenti-1.12781070
Sciopero dei lavoratori della Dna alla Piaggio di Pontedera il 15 gennaio 2016
„E' sciopero per l'annuncio di 16 licenziamenti fatto dalla Cooperativa Dna, detentrice del subappalto per il confezionamento scambistica al magazzino ricambi del polo logistico Piaggio a Pontedera. Questa mattina i lavoratori, alla luce di quanto comunicato dall'azienda nell'incontri di ieri (anticipato in quanto era previsto oggi), hanno deciso per l'astensione dal lavoro ed il presidio.
“
Potrebbe interessarti: http://www.pisatoday.it/cronaca/sciopero-lavoratori-dna-piaggio-pontedera15-gennaio-2016.html
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giovedì 14 gennaio 2016
Perché gli operai di produzione dovrebbero fare meno pause che gli impiegati?
Cosa prevede la legge in merito alle pause?
L'art. 8 del decreto legislativo 66/2003 dice che al lavoratore deve essere concessa una pausa di "durata NON INFERIORE a dieci minuti". Questa è la prescrizione minima, poi ci sono i casi singoli che vanno valutati in base al tipo di attività ed in particolare ai rischi legati alla mansione.
Per questo motivo il decreto 81/2008 testo unico sulla sicurezza per i videoterminalisti, praticamente tutti gli impiegati nelle nostra azienda, prescrive il diritto ad "una pausa di 15 minuti ogni centoventi minuti". In pratica nella nostra azienda gli impiegati hanno diritto nell'arco delle otto ore sicuramente a 2 pause di 15 minuti ciascuna oltre alla pausa mensa.
E ora qualcuno vorrebbe darci ad intendere che per gli operai possa essere ammessa una sola pausa per turno di soli 10 minuti? Se ciò fosse possibile basterebbe che l'azienda applicasse semplicemente la legge...perché non lo fa?
La nostra è una fabbrica metalmeccanica e di conseguenza è inquadrata tra le lavorazioni "ad alto rischio per la salute". In particolare alcuni rischi che il nostro medico competente evidenzia in tutti i reparti produttivi sono:
1) rischio chimico
2) rischi legati a movimenti ripetitivi
3) rischi da posture incongrue
4) rischi da lavoro in turni.
In un ambiente produttivo del genere è chiaro che la pausa non può essere solo una a turno e della durata di 10 minuti, né tanto meno può essere inferiore a quella che il testo unico sulla sicurezza prevede per i videoteminalisti (gli impiegati nel nostro caso).
Ammesso di voler portare avanti una trattativa è chiaro che anche l'azienda sa benissimo che bisogna partire da almeno 2 pause a turno di minimo una ventina di minuti ciascuna!
Allora qual'è il punto della discussione? All'azienda basterebbe un accordo scritto in cui si dica che le pause per gli operatori di produzione sono 2 e della durata di 20 o 25 minuti ciascuna? La risposta è NO perché se i lavoratori decidessero di uscire tutti insieme per le pause l'azienda avrebbe per ogni turno di lavoro due lunghi fermi produttivi.
E' chiaro quindi che il punto in gioco è esclusivamente lo "scaglionamento" per l'uscita in pausa e siccome non sta scritto da nessuna parte che ciò debba essere garantito, ecco che la nostra servizievole RSU si prodigherà a trovare un modo perché sia garantita "la sostituzione dei lavoratori in pausa" visto che ormai, essendo i turni risicati all'osso, si rischia che l'operatore, costretto a mandare da solo diverse macchine, quando va in pausa fermi le linee!!.
Per noi unica risposta da dare all'azienda sulla questione delle pause è che vengano ripristinate le condizioni per cui era possibile la rotazione per l'uscita e cioè il ripristino degli organici adeguati sulle linee.
Per noi il problema vero è quello dei carichi di lavoro e va risolto aprendo una vertenza con l'azienda su questo, non sulle pause. Aprire un tavolo sulla richiesta dell'azienda va invece nella direzione opposta di assecondarla ancora nel suo progetto di fare di più con sempre meno operatori e quindi creare esuberi!
Il Foglio Bianco
martedì 12 gennaio 2016
L’AZIENDA RENDE PIU’ ESPLICITE LE SUE RICHIESTE
Riceviamo e pubblichiamo:
Il 5 gennaio 2016 si è riunita la RSU. I delegati presenti all'incontro con l'azienda del 22 Dicembre scorso hanno riportato quanto segue:
1) sulle pause l'azienda sta
“studiando” in vista di “un tavolo” per "rivalutarle"; in sostanza
chiede una sola pausa di 10 minuti in tutto il turno di lavoro, da fare prima
del pranzo (oltre alla pausa mensa). Solo sul FR hanno parlato di possibilità
di fruizione in maniera collettiva mentre sugli altri reparti non ci sono
ancora modalità definite.
2) Secondo giorno di donazione: l'azienda
intende eliminarlo. Le ore fruite dai lavoratori e “perse” dall'azienda
sarebbero 3955 per il 2014 (614 per gli impiegati, 3341 per gli operai), 3796
per il 2015 (632 impiegati, 3164 operai). La RSU non ha dati su quanti siano in totale i
donatori in azienda.
3) Indisposizione: l'azienda intende
eliminare i due giorni di indisposizione annue senza necessità di certificato
medico. Questi i dati forniti:
Anno
2014: 231 ore impiegati, 1433 ore operai.
Anno 2015: 157 ore impiegati,
1409 ore operai.
4)
Part time: l’azienda ha fornito un documento su cui sono riportati alcuni dati
relativi ai contratti part time presenti in azienda. I dati contenuti sul
documento sono incompleti rispetto a quanto avevamo chiesto. Su di essi noi ci
siamo riservate di verificare e approfondire e informeremo i lavoratori con un
comunicato dedicato non appena avremo tutti gli elementi.
Nonostante
la riunione RSU si sia svolta senza il numero minimo di delegati per poter
prendere decisioni (solo cinque delegati su 12), gli altri delegati presenti hanno affermato di voler proseguire gli incontri con l'azienda e di
rimanere in attesa della sua “chiamata”.
NON
SIAMO D'ACCORDO. In merito alle questioni sopra esposte riconfermiamo la nostra
posizione:
1)
I dati portati dall'azienda a supporto delle sue richieste dimostrano ancora
una volta che il suo obiettivo e` solo quello di ottenere la stessa produzione
con un numero sempre minore di lavoratori. Per l'azienda, recuperare qualcosa
come 3800 ore annue significherebbe, a parità di carichi di lavoro, mettere
almeno 2 lavoratori in ESUBERO (un dipendente lavora circa 1780 ore all'anno).
Allo stesso modo, un altro lavoratore andrebbe in “esubero” con l'abolizione
dei giorni di indisposizione.
2)
Ricordiamoci che questi diritti sono stati ottenuti, con la contrattazione
passata, in cambio di precise concessioni all'azienda su turni, orari, ritmi e
metodi di lavoro, concessioni che vanno rimesse in discussione. Dimenticarsene
significa far proprio il punto di vista e gli interessi dell'azienda. Al
contrario, alle richieste dell'azienda occorre rispondere con le richieste dei
lavoratori, a cominciare da pause, ritmi, turni e carichi di lavoro.
3) Le trattative da aprire non devono perciò partire dalle
richieste dell'azienda ma dalla difesa dei diritti dei lavoratori, dalla
riduzione dei carichi di lavoro e dal rinnovo del contratto integrativo
aziendale. Accettare le richieste dell'azienda significa aprire la strada ai
licenziamenti; al contrario, affermare i diritti e pretendere migliori
condizioni di lavoro è il solo modo per difendere anche l'occupazione.
13
Gennaio 2016
Silvia Cini RSU; Giada
Garzella RSU
lunedì 11 gennaio 2016
COMITATO CENTRALE FIOM: documento dell'area "Il Sindacato è un'altra cosa"
Pubblichiamo il nostro ordine del giorno alternativo a quello della maggioranza Fiom rispetto al giudizio sulla proposta di Federmeccanica nell’ambito della trattativa per il contratto nazionale dei metalmeccanici. Non abbiamo partecipato alla votazione sui documenti in quanto abbiamo giudicato illegittimo il voto del comitato centrale che ha escluso Domenico Destradis nell’ambito delle sostituzioni.
Nostro ordine del giorno!
Il comitato centrale della fiom in merito alla proposta di federmeccanica esprime il seguente giudizio:
La formale conferma di due livelli contrattuali e’ negata alla radice dalla derogabilita’ di tutte le materie del livello nazionale, ad esclusione dei minimi salariali, e dalla pretesa non sovrapponibilita’ della contrattazione sui due livelli;
Il contratto nazionale nell’ipotesi di Federmeccanica si riduce a cornice vuota di diritti generali mentre tutta la contrattazione sul salario e sulla prestazione e’ destinata in via esclusiva alla contrattazione di risultato, scambio e ricatto a livello aziendale. In questo senso la definizione annua del salario vincolata ad un indicatore del tutto simile alla soluzione negoziale del contratto dei chimici, a differenza di quanto rivendicato dalla Fiom nella piattaforma, determinerebbe la fine di ogni funzione salariale redistribuiva del ccnl;
Non è negoziabile alcun subordinazione integrale della maturazione di istituti contrattuali quali Par alla effettiva prestazione o la loro monetizzazione collettiva ;
Non è accettabile il calcolo ex post su base settimanale del lavoro straordinario;
Il significativo riconoscimento del diritto soggettivo alla formazione non può essere scambiato con la cancellazione del diritto alle 150 ore;
Infine è del tutto assente ogni risposta alla rivendicazione di ripristinare il potere delle rsu sulla negoziazione della flessibilità e in materia di non applicazione del jobs act a partire dalla tutela sui licenziamenti.
Pertanto la proposta di federmeccanica è nel suo complesso irricevibile.
Il proseguo della trattativa è quindi condizionato alla disponibilità da parte di federmeccanica di togliere dal tavolo tale proposta. Il contratto nazionale deve migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori. Non può divenire strumento dell’impresa per aumentare lo sfruttamento del lavoro. Questo obbiettivo di fondo è per la Fiom la priorità assoluta e la condizione per la chiusura di un accordo con Federmeccanica.
La formale conferma di due livelli contrattuali e’ negata alla radice dalla derogabilita’ di tutte le materie del livello nazionale, ad esclusione dei minimi salariali, e dalla pretesa non sovrapponibilita’ della contrattazione sui due livelli;
Il contratto nazionale nell’ipotesi di Federmeccanica si riduce a cornice vuota di diritti generali mentre tutta la contrattazione sul salario e sulla prestazione e’ destinata in via esclusiva alla contrattazione di risultato, scambio e ricatto a livello aziendale. In questo senso la definizione annua del salario vincolata ad un indicatore del tutto simile alla soluzione negoziale del contratto dei chimici, a differenza di quanto rivendicato dalla Fiom nella piattaforma, determinerebbe la fine di ogni funzione salariale redistribuiva del ccnl;
Non è negoziabile alcun subordinazione integrale della maturazione di istituti contrattuali quali Par alla effettiva prestazione o la loro monetizzazione collettiva ;
Non è accettabile il calcolo ex post su base settimanale del lavoro straordinario;
Il significativo riconoscimento del diritto soggettivo alla formazione non può essere scambiato con la cancellazione del diritto alle 150 ore;
Infine è del tutto assente ogni risposta alla rivendicazione di ripristinare il potere delle rsu sulla negoziazione della flessibilità e in materia di non applicazione del jobs act a partire dalla tutela sui licenziamenti.
Pertanto la proposta di federmeccanica è nel suo complesso irricevibile.
Il proseguo della trattativa è quindi condizionato alla disponibilità da parte di federmeccanica di togliere dal tavolo tale proposta. Il contratto nazionale deve migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori. Non può divenire strumento dell’impresa per aumentare lo sfruttamento del lavoro. Questo obbiettivo di fondo è per la Fiom la priorità assoluta e la condizione per la chiusura di un accordo con Federmeccanica.
L'OdG è stato respinto ed invece è stato approvato quello presentato dalla Segrateria.
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