Da qualche giorno a questa parte "Radio Fabbrica" riferisce che la RSU ha intenzione di proporre la seguente modifica sulla fruizione dei PAR:
PD 2 ore anzichè 1h e 40min, esigibilità mensile a gruppi di 4 ore.
Naturalmente un' informazione del genere la prendiamo col beneficio del dubbio soprattutto perchè ci pare improbabile che una RSU faccia proposte peggiorative all'azienda rispetto a quanto previsto dal CCNL di riferimento.
Diamo un minimo di informazioni per far capire perché diciamo peggiorative:
1) Il CCNL del 2008, ultimo firmato anche dalla FIOM, riconosce al lavoratore 13 permessi annui retribuiti di 8 ore pari a complessive 104 ore (Permessi Annui Retribuiti= PAR). Una quota di tali permessi annui fino ad un massimo di 7 (56 ore annue) può essere utilizzata per la fruizione collettiva, cioè l'azienda può decidere quando farli fruire. I rimanenti permessi, 48 ore annue, "sono a disposizione del singolo lavoratore e sono fruiti su richiesta da effettuarsi almeno 15 giorni prima e nel rispetto di un tasso di assenza contemporanea a tale titolo non superiore al 5% dei lavoratori normalmente addetti al turno."
2) Sembra strano ma il CCNL del 2012, non sottoscritto dalla FIOM, ha addirittura migliorato questa normativa sottraendo dei permessi alla gestione aziendale e aumentando di conseguenza il numero delle ore a disposizione del singolo lavoratore. Infatti il nuovo contratto dice che al massimo 5 di questi permessi (al massimo 40 ore) possono essere utilizzati per la fruizione collettiva. I rimanenti permessi, ben 64 ore annue "sono a disposizione del singolo lavoratore".
3) In Continental, per il turno centrale e i 2 turni, abbiamo un ottimo accordo sulla fruizione collettiva dei PAR che è l'accordo sul PD per cui, riducendo la prestazione lavorativa del venerdì di 1h e 40min, parte di questi permessi vengono fruiti e quindi "smaltiti". In sostanza in un anno vengono fruite collettivamente circa 80 ore delle 104 a disposizione e al lavoratore ne rimangono 24 per la fruizione individuale!
Detto questo ci pare chiaro che, col nostro accordo sul PD, permettiamo già all'azienda di decidere su un numero di permessi che va ben oltre le normative vigenti. Questo tuttavia nell'ottica di ridurre l'orario di lavoro settimanale lo condividiamo purché il resto dei permessi rimanga a disposizione nostra e delle nostre famiglie. Ci sembra impossibile che qualcuno stia proponendo addirittura di aumentare il numero di ore di PAR da dare in gestione all'azienda per la fruizione collettiva portando il PD da 1h e 40min a 2 ore.
L'apparente vantaggio dell'uscire 20min prima il venerdì corrisponderebbe alla penalizzazione di non poter gestire noi, per le nostre esigenze, circa 16 ore annue che in tal modo si regalerebbero alla gestione aziendale, in barba al CCNL!
Diciamo che se l'azienda ha difficoltà a gestire accumuli spropositati di PAR ciò non deve assolutamente tradursi in un peggioramento delle normative. L'accordo sul PD c'è, basta rispettarlo e farlo rispettare. Che l'azienda parta dall'esigere e/o dal rispettare quello che prevedono gli accordi vigenti e faccia in modo che TUTTI i lavoratori sul centrale e sui 2 turni il venerdì escano 1h e 40min prima!
giovedì 20 febbraio 2014
mercoledì 19 febbraio 2014
In evidenza il commento di Giada al post "No presenze scomode alle riunioni sindacali"
Un segno chiaro e inconfondibile quello di limitare le presenze di delegati alle riunioni, inutile girarci intorno..limitare quali delegati? Solo uno di fatto, quello che sennò divulga informazioni ai lavoratori, informazioni di pubblico dominio ma che la rsu DEVE poter controllare, ed oggi più che mai visti gli eventi nazionali. E si capisce, l'informazione ha SEMPRE fatto paura perchè permette a tutti indiscriminatamente di diventare consapevoli e quando uno è
consapevole e sa di cosa si parla non lo puoi GESTIRE perchè inizia a
ragionare in maniera autonoma !! E' questo che fa paura e che si tenta malamente di arginare in un modo che esprime un' inequivocabile DEBOLEZZA. Certo che se uno fosse FORTE delle proprie posizioni e dei propri CONTENUTI non avrebbe bisogno di nascondersi dietro a false "regole di democrazia" per difendersi, se uno fosse FORTE dei propri CONTENUTI non avrebbe problemi ad aprirsi al confronto e ad ottenere consensi evitando di estromettere altri !!
consapevole e sa di cosa si parla non lo puoi GESTIRE perchè inizia a
ragionare in maniera autonoma !! E' questo che fa paura e che si tenta malamente di arginare in un modo che esprime un' inequivocabile DEBOLEZZA. Certo che se uno fosse FORTE delle proprie posizioni e dei propri CONTENUTI non avrebbe bisogno di nascondersi dietro a false "regole di democrazia" per difendersi, se uno fosse FORTE dei propri CONTENUTI non avrebbe problemi ad aprirsi al confronto e ad ottenere consensi evitando di estromettere altri !!
F35, con la stessa cifra si possono costruire 400 asili nido - ControLaCrisi.org
martedì 18 febbraio 2014
No presenze scomode alle riunioni sindacali
Di tanto in tanto la nostra RSU s'inventa qualche stratagemma per rendere difficile la partecipazione alle riunioni a qualche delegato "scomodo". Lo fa ad esempio non comunicando esattamente orario e luogo della riunione o facendo finta di affidarsi al passa-parola che poi casualmente non funziona. E questo nonostante si sia dotata addirittura di 3 efficientissimi coordinatori!
La nostra risposta di fronte a questi inutili tentativi di estromissione e chiari segni di debolezza è sempre la solita per cui ri-pubblichiamo quanto già detto in passato:
giovedì 4 luglio 2013
Presenze limitate alle riunioni RSU - azienda
A quanto pare la RSU ha deciso di limitare le presenze dei delegati alle riunioni con l'azienda. Alla luce del fatto che in più di un'occasione la maggioranza della RSU si è chiaramente opposta al fatto che un singolo delegato potesse fornire ai lavoratori verbali delle riunioni RSU - azienda, non possiamo fare a meno di chiederci se tale regola sia stata decisa per limitare l'accesso alle informazioni a qualche delegato e di conseguenza la divulgazione di tali informazioni ai lavoratori.
Riteniamo che metter su regole col preciso obiettivo di escludere un qualsiasi delegato dalle discussioni con l'azienda equivalga di fatto ad impedire la partecipazione ai lavoratori che questo delegato rappresenta.
Riteniamo che metter su regole col preciso obiettivo di escludere un qualsiasi delegato dalle discussioni con l'azienda equivalga di fatto ad impedire la partecipazione ai lavoratori che questo delegato rappresenta.
http://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2013/07/presenze-limitate-alle-riunioni-rsu.html
Risposta di Gianni Rinaldini alla lettera ricevuta dai dirigenti della CGIL
"Carissimi,
premetto che non considero i parlamentari che hanno votato per la nipote di Mubarak dei cretini, tutti al soldo del padrone e tanto meno non in grado di intendere e di volere.
Sarebbe troppo semplice, viceversa penso che siano l'espressione della deriva di un percorso politico.
Non è un giudizio morale ma un giudizio politico.
In realtà abbiamo un giudizio diverso non riconducibile soltanto a questo o quell'altro accordo sindacale, ma sullo stato della Cgil, sulla vita democratica interna ed esterna della nostra Organizzazione.
Per quanto mi riguarda mi ritengo offeso rispetto al ruolo che dovrei svolgere come componente dell'Organismo dirigente della Cgil, esautorato da questo ruolo e chiamato ripetutamente nel corso di questi anni a ratificare ciò che l'organo esecutivo – Segretario Generale o Segreteria - ha già deciso e sottoscritto.
Questo come atto conclusivo di confronti negoziali che avvengono in assenza di una delegazione trattante e senza alcuna forma di coinvolgimento delle categorie e delle strutture interessate sullo stato di avanzamento dei testi contrattuali.
Capisco le difficoltà che in questo modo si determinano per ognuno di noi quando siamo chiamati a pronunciarci, sempre con un voto di fiducia sulla segretaria generale.
Nello stesso tempo nella mia esperienza decennale – circa 25 anni – di componente del Comitato Direttivo Nazionale, non ho mai vissuto una tale pratica della Confederalità, anche perché i dirigenti della Cgil non lo avrebbero tollerato al di là delle diverse posizioni.
Tutto ciò è avvenuto nel corso di questi ultimi anni, dalla modifica sostanziale dell'art.18 agli accordi sulla rappresentanza.
Sul rapporto democratico con le lavoratrici ed i lavoratori, non voglio dilungarmi perché è sufficiente ricordare la consultazione sull'accordo del 28 giugno 2011.
Una consultazione fantasiosa, fondata sull'immaginario di cui non si conoscono i dati disaggregati per azienda e territorio, perché, cosi mi è stato risposto, “ ….sono stati trasmessi telefonicamente in modo aggregato”. Lo sapete tutti cosa è stata quella consultazione.
Per rispetto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori non sono più disponibile “per senso di responsabilità” a sottacere le modalità di svolgimento delle consultazioni e dei congressi della nostra Organizzazione.
Adesso siamo all'inverosimile di un gruppo dirigente chiamato a discutere se il “Testo Unico sulla Rappresentanza” è un accordo, oppure un regolamento attuativo.
Siamo al ridicolo a fronte di un testo che richiama ripetutamente “l'accordo del 10 gennaio 2014”.
La Segretaria Generale della nostra Organizzazione ha compiuto un atto gravissimo nei confronti del Segretario Generale della Fiom-Cgil.
Credo e spero che a nessuno sfugga il significato di questo atto, il ricorso al Collegio Statutario per acquisire il giudizio che Maurizio Landini è sanzionabile compiendo in questo modo un puro atto intimidatorio, e voi mi dite “.... atti politici che contribuiscono a ristabilire in Cgil le condizioni per un confronto improntato alla civiltà dei toni e del rispetto delle persone e delle posizioni”.
Non prendiamoci in giro, c'è un limite anche alla ipocrisia.
Non saprei più dire se esiste o meno un sentire comune sulla possibile deriva della nostra Organizzazione, sul come veniamo percepiti dalle persone che vogliamo rappresentare.
Storicamente, molto spesso le grandi organizzazioni, le grandi burocrazie tendono ad implodere perché reagiscono illusoriamente alle evidenti difficoltà con l'autoconservazione, la chiusura autoritaria.
Sono parte di questa burocrazia, ne conosco i meccanismi e temo che stiamo arrivando al punto di non ritorno, sulla democrazia che considero essenziale, decisivo per un Sindacato che guarda al presente e al futuro.
Cordiali saluti.
Testo della lettera ricevuta dai dirigenti della CGIL:
http://www.lacgilchevogliamo.it/sites/default/files/allegati/Lettera%20a%20Rinaldini%20gruppo%20di%20Segretari%20del%2011%20febbraio%202014_0.pdf
premetto che non considero i parlamentari che hanno votato per la nipote di Mubarak dei cretini, tutti al soldo del padrone e tanto meno non in grado di intendere e di volere.
Sarebbe troppo semplice, viceversa penso che siano l'espressione della deriva di un percorso politico.
Non è un giudizio morale ma un giudizio politico.
In realtà abbiamo un giudizio diverso non riconducibile soltanto a questo o quell'altro accordo sindacale, ma sullo stato della Cgil, sulla vita democratica interna ed esterna della nostra Organizzazione.
Per quanto mi riguarda mi ritengo offeso rispetto al ruolo che dovrei svolgere come componente dell'Organismo dirigente della Cgil, esautorato da questo ruolo e chiamato ripetutamente nel corso di questi anni a ratificare ciò che l'organo esecutivo – Segretario Generale o Segreteria - ha già deciso e sottoscritto.
Questo come atto conclusivo di confronti negoziali che avvengono in assenza di una delegazione trattante e senza alcuna forma di coinvolgimento delle categorie e delle strutture interessate sullo stato di avanzamento dei testi contrattuali.
Capisco le difficoltà che in questo modo si determinano per ognuno di noi quando siamo chiamati a pronunciarci, sempre con un voto di fiducia sulla segretaria generale.
Nello stesso tempo nella mia esperienza decennale – circa 25 anni – di componente del Comitato Direttivo Nazionale, non ho mai vissuto una tale pratica della Confederalità, anche perché i dirigenti della Cgil non lo avrebbero tollerato al di là delle diverse posizioni.
Tutto ciò è avvenuto nel corso di questi ultimi anni, dalla modifica sostanziale dell'art.18 agli accordi sulla rappresentanza.
Sul rapporto democratico con le lavoratrici ed i lavoratori, non voglio dilungarmi perché è sufficiente ricordare la consultazione sull'accordo del 28 giugno 2011.
Una consultazione fantasiosa, fondata sull'immaginario di cui non si conoscono i dati disaggregati per azienda e territorio, perché, cosi mi è stato risposto, “ ….sono stati trasmessi telefonicamente in modo aggregato”. Lo sapete tutti cosa è stata quella consultazione.
Per rispetto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori non sono più disponibile “per senso di responsabilità” a sottacere le modalità di svolgimento delle consultazioni e dei congressi della nostra Organizzazione.
Adesso siamo all'inverosimile di un gruppo dirigente chiamato a discutere se il “Testo Unico sulla Rappresentanza” è un accordo, oppure un regolamento attuativo.
Siamo al ridicolo a fronte di un testo che richiama ripetutamente “l'accordo del 10 gennaio 2014”.
La Segretaria Generale della nostra Organizzazione ha compiuto un atto gravissimo nei confronti del Segretario Generale della Fiom-Cgil.
Credo e spero che a nessuno sfugga il significato di questo atto, il ricorso al Collegio Statutario per acquisire il giudizio che Maurizio Landini è sanzionabile compiendo in questo modo un puro atto intimidatorio, e voi mi dite “.... atti politici che contribuiscono a ristabilire in Cgil le condizioni per un confronto improntato alla civiltà dei toni e del rispetto delle persone e delle posizioni”.
Non prendiamoci in giro, c'è un limite anche alla ipocrisia.
Non saprei più dire se esiste o meno un sentire comune sulla possibile deriva della nostra Organizzazione, sul come veniamo percepiti dalle persone che vogliamo rappresentare.
Storicamente, molto spesso le grandi organizzazioni, le grandi burocrazie tendono ad implodere perché reagiscono illusoriamente alle evidenti difficoltà con l'autoconservazione, la chiusura autoritaria.
Sono parte di questa burocrazia, ne conosco i meccanismi e temo che stiamo arrivando al punto di non ritorno, sulla democrazia che considero essenziale, decisivo per un Sindacato che guarda al presente e al futuro.
Cordiali saluti.
Gianni Rinaldini
Li, 14 febbraio 2014"
http://www.lacgilchevogliamo.it/sites/default/files/allegati/Lettera%20a%20Rinaldini%20gruppo%20di%20Segretari%20del%2011%20febbraio%202014_0.pdf
fonte:
lunedì 17 febbraio 2014
"Diciamo NO per tornare a lottare" - Il FOGLIO BIANCO condivide il documento
Negli ultimi anni non abbiamo visto nessuna seria reazione da parte della CGIL ai tagli pesantissimi al salario, alle condizioni di lavoro e ai diritti. Sulla rapina delle pensioni nemmeno una giornata di sciopero. Sull’articolo 18, di fronte alle lotte e alle reazioni in tantissime fabbriche, la CGIL ha isolato lavoratori e concordato in sostanza la cancellazione dell’art.18. Sono stati firmati contratti nazionali e aziendali con aumenti salariali irrisori e grossi cedimenti su tutte le condizioni di lavoro.
La direzione della CGIL ha la piena responsabilità della difficile situazione di oggi. Ha condiviso e continua a condividere una politica economica e sociale che coglie ogni occasione per colpire duramente i lavoratori e che subordina sempre nostri interessi a quelli dei padroni e delle classi parassitarie.
E’ una politica che si regge su due menzogne, ripetute tutti i giorni da stampa e televisione:
· che i lavoratori non abbiano la forza di rivendicare una politica economica e sociale rispondente ai loro interessi
· che i cedimenti servono a uscire dalla crisi, e allora si potrà avere qualcosa in cambio.
Sui rapporti sindacali nelle fabbriche, la direzione della CGIL non ha sostenuto la resistenza degli operai di Pomigliano e Mirafiori di fronte al ricatto di Marchionne. Alla fine, mentre la Corte Costituzionale bocciava le pretese della FIAT, la CGIL le riconosceva pienamente con gli accordi sulle rappresentanze.
Sappiamo bene che il Congresso non porterà al rovesciamento di questa politica e alla sostituzione di questo gruppo dirigente. Ma riteniamo necessario e importante che nei posti di lavoro sia presentata e argomentata una posizione e una prospettiva completamente diversa, di difesa intransigente e di ripresa dell’iniziativa sindacale così come già avviene in diverse fabbriche.
· Dobbiamo avere coscienza che non stiamo chiedendo l’elemosina, ma al contrario l’intera vita sociale si regge sul nostro lavoro.
· Con le politiche economiche degli ultimi 15 anni, i lavoratori dipendenti hanno perso più di 120 miliardi della ricchezza annua prodotta, corrispondenti a poco meno di 10.000 euro l’anno per lavoratore, a vantaggio dei padroni e dei parassiti. Ci sono perciò tutte le condizioni per aumenti salariali sostanziali e per servizi pubblici di qualità ben diversa.
· Con gli scioperi e le manifestazioni sull’art.18, con la resistenza a Pomigliano e Mirafiori, i lavoratori hanno dimostrato di avere la dignità e la forza necessaria per difendere i propri diritti. Lo sanno tutti così bene, che qualche giorno fa è stato firmato, ancora una volta anche dalla CGIL, un accordo che sanziona i delegati di fabbrica che indicano scioperi o sostengano le proteste dei lavoratori contro l’applicazione di contratti firmati.
Al di là dell’esito del Congresso, la cosa più importante è che i lavoratori e i delegati che condividono queste critiche e questa prospettiva stabiliscano sul territorio rapporti duraturi, di confronto su tutte le questioni aperte e di iniziativa nei luoghi di lavoro.
Si tratta di affermare una pratica sindacale coerente, trasparente e non clientelare, in cui i lavoratori discutano e decidano realmente su rivendicazioni, piattaforme, accordi, come anche cerchiamo di fare alla Piaggio da diversi anni.
Lavoratori FIOM Piaggio per il documento 2
fonte:
Camusso incostituzionale
http://m.controlacrisi.org/notizia/Lavoro/2014/2/16/39496-rodota-mette-camusso-ko/
Non basta dire facciamo il referendum e chi vince vince. Troppo facile. Landini si deve decidere: o da una parte o dall'altra.
domenica 16 febbraio 2014
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