Si inasprisce la lotta dei lavoratori che reclamano il pagamento degli stipendi arretrati e un piano di rilancio per la società della Regione in liquidazione. A guidare la protesta le donne. Occupato anche il Pozzo T che rifornisce d'acqua la città.
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http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/28/sulcis-dipendenti-dellex-igea-occupano-galleria-pozzo-miniera-iglesias/1238269/
venerdì 28 novembre 2014
'La Cgil non fa sul serio e la contraddizione prima o poi esploderà'. Parla Fabrizio Tomaselli, esecutivo Usb - ControLaCrisi.org
giovedì 27 novembre 2014
Sciopero generale cittadino: la passerella elettorale di Rossi. Come previsto
Il governatore viene invitato sul palco e per 25 minuti, come previsto, fa promesse elettorali e si prende la scena. Attacchi a Landini e Nogarin (che era al Ministero dello Sviluppo Economico per la questione Trw).
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http://www.senzasoste.it/livorno/sciopero-generale-cittadino-la-passerella-elettorale-di-rossi-come-previsto
"Il punto più basso mai raggiunto dalla classe sindacale di questa città". È con questa battuta sentita in piazza del Luogo Pio che apriamo il nostro commento allo sciopero cittadino di questa mattina indetto da Cgil, Cisl e Uil. Uno sciopero concluso con una arringa elettorale di un presidente in scadenza e in procinto di ricandidarsi. Cosa mai vista.
I numeri del corteo, purtroppo, sono stati minori del previsto, circa quelli della manifestazione di due sabati fa e con tante persone che hanno doppiato i cortei. Lo sciopero e il corteo dei 30.000 di Terni con tutta la città che si stringe intorno ai lavoratori in crisi, non c'è stato. Probabilmente perché non è nemmeno stato pensato che servisse o si potesse fare.
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Jobs Act: sciopero degli operai della Piaggio
Il corteo è arrivato sui binari della ferrovia provocando rallentamenti al traffico
Pontedera, 26 novembre 2014 - Giocando sulle parole e rovesciando il renziano Jobs Act, lo striscione che apriva il corteo riportava la scritta 'operai in Act-ion'. Mentre gli slogan erano contro contro il governo 'del padrone e dei padrone', ovviamente contro Renzi e la sua legge di riforma sul lavoro, mentre su su risuonava anche la classica 'bandiera rossa, avanti popolo alla riscossa'. Erano circa 400 gli operai della Piaggio che poco dopo le 15 sono usciti dalla fabbrica.......
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http://www.lanazione.it/pontedera/piaggio-corteo-1.437776
Pontedera, 26 novembre 2014 - Giocando sulle parole e rovesciando il renziano Jobs Act, lo striscione che apriva il corteo riportava la scritta 'operai in Act-ion'. Mentre gli slogan erano contro contro il governo 'del padrone e dei padrone', ovviamente contro Renzi e la sua legge di riforma sul lavoro, mentre su su risuonava anche la classica 'bandiera rossa, avanti popolo alla riscossa'. Erano circa 400 gli operai della Piaggio che poco dopo le 15 sono usciti dalla fabbrica.......
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mercoledì 26 novembre 2014
La resistenza contro i due Matteo
di Giorgio Cremaschi
A me non stupisce che Matteo Renzi esalti il successo del PD alle regionali ignorando , anzi persino valutando con un certo compiacimento, il fatto che in Emilia Romagna abbia votato un elettore su tre. Quando solo poco tempo fa votavano in nove su dieci. Nella concezione autoritaria della governabilità e nel decisionismo di cui il segretario presidente è solo l’ultimo esponente, la partecipazione popolare è solo un incomodo o un fastidio. Se votano solo tre persone e si ha la sicurezza di ottenere il consenso di due di esse va bene, in meno si decide è meglio è. Gli altri dovranno solo ubbidire.
Mussolini sosteneva che lui del fascismo non aveva inventato nulla, lo aveva semplicemente tirato fuori dagli italiani e organizzato. Per Renzi vale lo stesso. Sono anni che i programmi di governo sono vincolati ai diktat dei mercati, della UE, della finanza e anche a quelli del governo di un altro paese, la Germania. Sono anni che i cittadini di questo paese vengono educati alla impotenza e alla inutilità di una democrazia ove le decisioni di fondo son già prese altrove. E quando è lo stesso Presidente della Repubblica che si fa alfiere di questa sottomissione culturale e psicologica, oltre che politica, è evidente che tutto il sistema costituzionale ne risente.
La democrazia a sovranità limitata si è congiunta con due spinte che da decenni agiscono nella società italiana. La prima è la banalizzazione e la spoliticizzazione del confronto politico, di cui è stata espressione la seconda repubblica berlusconiana. La seconda è lo spirito di vandea contro il lavoro e i suoi diritti che da più di trenta anni si scatena ad ogni difficoltà economica. Il governo Craxi negli anni 80 aveva già anticipato il linguaggio ed i comportamenti di Matteo Renzi, ma perché il decisionismo liberista diventasse regime occorrevano tutte e tre le condizioni di fondo e non solo una. Una democrazia ridotta a subire gli ordini esterni sui temi stessi per i quali è nata: il bilancio dello stato. La distruzione della partecipazione e la riduzione del confronto politico a talk show. La guerra tra i poveri come unico sbocco della impotenza popolare verso le decisioni di fondo. È dalla miscela tra questi tre processi degenerativi della nostra società che nasce il successo di Matteo Renzi , e anche quello del suo omonimo Salvini.
I due Matteo si dividono gran parte del consenso dei pochi elettori residui, perché meglio rappresentano l’auto distruzione della nostra democrazia. Essi sono molto simili nel modo di pensare e di proporsi e forse persino intercambiabili. E questo non solo per il giovanilismo di palazzo , la carriera burocratica oscura trasformata in leadership grazie ai mass media mentre crollava il consenso delle vecchie direzioni, la formazione giovanile nei quiz delle Tv di Berlusconi. Il punto vero che hanno in comune è il trasversalismo reazionario. Renzi è partito volendo battere i pugni in Europa e contro i poteri forti e ora picchia solo contro sindacati, scioperi e diritti del lavoro. Che vengono indicati come i veri ostacoli, o in altre versioni come gli alibi, che fanno sì che le imprese non investano. Per Renzi la ruota della fortuna ha girato a lungo e alla fine si è fermata sul lavoro ancora sindacalizzato e tutelato da qualche diritto residuo. Quello è il nemico dei giovani, dei disoccupati, del merito, della crescita e naturalmente di quelle imprese che finanziano Renzi a 1000 euro a coperto. Anche Matteo Salvini lancia proclami contro banche, euro, finanza etc. Ma i mass media li buca indirizzando il rebus contro migranti e Rom e alleandosi con forze esplicitamente fasciste e razziste. Renzi e Salvini indicano all’italiano medio l’unico avversario a reale portata di mano , il vicino di casa metalmeccanico, o impiegato pubblico, o migrante. Loro vengono indicati come la causa dei guai e con loro sindacati e centri sociali. Renzi e Salvini alimentano le rispettive guerre dei poveri in competizione l’uno con l’altro, e così si presentano sempre di più come un’alternanza nell’ambito della stessa devastazione democratica. Che la gente non vada più a votare, a parte i loro sostenitori, ai due leader va benissimo. Entrambi sono figli della ideologia liberista e la privatizzazione della democrazia è la madre di tutte le altre.
Non c’è soluzione facile a tutto questo. Crisi economica e degrado democratico si alimentano reciprocamente e per uscire da entrambi bisogna ricostruire il conflitto con avversari che non sono il vicino di casa. Per questo gli scioperi, i movimenti sociali, le lotte vere fanno così paura ad entrambi i Matteo. Perché se questi dovessero crescere e consolidarsi, loro perderebbero centralità e leadership. Il voto regionale colloca la maggioranza della popolazione italiana in una posizione extraparlamentare. Oggi è un successo per Renzi e Salvini, domani potrebbe essere la loro condanna. Ma perché ciò avvenga tutto ciò che si oppone al regime dei due Matteo deve trovare la stessa determinazione, la stessa dimensione culturale e volontà di vero cambiamento, della Resistenza e della liberazione dal fascismo.
http://sindacatounaltracosa.org/2014/11/25/la-resistenza-contro-i-due-matteo/#more-1180
A me non stupisce che Matteo Renzi esalti il successo del PD alle regionali ignorando , anzi persino valutando con un certo compiacimento, il fatto che in Emilia Romagna abbia votato un elettore su tre. Quando solo poco tempo fa votavano in nove su dieci. Nella concezione autoritaria della governabilità e nel decisionismo di cui il segretario presidente è solo l’ultimo esponente, la partecipazione popolare è solo un incomodo o un fastidio. Se votano solo tre persone e si ha la sicurezza di ottenere il consenso di due di esse va bene, in meno si decide è meglio è. Gli altri dovranno solo ubbidire.
Mussolini sosteneva che lui del fascismo non aveva inventato nulla, lo aveva semplicemente tirato fuori dagli italiani e organizzato. Per Renzi vale lo stesso. Sono anni che i programmi di governo sono vincolati ai diktat dei mercati, della UE, della finanza e anche a quelli del governo di un altro paese, la Germania. Sono anni che i cittadini di questo paese vengono educati alla impotenza e alla inutilità di una democrazia ove le decisioni di fondo son già prese altrove. E quando è lo stesso Presidente della Repubblica che si fa alfiere di questa sottomissione culturale e psicologica, oltre che politica, è evidente che tutto il sistema costituzionale ne risente.
La democrazia a sovranità limitata si è congiunta con due spinte che da decenni agiscono nella società italiana. La prima è la banalizzazione e la spoliticizzazione del confronto politico, di cui è stata espressione la seconda repubblica berlusconiana. La seconda è lo spirito di vandea contro il lavoro e i suoi diritti che da più di trenta anni si scatena ad ogni difficoltà economica. Il governo Craxi negli anni 80 aveva già anticipato il linguaggio ed i comportamenti di Matteo Renzi, ma perché il decisionismo liberista diventasse regime occorrevano tutte e tre le condizioni di fondo e non solo una. Una democrazia ridotta a subire gli ordini esterni sui temi stessi per i quali è nata: il bilancio dello stato. La distruzione della partecipazione e la riduzione del confronto politico a talk show. La guerra tra i poveri come unico sbocco della impotenza popolare verso le decisioni di fondo. È dalla miscela tra questi tre processi degenerativi della nostra società che nasce il successo di Matteo Renzi , e anche quello del suo omonimo Salvini.
I due Matteo si dividono gran parte del consenso dei pochi elettori residui, perché meglio rappresentano l’auto distruzione della nostra democrazia. Essi sono molto simili nel modo di pensare e di proporsi e forse persino intercambiabili. E questo non solo per il giovanilismo di palazzo , la carriera burocratica oscura trasformata in leadership grazie ai mass media mentre crollava il consenso delle vecchie direzioni, la formazione giovanile nei quiz delle Tv di Berlusconi. Il punto vero che hanno in comune è il trasversalismo reazionario. Renzi è partito volendo battere i pugni in Europa e contro i poteri forti e ora picchia solo contro sindacati, scioperi e diritti del lavoro. Che vengono indicati come i veri ostacoli, o in altre versioni come gli alibi, che fanno sì che le imprese non investano. Per Renzi la ruota della fortuna ha girato a lungo e alla fine si è fermata sul lavoro ancora sindacalizzato e tutelato da qualche diritto residuo. Quello è il nemico dei giovani, dei disoccupati, del merito, della crescita e naturalmente di quelle imprese che finanziano Renzi a 1000 euro a coperto. Anche Matteo Salvini lancia proclami contro banche, euro, finanza etc. Ma i mass media li buca indirizzando il rebus contro migranti e Rom e alleandosi con forze esplicitamente fasciste e razziste. Renzi e Salvini indicano all’italiano medio l’unico avversario a reale portata di mano , il vicino di casa metalmeccanico, o impiegato pubblico, o migrante. Loro vengono indicati come la causa dei guai e con loro sindacati e centri sociali. Renzi e Salvini alimentano le rispettive guerre dei poveri in competizione l’uno con l’altro, e così si presentano sempre di più come un’alternanza nell’ambito della stessa devastazione democratica. Che la gente non vada più a votare, a parte i loro sostenitori, ai due leader va benissimo. Entrambi sono figli della ideologia liberista e la privatizzazione della democrazia è la madre di tutte le altre.
Non c’è soluzione facile a tutto questo. Crisi economica e degrado democratico si alimentano reciprocamente e per uscire da entrambi bisogna ricostruire il conflitto con avversari che non sono il vicino di casa. Per questo gli scioperi, i movimenti sociali, le lotte vere fanno così paura ad entrambi i Matteo. Perché se questi dovessero crescere e consolidarsi, loro perderebbero centralità e leadership. Il voto regionale colloca la maggioranza della popolazione italiana in una posizione extraparlamentare. Oggi è un successo per Renzi e Salvini, domani potrebbe essere la loro condanna. Ma perché ciò avvenga tutto ciò che si oppone al regime dei due Matteo deve trovare la stessa determinazione, la stessa dimensione culturale e volontà di vero cambiamento, della Resistenza e della liberazione dal fascismo.
http://sindacatounaltracosa.org/2014/11/25/la-resistenza-contro-i-due-matteo/#more-1180
martedì 25 novembre 2014
Sulla manifestazione di oggi a Livorno
Riceviamo e pubblichiamo:
In merito allo sciopero cittadino del 25 Novembre a Livorno sosteniamo l'iniziativa ed invitiamo i lavoratori ad aderire allo sciopero ed alla manifestazione ma non possiamo non esprimere perplessità in merito all'organizzazione, agli obiettivi e in particolare:
- per il fatto che interverrà al comizio il governatore Enrico Rossi, esponente del partito che sta portando avanti lo smantellamento dei diritti dei lavoratori;
- per il fatto che associazioni di categoria come la Confindustria, Lega Coop e Spedimar abbiano deciso di appoggiare le rivendicazioni dello sciopero.
In merito allo sciopero cittadino del 25 Novembre a Livorno sosteniamo l'iniziativa ed invitiamo i lavoratori ad aderire allo sciopero ed alla manifestazione ma non possiamo non esprimere perplessità in merito all'organizzazione, agli obiettivi e in particolare:
- per il fatto che interverrà al comizio il governatore Enrico Rossi, esponente del partito che sta portando avanti lo smantellamento dei diritti dei lavoratori;
- per il fatto che associazioni di categoria come la Confindustria, Lega Coop e Spedimar abbiano deciso di appoggiare le rivendicazioni dello sciopero.
Per questi motivi condividiamo i contenuti del comunicato "Rossi di vergogna, Rossi di Rabbia" a firma "Il Sindacato è un altra cosa- opposizione in CGIL- Livorno"
25 novembre 2014
Giada Garzella RSU
Silvia Cini RSU
lunedì 24 novembre 2014
Continental partecipa alla manifestazione di domani a Livorno
La RSU Continental ha proclamato per domani 3 ore di sciopero, per i turni presenti in azienda di mattina, per partecipare alla manifestazione organizzata a Livorno da CGIL, CISL e UIL.
http://www.livornocgil.it/gen/vertenza-livorno-cgil-cisl-e-uil-lanciano-una-proposta-e-lo-sciopero-generale
http://www.livornocgil.it/gen/vertenza-livorno-cgil-cisl-e-uil-lanciano-una-proposta-e-lo-sciopero-generale
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