lunedì 30 novembre 2015

INCOMINCIARE A REAGIRE!



Riceviamo e pubblichiamo:

Cosa sta accadendo in Continental? Quali sono gli obiettivi dell'azienda?
“Diventare competitivi tagliando I costi”, si dice. In realtà si tratta di un preciso “programma”, di una politica aziendale finalizzata all'aumento della produttività e alla riduzione dell'occupazione. Assistiamo già, giorno per giorno da due anni, al tentativo di realizzare la stessa produzione con meno occupati, attraverso l'aumento dei ritmi di lavoro,  la composizione delle squadre, la flessibilità.

Come lavoratori, come possiamo rispondere al programma aziendale e difendere i nostri interessi? Sono due le strade possibili, diverse e opposte:
1)  Accettare il concetto per cui l'azienda “e` competitiva” e rimane a Pisa solo se abbatte i costi, cioè le condizioni di lavoro, I salari e l'occupazione. Quindi assecondare l’azienda nel  peggioramento delle condizioni di lavoro di tutti noi.

Oppure

2) Rifiutare la logica dell'azienda, che è solo la logica dei suoi interessi e dei suoi profitti. Ogni anno le due fabbriche di  Pisa producono più di venti milioni di pezzi, per un  valore totale di circa 200 milioni di euro, pari a più di duecentomila  euro per dipendente. Quanto può risparmiare la Continental sui salari portando la produzione in altri paesi? E quanto le può costare in più in nuovi impianti, formazione e istruzione dei lavoratori, trasporti, trasferte di dirigenti, ecc? L'obiettivo dell'azienda non e` andarsene, è guadagnare di più: ogni euro in meno nel salario di ciascun dipendente sono mille euro in più nei suoi profitti, ogni dipendente in meno, a parità di produzione,  circa 40.000 euro di aumento dei profitti ogni anno. E` solo di questo che si sta parlando.

La prima strada porta ai licenziamenti, più o meno “concordati”. Si intende, senza ridurre la produzione, e perciò aumentando i ritmi di lavoro. Anzi, prima l'azienda chiederà di lavorare di più e rinunciare ai diritti, poi dirà che ci sono gli esuberi.
E` questa la strada che la segreteria provinciale FIOM e parte della RSU ci stanno proponendo. Che cosa significa che metteranno “in piedi ogni proposta al fine di mantenere le condizioni economiche e produttive che consentano il mantenimento e il consolidamento dei livelli occupazionali attuali”? Se le “proposte” devono aumentare la produttività, per fare la produzione basteranno meno lavoratori e arriveranno i licenziamenti. Calarsi nei panni dell’azienda significa fare proposte che non possono essere che a spese dei lavoratori.

Noi invece crediamo che già i passati cedimenti siano stati un grosso errore, che ha permesso all’azienda di fare diversi passi in avanti nella realizzazione del suo progetto. Continuare così significa darle mano libera. Da questo momento in poi dobbiamo iniziare a mettere dei paletti all'avanzare dell'azienda, sulla limitazione delle pause, la negazione del diritto al part time,  l’aumento dei carichi di lavoro, il trasferimento del FR, l’accorpamento S. Piero – Fauglia che comporti licenziamenti.  Anche l'uso degli ammortizzatori sociali ha senso solo se va a vantaggio dei lavoratori, non per scaricare  sull’INPS, cioè sui contributi dei lavoratori, i costi dell'azienda.
E` necessario aprire una VERTENZA non per “abbattere I costi”, ma per DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI.

Tutti noi possiamo essere incisivi e il nostro dovere di lavoratori è provare ad esserlo, mettendo in campo sin da subito iniziative di contrasto. L’atteggiamento non deve essere quello della paura di essere inseriti sulla “lista nera” di chi segue la strada del contrasto e non accetta di subire e condividere il progetto aziendale. Non è mostrandosi compiacenti alla linea aziendale, non e` seguendo quella parte della RSU che la sostiene, che ci si salva.
La logica del “mantenimento del sito produttivo” a spese del posto di lavoro di una parte di noi e dei diritti di tutti è inaccettabile. SOLO RIFIUTANDOLA RIUSCIREMO A RIMANERE TUTTI UNITI E A VINCERE!

S. Cini, G. Romboli, M. Ruffa, G. Garzella,  di “Il Sindacato è un’altra cosa”

25 novembre 2015

venerdì 27 novembre 2015

L'AZIENDA HA DECISO DI CHIEDERE LA FETTINA DI CxxO



Innanzitutto pubblichiamo la lettera inviata a tutti i lavoratori Continental dal Segretario provinciale FIOM:




Nella sua lettera ai dipendenti Continental il Segretario provinciale FIOM dice di essere "costretto a smentire" perché sul volantino a firma Cini, Romboli, Ruffa e Garzella gli si attribuisce la responsabilità di aver riferito di "decisioni già assunte" dall'azienda sul trasferimento di volumi e l'accorpamento delle sedi. In effetti sul volantino troviamo scritto esplicitamente che "ancora oggi la segreteria provinciale e la maggioranza della RSU sostengono che non c'è nessuna decisione di trasferimento dei FR".
Non ritenendo che l'errore provenga dall'incapacità di leggere e capire un semplice volantino, temiamo che l'espressione "decisioni già assunte" usata dal Segretario  sia piuttosto un lapsus freudiano e quindi un'ammissione su decisioni che lui sa che l'azienda intende prendere. La necessità di smentire e la fretta con cui lo fa sono poi un chiaro segno dell'intenzione di voler continuare a sminuire quanto sta accadendo. Per finire la lettera appare molto sulla difensiva e manifesta la necessità di giustificarsi soprattutto nella parte finale in cui tiene a sottolineare che "ciò che stiamo facendo e che continueremo a fare in Continental è assolutamente alla luce del sole" e a tutti i dipendenti "garantiamo che agiremo esclusivamente nel loro interesse"....

Ulteriore conferma di ciò la troviamo nel documento a firma congiunta con la RSU pubblicato il 26 novembre dopo l'incontro con l'azienda. Ancora nessuna informazione sul trasferimento dei volumi produttivi e sull'accorpamento delle due sedi ma nessuna pretesa da parte della delegazione sindacale di sciogliere il nodo. Anzi la cosa è chiaramente sfruttata per "tenere col fiato sospeso" i lavoratori non negando volutamente la eventuale mannaia di licenziamenti futuri.
L'azienda non solo non da le informazioni per cui era stato richiesto l'incontro ma guarda caso "approfitta" per esporre le sue richieste:
"recupero di efficienza produttiva" tramite "regolamentazione delle pause, taglio del secondo giorno di permesso retribuito per donazione di sangue, necessità di tornare a produrre il certificato medico in caso di indisposizione", regole da concordare sulla "questione dei part time"..... e magari una fettina di Cxxo?

E' arrivato il momento di dire basta perché altrimenti le pretese non finiranno qui e concedere oggi un altro arretramento sui diritti non vuol dire assolutamente garantirsi il posto di lavoro domani!

Leggi anche:
http://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2015/11/rls-aggiuntivo-in-cambio-dellaccordo.html
http://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2015/11/fermare-subito-le-decisioni-dellazienda.html

mercoledì 25 novembre 2015

SOLIDARIETA' AI COMPAGNI DELLA FCA DITERMOLI

Siamo completamente con i delegati e i lavoratori che sostengono lo sciopero alla Fiat di Termoli.
Siamo delegati  in Piaggio (5 su 9 fiom) e in Continental (2 su 10 fiom). Non abbiamo alcun dubbio a schierarci con i delegati che hanno dimostrato la loro responsabilità e il loro coraggio dichiarando lo sciopero contro i sabati a straordinario, come non abbiamo dubbi a dire che ai lavoratori non servono certi dirigenti sindacali. Un segretario provinciale della FIOM che sente il bisogno di scrivere una lettera, non per dare il suo contributo allo sciopero, ma per cercare di screditarlo, portando ovviamente acqua a tutti quelli che lavorano per spingere i lavoratori alla passività e alla sconfitta, in primis il padrone, non ha nulla da spartire con i lavoratori e con le loro lotte.

Scioperi come quello di Termoli sono invece per noi una necessità e un riferimento fondamentale. Indirli e sostenerli  significa combattere la prepotenza padronale, ma anche respingere e invertire una politica sindacale di  cedimento, di rinuncia e di incapacità che ha messo i lavoratori in una condizione di difficoltà e di impotenza, significa lavorare per riportare gli operai a contare in fabbrica e in questa società.

Per questo condividiamo le considerazioni dei compagni di Melfi. Per questo bisogna che i delegati di fabbrica si assumano la responsabilità di proporre ai lavoratori un punto di vista e una prospettiva di affermazione intransigente dei propri diritti e dei propri interessi. E bisogna che le forze che combattono questa battaglia in tante fabbriche incomincino a lavorare su obiettivi e prospettive comuni.

25/11/15 

Delegati FIOM Piaggio e Continental: Cappellini Massimo, Malventi Massimiliano, Tecce Adriana, Porticati Rossella, Guezze Giorgio, Cini Silvia, Giada Garzella

Leggi anche:

lunedì 23 novembre 2015

Fermare subito le decisioni dell'azienda



Riceviamo e pubblichiamo:

..Le produzioni future dei FR si faranno a Txxxxxx anziché in Italia; dal punto di vista dei costi non c'è gara e il FR non è il nostro business.."

Questa sarebbe la posizione dell'azienda, secondo quanto riportato alla RSU dal segretario provinciale Fiom, a seguito di una “convocazione urgente” da parte dell'azienda il 19 Novembre scorso e di  un successivo colloquio col direttore di stabilimento. 

E` da Settembre che abbiamo sollevato il problema delle reali intenzioni dell'azienda.

I segnali di una politica aziendale finalizzata al ridimensionamento degli stabilimenti  di Fauglia e San Piero  erano fin troppo evidenti: 

esuberi dichiarati anche a fronte di volumi in crescita, carichi di lavoro aumentati, linee che chiudono, macchine che vengono smontate e trasferite per un imminente accorpamento di sede. 

Che cosa bisognava aspettare per far conoscere ai lavoratori tutta la verità? Che cosa deve succedere perché si apra finalmente una vertenza che faccia capire bene alla direzione aziendale che i lavoratori non accetteranno passivamente le sue decisioni? 

Ma la segreteria FIOM e la maggioranza della RSU hanno continuato per due mesi a minimizzare, a incontrare l'azienda solo come “delegazione trattante”, tagliando fuori il resto della RSU,  “tranquillizzando” i lavoratori con un comunicato confuso e scarso di contenuti e rinviando ogni iniziativa di opposizione al progetto aziendale. Ancora oggi la segreteria provinciale e la maggioranza della RSU sostengono che non c'e` nessuna decisione  di trasferimento dei FR, come se non fosse chiaro a tutti il senso dell'ultima “convocazione urgente”. 

Forse pensano di far tornare indietro le decisioni dell'azienda offrendo qualche altro vantaggio a spese dei lavoratori e dell'INPS, come e` stato in questi anni con gli aumenti della flessibilità e il ricorso alla Solidarietà?

Oppure non hanno la volontà di contrastare le decisioni dell'azienda e ne accettano di fatto le conseguenze? 

Evitare i licenziamenti, i ricatti e il peggioramento ulteriore delle condizioni di lavoro si può fare con  una politica sindacale chiara e coerente, che come lavoratori Continental abbiamo il diritto di esigere, e portata avanti con iniziative di lotta che dobbiamo d'ora in poi prendere nelle nostre mani.  

23 novembre 2015

G.Romboli, S.Cini, M.Ruffa, G.Garzella
Area “Il Sindacato è un’altra cosa”

RLS aggiuntivo in cambio dell'accordo sulle pause?



"La scrivente Organizzazione Sindacale, in riferimento agli accordi intercorsi, comunica di aver provveduto ad eleggere il membro aggiuntivo della RLS per lo stabilimento di Fauglia nella persona di Daniele Rossi già componente della RSU."

Questo è il testo della comunicazione del segretario provinciale FIOM Marco Comparini alla direzione Continental e all'Unione Industriali.

Quello che ci chiediamo è quali siano questi "accordi intercorsi" visto che per quanto ci risulta non esiste nessun accordo scritto di cui si possa prendere visione.

Il nostro augurio è che il nuovo RLS non sia stato barattato con un imminente accordo sulle pause....

Leggi anche:
http://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2015/07/incontro-rsu-azienda-per.html
http://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2015/07/pause-continua-il-processo-di.html

domenica 22 novembre 2015

No alla loro guerra! Organizziamo la diserzione


Sergio Bellavita
I sanguinosi fatti di Parigi apparivano da subito destinati a produrre effetti su larga scala e di lungo periodo sul piano politico e sociale. Non è la prima volta che il terrore semina morte nel cuore della vecchia Europa. Nel marzo del 2004 fu colpita la Spagna con una serie di bombe su binari e su treni regionali che causarono 191 morti. Nel luglio 2005 toccò a Londra con 52 pendolari uccisi nella metropolitana da 4 attentati suicidi. Eppure i tentativi dei governi di sfruttare l’indignazione, la rabbia e l’onda emotiva popolare non si erano mai spinti fino a invocare ed ottenere, per la prima volta nella storia della NATO, l’applicazione dell’articolo 5 del trattato atlantico che prevede l’aiuto e l’assistenza ad un paese attaccato da parte degli altri paesi membri. Stato di eccezione anche per il consiglio di difesa della Ue che con la Mogherini annuncia l’attivazione, per la prima volta, dell’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona, la cosiddetta “Clausola di difesa collettiva”. Clausola che prevede l’obbligo di assistenza degli altri paesi membri ad un paese che subisce un’aggressione armata sul suo territorio. Sul fronte interno il presidente socialista Hollande chiede che si adatti la costituzione allo stato di emergenza permanente in modo che sia possibile affidare prerogative eccezionali alle autorità amministrative in termini dipoteri di polizia riguardanti la circolazione di persone e di veicoli, il soggiorno di persone, la chiusura di luoghi pubblici, le perquisizioni a domicilio di giorno e di notte, il divieto di riunioni di natura tali da comportare disordini, nonché il sequestro di armi. Le ragioni che spingono le classi dominanti a questa drammatica escalation non sono quindi la conseguenza della particolare efferatezza dell’attacco quanto invece soprattutto segno della particolare fase storica che attraversiamo. In primo luogo la crisi sistemica di un capitalismo, soprattutto dentro l’area Euro, che non è più in grado di garantire una vita dignitosa a gran parte della popolazione. Ogni nuova generazione ha la certezza che sarà più precaria di quella che l’ha preceduta. I paesi dell’Europa decrescono in maniera infelice cancellando uno alla volta, in un processo che sembra inarrestabile, ogni elemento di quello che viene definito modello sociale europeo. Salari, pensioni, diritti sociali, tutto è compresso sull’altare della crisi, del debito pubblico, della competizione globale delle merci. In tal modo si genera e si alimenta un odio generalizzato e inconsapevole pronto a riversarsi sul diverso, sul migrante, sul sovversivo, su tutto ciò che appare portatore di bisogni, posti in competizione diretta per lo stesso piccolo e angusto spazio. La guerra militare è, da questo punto di vista, l’altro volto della guerra civile per la sopravvivenza a cui il capitalismo ha costretto un’umanità che ha smarrito la capacità di riconoscere il vero nemico nelle politiche di predominio dei pochi sui molti. Si è creato così il necessario consenso sociale alla guerra sul fronte interno ed esterno. Per lo discreditato ceto politico europeo che presiede alle politiche d’austerità, il terrore è anche il pretesto con il quale imporre la militarizzazione della società, la riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione, la corporativizzazione totale delle relazioni tra capitale e lavoro in nome del presunto bene supremo della patria e dell’impresa. Ed è anche la possibilità di recuperare consenso elettorale e sociale dalle grinfie dell’estrema destra. Lo avevamo detto sin dal 2008 che la guerra su larga scala, in assenza di un nuovo profondo rivolgimento sociale, rischiava di divenire una possibile via d’uscita per il capitale. Fatto non nuovo, come ci insegna peraltro quanto successo con la grande crisi del 1929. Se tutto ciò può tuttavia accadere è anche perché la sinistra politica e sociale è lontanissima dal poter giocare un ruolo sulla scena politica ed anzi rischia di arruolarsi anch’essa in parte nella nuova guerra civile globale e locale. Lo testimoniano l’imbarazzante silenzio e la complicità delle principali centrali sindacali e il clima di grande coalizione che attraversa l’Unione Europea e non solo. Da tre giorni si è scatenata l’aviazione di Hollande con i bombardamenti sulla città di Raqqa, “autorizzati” ad una rappresaglia che ben pochi danni farà a Daesh, evidentemente attrezzata a subire la prevedibile reazione militare francese, e molti ne farà alla incolpevole popolazione di una città che i media mainstream hanno rimosso colpevolmente. Russia e Usa hanno ricomposto le loro apparentemente insanabili divergenze spartendosi per il momento sfere di influenze e interessi sostanziali , la guerra è pur sempre guerra per il predominio territoriale, per l’accaparramento delle risorse… Si prepara quindi una nuova pesantissima estensione di un conflitto con conseguenze imprevedibili. Il livello di ipocrisia che la propaganda di guerra ha messo in campo per arruolare tutti noi nello sforzo bellico è impressionante. Un’ipocrisia che diventa intollerabile quando soppesa i morti e li divide tra quelli di valore e quelli che non fanno né notizia né indignazione. Quanti palestinesi, siriani,afghani, nigeriani è necessario uccidere o semplicemente vedere morire affogati nel mediterraneo per suscitare la stessa commozione che suscita l’uccisione di un bianco occidentale? La verità è che i responsabili della barbarie che pretendono di imporci sono gli stessi che hanno disegnato confini di altri paesi con la forza dei loro eserciti, che hanno torturato i partigiani algerini che lottavano contro l’oppressione francese, sono gli stessi che hanno cercato di esportare la “democrazia” delle multinazionali in Iraq e Afghanistan, che hanno bombardato e smembrato la Jugoslavia. Daesh oggi, come Al Qaeda ieri, sono i figli delle loro folli avventure militari, della loro violenza. La verità è che la guerra è direttamente contro gli interessi delle classi popolari, contro cioè chi pagherà per intero il prezzo dello stato d’emergenza permanente e dello sforzo bellico. La guerra è la loro quindi, ma i morti sono solo nostri. Per queste ragioni non abbiamo alcuna intenzione di unirci al coro di coloro che invocano leggi speciali e che pretendono di mettere a ferro e fuoco intere regioni del pianeta. La folle violenza del terrore si combatte ripristinando la libertà e la sovranità dei popoli, anche quando è di un colore che non ci piace. E si combatte mettendo al centro delle politiche la giustizia, l’eguaglianza e la fraternità come fondamenti di una convivenza civile. Noi non ci arruoliamo e lavoreremo da subito a organizzare la diserzione di massa alla loro guerra.

sabato 21 novembre 2015

La lezione di un Referendum inaccettabile




La mancanza di informazione e di discussione sulla Piattaforma FIOM, la fretta di chiudere il Referendum  e il suo fallimento in termini di partecipazione al voto, alla Piaggio come in tante altre fabbriche, sollevano interrogativi pesanti  sulle iniziative e sul ruolo che i dirigenti della FIOM stanno assumendo. 
In una fase di attacco padronale, frontale e continuativo da diversi anni, a livello nazionale e di fabbrica, se si intendesse davvero dar vita a una iniziativa di difesa e di reale contrasto, la prima cosa da fare sarebbe coinvolgere e attivare il maggior numero possibile di lavoratori nella discussione e nella costruzione delle Piattaforme rivendicative e delle azioni di lotta. 


La Direzione FIOM ha deciso l'esatto contrario: chiudere in fretta il confronto con i lavoratori sulla Piattaforma, far conoscere il meno possibile i suoi contenuti, tanto meno discuterli, fino al punto di dare inizio alla trattativa sul Contratto Nazionale senza nemmeno aspettare la conclusione dei Referendum. 
Non è un caso, perché  i contenuti della Piattaforma FIOM non  sono altro che la rinuncia a quelle  battaglie che i lavoratori hanno fatto in questi anni e  l'accettazione di praticamente tutte le pretese della Confindustria, dalla limitazione al diritto di  sciopero alle deroghe ai CCNL, dall'aumento della produttività al lavoro festivo, dagli aumenti salariali minimi all'eliminazione della perequazione tra grandi e piccole fabbriche. 


Per questo abbiamo rifiutato di partecipare all'organizzazione del Referendum e abbiamo espresso la nostra totale contrarietà ai contenuti della Piattaforma. 


La nostra valutazione è  che il reale obiettivo della dirigenza FIOM era e rimane solo quello di essere riammessi alle trattative per il Contratto, sugli stessi contenuti dei Contratti separati di FIM e UILM che la FIOM ha giustamente respinto fino a ieri. 


In questo quadro, l'astensione dal Referendum dei 3/4 dei lavoratori Piaggio è chiaramente comprensibile. Per la maggior parte, è stata il risultato sia della difficoltà a esprimersi in mancanza di informazioni adeguate, sia della percezione della irrilevanza del proprio voto. Ma per tanti lavoratori l'astensione e` stata il modo di esprimere il rifiuto consapevole di un metodo che non ammette altro che un SI o un NO. 
Insieme al NO di 224 lavoratori, più di un terzo dei votanti, che sono andati a esprimere il loro rifiuto esplicito di questa Piattaforma, questi comportamenti e questa coscienza, che vengono dalle battaglie di questi anni,  indicano la determinazione a continuare a combattere, in Piaggio come in tante altre fabbriche, per respingere gli attacchi ai diritti e affermare i principi e gli interessi della classe lavoratrice. 

                            Delegati FIOM Piaggio aderenti a "il sindacato e` un'altra cosa"

giovedì 19 novembre 2015

Riunione urgente su "allocazione nuovi volumi FR"..

Siamo venuti a conoscenza di un incontro "urgente" avuto luogo alle ore 11.00 a Fauglia "per ricevere l'informativa richiesta da parte dell'Azienda sulle voci che negli ultimi giorni sono circolate rispetto all'allocazione dei nuovi volumi fuel rail":

1) Non si capisce bene cosa voglia dire "allocazione dei nuovi volumi dei fuel rail" con cui un membro della RSU liquida la questione e "avverte" gli altri dell'incontro. Si riferisce forse alla questione sollevata tempo fa da  Garzella e Cini richiedendo spiegazioni all'azienda?

2) Ancora una volta all'incontro non è stata permessa la partecipazione di tutta la RSU ed in particolare sono state escluse le uniche due rappresentanti portatrici di una posizione alternativa.

3) I delegati che si sono assunti la responsabilità di recarsi all'incontro riportino tempestivamente a tutti!

Leggi anche:
http://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2015/09/in-evidenza-su-argomento-fr.html

http://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2015/09/questione-fr-e-inadeguatezza-della.html

Prime macchine rimosse dalla sede di S. Piero

Riceviamo e pubblichiamo:

Da: Giada Garzella
Date: 18 novembre 2015 14:18
Oggetto: Spostamento EDM
A: RSU

Cc: MComparini
Cari colleghi,
giusto ieri mattina ho notato che un modulo EDM dell'XL2 era stato rimosso.
Stamani il responsabile di reparto mi ha confermato che l'intero EDM a breve verrà spostato a Fauglia nel reparto XL3.
Ne eravate a conoscenza anche voi?
Conoscete i dettagli della nuova allocazione e della nuova organizzazione del personale addetto a quelle macchine?
Saluti.
Giada Garzella RSU

mercoledì 18 novembre 2015

Landini (Fiom), trattativa per rinnovo parte in salita

16 novembre 2015 ore 12.16
“I primi ragionamenti fatti da Federmeccanica sul rinnovo del contratto fanno partire in salita la trattativa”. A dirlo è il segretario generale della Fiom Cgil Maurizio Landini, secondo quanto riportano le agenzie di stampa, parlando a margine dell'attivo della Fiom Lombardia a Milano: “C’è una novità, il tavolo è unitario. Siamo tutti presenti, e noi il 4 dicembre ci presentiamo con la volontà di cercare un accordo”. Landini ricorda che la Fiom ha avanzato anche “proposte innovative, come la contrattazione annua del salario, il diritto alla formazione, la riforma dell' inquadramento”.
La Fiom Cgil, inoltre, chiede che venga applicato l'accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza. “Applicarlo significa impedire gli accordi separati” spiega Landini: “Le prime dichiarazioni fatte anche da Federmeccanica non rendono facile questa soluzione. Anche perché c’è un punto di fondo importante per noi: i due livelli di contratti, cioè il contratto nazionale e la contrattazione aziendale, devono rimanere e non possono essere uno sostitutivo dell'altro”. Secondo il segretario della Fiom “le assemblee fatte o che si stanno facendo in questi giorni, il voto nelle fabbriche sulla nostra piattaforma, rafforzano sia la nostra rappresentanza sia la nostra volontà di ricercare un'intesa”.