giovedì 30 novembre 2017

Ryanair, lettera all’assistente di volo: «Vendi più profumi e gratta e vinci o non farai più i riposi previsti»

Prima l’analisi. «Non hai mai venduto cosmetici. Nel 98% dei voli non hai piazzato profumi o regali. Nell’86% hai fatto guadagnare meno di 50 euro». Poi la valutazione. «Si tratta di prestazioni inaccettabili ed è chiaro che non stai facendo il tuo lavoro a bordo». Quindi la «punizione». «Dal 1° dicembre 2017 i tuoi turni non saranno più organizzati su 5 giorni di lavoro e 3 di riposo, ma sarai a disposizione della compagnia a coprire i buchi nella tua base di riferimento». Infine la prospettiva. «Se non ci saranno miglioramenti prenderemo ulteriori provvedimenti». Perché l’obiettivo è soltanto uno: vendere il più possibile. Dai profumi ai gratta e vinci fino ai cosmetici. (....)

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mercoledì 29 novembre 2017

Ikea Milano, madre separata con figli piccoli licenziata perché non rispetta i turni. Colleghi in sciopero per solidarietà

Succede a Corsico. La donna ha due bambini di 10 e 5 anni. Il più piccolo disabile: "Per me arrivare alle 7 è impossibile". I sindacati: "Daremo battaglia. Alla faccia del welfare svedese". In serata l'azienda commenta: "Vogliamo approfondire meglio la vicenda" (...)

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http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/11/28/news/ikea_corsico_lavoratori_sciopero_solidarieta_collega_licenziata-182396365/amp/

Metasalute: anche la FIOM ora propaganda la sanità integrativa...

Nell'ottobre del 2012 la FIOM pubblicava il volantino che trovate sotto in cui esprimeva assoluta contrarietà alla polizza di sanità integrativa che Fim e Uilm avevano inserito sul contratto nazionale. Quel contratto nazionale non è stato firmato dalla FIOM per i peggioramenti normativi e salariali rispetto al precedente contratto del 2008.
A distanza di 4 anni, nel dicembre 2016, la FIOM con la firma sul nuovo contratto nazionale, recepisce in pieno tutto quanto previsto dal ccnl del 2012, compresa Metasalute, e accetta ulteriori peggioramenti sia normativi che salariali. E persino fa le assemblee per dire ai lavoratori che Metasalute ora è la soluzione allo smantellamento della sanità pubblica..... 


DICONO DI VOLER TUTELARE LA SALUTE
poi non vogliono pagare i primi tre giorni di malattia,
propongono la sanità integrativa e non ne spiegano i rischi
In queste settimane, mentre Fim e Uilm si presentano in alcune aziende per propagandare Metasalute, molte aziende si fanno carico di distribuire a tutti i lavoratori, con la busta paga di ottobre, il foglio informativo e i moduli di iscrizione: si tratta di un Fondo sanitario integrativo su base nazionale a cui Fim, Uilm e Federmeccanica chiamano a concorrere sia le imprese aderenti che i singoli lavoratori.
I propagandisti delle altre Organizzazioni sindacali, muniti di materiale illustrativo patinato, presentano Metasalute come una opportunità e nascondono le conseguenze e i pericoli che comporta aderire a un Fondo nazionale di categoria in assenza di una discussione trasparente e con quelle caratteristiche.
Fim e Uilm non spiegano ai lavoratori che:
· un fondo sanitario di dimensione nazionale rende difficile, se non impossibile, forme di controllo dirette dei lavoratori sulle finalità e sulle prestazioni; sarebbe invece necessario sostenere i fondi sanitari territoriali e aziendali già attivi o che si potrebbero istituire;
· le imprese hanno la possibilità di aderire anche in presenza di accordi per la sanità integrativa già sottoscritti a livello aziendale, con la conseguenza che le imprese chiederanno a sindacato e lavoratori di rinunciare ai loro fondi aziendali, più trasparenti nella gestione della risorse e più soddisfacenti per la qualità delle prestazioni sanitarie integrative garantite, con il rischio concreto della loro cancellazione;
· oggi non sono chiari né l'equilibrio fra contribuzione e prestazioni né, in caso di squilibrio, se i maggiori costi si scaricheranno sui lavoratori che aderiscono;
· Metasalute è un costo contrattuale che pagano i lavoratori perché Federmeccanica e le aziende hanno già decurtato dagli irrisori aumenti contrattuali del 2009 il costo dell'avvio del fondo e decurteranno i prossimi costi dagli aumenti contrattuali futuri.
Fim e Uilm, incentivando la tendenza in atto a smantellare il sistema sanitario pubblico a favore della sanità privata, si propongono di sostituire le prestazioni sanitarie pubbliche con una prestazione privata tutta da verificare e nello stesso tempo sono disponibili a mettere in discussione un diritto contrattuale certo e in vigore come il pagamento dei primi tre giorni di malattia, oltre ad aumentare gli orari di lavoro e a non erogare a tutti i lavoratori i minimi salariali definiti dal Ccnl.
Tutto questo avviene mentre assistiamo a un utilizzo e a uno spostamento di risorse pubbliche a favore di strutture sanitarie private e a un sistema di controllo pubblico che ha mostrato inefficienza e complicità diffuse.
La Fiom non accetterà l’applicazione di un Contratto svuotato di ogni valore; invita le lavoratrici e i lavoratori a non aderire a Metasalute e a esigere, anche sul tema, chiarezza, trasparenza e confronto in assemblee unitarie sui luoghi di lavoro.
La Fiom ritiene necessario aprire vertenze per raggiungere intese aziendali e/o territoriali, sviluppando e generalizzando esperienze e accordi esistenti, dove risultino evidenti:
- la difesa del sistema sanitario pubblico e la richiesta di prestazioni sanitarie integrative,
- la definizione e l'integrazione delle prestazioni integrative con i sistemi sanitari regionali che sono tra loro diversi,
- le forme di partecipazione e di controllo da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.     
                                                                                                                                                      
Roma, 31 ottobre 2012 www.fiom.cgil.it


martedì 28 novembre 2017

“Lavoro ad Amazon, vi dico tutto”

Estratto dell’intervista a Tommaso, operaio della Amazon di Castel San Giovanni vicino a Piacenza. Intervista  pubblicata da Adnkronos il 24/11/2017 e riproposta da "Operai Contro".
“Lavoro ad Amazon, vi dico tutto”
“Per lavorare da Amazon? Bisogna avere un ‘fisico bestiale'”. Tommaso, 35 anni, nome e età di fantasia per garantirne l’anonimato. Nello stabilimento l’età media dei dipendenti è tra i 25 e i 30 anni. Il lavoro, spiega, è organizzato su tre turni di 24 ore su 24 per 7 giorni su 7 “con uno stacco di mezz’ora per non creare ingorghi di posteggio: sono geniali in questo, non c’è che dire”. A rendere particolarmente pesante le ore allo stabilimento il cosiddetto ‘passo Amazon’ ossia che “devi fare almeno 120 pezzi in un’ora” nel reparto, dove la merce viene confezionata e spedita. “Nei pacchi multipli, invece, devi raggiungere un altro target”, ma in generale diciamo che il calcolo è semplice: due pacchi al minuto. “Siamo tutti monitorati. Chi fa i pacchi è monitorato perché loggato a un computer, mentre chi va a prenderli usa uno scanner su cui si registra con il suo nome. E, quindi, se ti scolleghi per andare in bagno per 5 minuti, poi, è tutto tempo che devi recuperare. Non esagero, ma mi sento come se avessi un braccialetto elettronico”.
Nell’hub emiliano lavorano poco meno di 4mila persone, la metà con contratto a tempo indeterminato, “tutto in regola, stipendio sui 1450 lordi, nulla da dire su questo”, e altrettanti con contratti di somministrazione con un’agenzia interinale. “I cosiddetti ‘green badge’, sono loro i più sfruttati. Qualcuno si è lamentato – fa notare Tommaso con amara ironia -, ma il caso ha voluto che a fine contratto non sia stato richiamato”. “Conosco persone che prendono antidolorifici, fanno anche punture, per i dolori alle braccia, alla schiena e alle gambe – spiega il dipendente -. Ma è normale perché chi fa i pacchi e confeziona la merce prelevata, sollecita di più quelle zone del corpo”. “Fanno fatica a trovare personale qui in zona, chi ci è già finito, non ci torna anche se ricontattato – racconta -, tanto che ci sono pullman di gente che arriva da Varese e Alessandria, navette che passano e li portano allo stabilimento”.
Dopo un po’, spiega Tommaso, sembrano incentivare l’uscita. “La durata media di un dipendente da noi è di 3 anni, dopo rendi meno e, quindi, ti aiutano ad andare via. Chi va a prelevare la merce dagli scaffali deve fare 20 chilometri al giorno in giro per le Tower di 4 piani, sembrano un bunker con soffitti di oltre 2 metri, gli altri devono avere una bella schiena muscolosa per tenere il ritmo”.

mercoledì 22 novembre 2017

Sulle pensioni la solita vergognosa sceneggiata di Cgil Cisl Uil - Articolo di Contropiano

Certo, non si può non riconoscere a CISL e UIL un’incrollabile coerenza quando arrivano addirittura a rivendicare l’ “allargamento dell’Ape social”, cioè, l’estensione ad una maggiore platea di fortunatissimi lavoratori, dei fantastici benefici della più grande truffa messa in atto contro i lavoratori negli ultimi 150 anni.
E’ il loro modo di dire hic et nunc da che parte stanno: da sempre con il governo di turno, senza se e senza ma. E la #CGIL ? Tentenna, ma giusto per distinguersi quel tanto che basta per cercare di non perdere anche quel 30% di iscritti che ancora non è andato in pensione. Ormai siamo così abituati a vederla recitare quello stanco e ripetitivo copione che quasi non ci facciamo più caso, se non fosse che il tema delle pensioni è tema altamente sensibile perché in ballo ci sono i diritti calpestati di milioni si persone che hanno lavorato una vita. Tant’è, e tuttavia la CGIL proprio non ci riesce a non recitare una parte a cui, ormai, non crede quasi più nessuno ed è così che, riguardo le proposte ridicole del governo sulle pensioni, stavolta, s’inventa un vago ed indecifrabile “giudizio di insufficienza su donne e giovani”. (.....)
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PENSIONI : LA FORNERO NON SI TOCCA LA FIOM “CHIAMA” LO SCIOPERO

Leggi l'articolo e ascolta l'intervista ad Eliana Como, Sindacatoaltracosa - area di opposizione in Cgil, su:



PENSIONI : LA FORNERO NON SI TOCCA LA FIOM “CHIAMA” LO SCIOPERO

Contromanovra: il 2 dicembre mobilitazione nazionale - dal sito FIOM nazionale

IL GOVERNO VUOLE
- imporre una pessima manovra per il lavoro e i suoi diritti.
- una previdenza che continua sulla strada della riforma Fornero, concede solo qualche deroga ma insiste sull’aumento automatico dell’età pensionabile e non apre sulle pensioni di garanzia per i giovani e i discontinui, discontinui, non dà risposte ai lavoratori precoci.
- confermare che per le aziende è più conveniente licenziare che ricorrere alla cassa integrazione.
- non affrontare il problema dell'occupazione giovanile limitandosi a decontribuzioni e incentivi che producono al massimo occupazione sostitutiva.

NOI CHIEDIAMO
- il rilancio delle politiche industriali;
- la modifica radicale della legge Fornero a partire dal blocco dell'età pensionabile;
- ammortizzatori sociali per tutti a partire dai contratti di solidarietà;
- incentivi per un'occupazione stabile e sostegno alla formazione.

Il 2 dicembre la Cgil ha indetto una giornata di mobilitazione nazionale con manifestazioni interregionali contro le decisioni del governo, a partire da quelle sulle pensioni e per premere sul Parlamento per cambiare la manovra economica.

QUESTO E SOLO L'INIZIO
INTENSIFICHIAMO GLI SCIOPERI A LIVELLO TERRITORIALE E AZIENDALE
IL 2 DICEMBRE SCIOPERO DEGLI STRAORDINARI,
DELLE FLESSIBILITÀ E DEI TURNI
a partire da venerdì notte

martedì 21 novembre 2017

Catene di montaggio, ecco gli esoscheletri potenziati. Operai come Iron man - Articolo suggerito da un lavoratore

Da Ford a Hyundai, passando per Audi e Bmw, sempre più costruttori cominciano a sperimentare con successo supporti meccanici in grado di alleviare lo sforzo fisico di chi è addetto alle linee di produzione e migliorarne il lavoro. Vi spieghiamo come funzionano (...)

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lunedì 20 novembre 2017

RIUNIONE CON PIAGGIO, DELEGATI USB NON AMMESSI

L'episodio è stato reso noto dai delegati Fiom che hanno ritenuto questa scelta inaccettabile e hanno abbandonato l'incontro (.....)


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giovedì 16 novembre 2017

Abroghiamo la Fornero! Scioperi e mobilitazioni nelle fabbriche


I delegati delle principali fabbriche che hanno partecipato all’assemblea nazionale dei metalmeccanici del sindacato è un’altra cosa, a Firenze il 13 novembre (Gkn, Same, Piaggio, Bonfiglioli, Fincantieri di Palermo, Aferpi di Piombino, Officine Vittorio Villa di Bergamo, Annovi&Reverberi di Modena, I.M.P. Pasotti di Brescia, IBM di Milano) condividono l’urgenza di mobilitarsi sul tema delle pensioni e invitano i delegati e le delegate di altre fabbriche e di altre categorie a partecipare a un percorso comune di mobilitazione. Non è accettabile proseguire un confronto unitario con il Governo su un binario morto.
La legge Fornero va abrogata! I lavoratori e le lavoratrici devono poter andare in pensione a 40 e con il vecchio sistema retributivo. Quello italiano è il peggior sistema pensionistico in Europa. Non basta bloccare lo scatto automatico previsto nel 2019, né esonerare soltanto le mansioni più gravose, né tanto meno favorire le pensioni integrative. Bisogna ripristinare il sistema delle pensioni di anzianità, rafforzare il sistema previdenziale pubblico e abbassare per tutte e tutti l’età pensionabile.
Nel 2011 sulla legge Fornero, Cgil Cisl Uil fecero soltanto tre ore di sciopero. Nel 2014, solo Cgil e Uil scioperarono contro il Jobs act ma quando ormai il Parlamento lo aveva approvato. Ora, soltanto la Cgil ha un giudizio negativo sulla Legge di stabilità, in particolare sugli interventi in tema di pensioni, ma ad oggi non ha convocato nessuno sciopero generale e l’autunno rischia di finire soltanto con una manifestazione, sabato 2 dicembre. E magari per decidere di nuovo lo sciopero in inverno, fuori tempo massimo, a futura memoria.
Questo non serve. Serve oggi una grande mobilitazione per riaprire la vertenza sulle pensioni e chiedere l’abrogazione della Fornero. Anche la Fiom, oltre a annunciare che lo sciopero sarebbe necessario, finora non ha fatto altro che dare indicazione ai territori e alle Rsu di convocare scioperi sul posto di lavoro, senza una precisa piattaforma e senza prendere in prima persona la responsabilità di proclamarli come organizzazione.
Le organizzazioni sindacali hanno una responsabilità molto forte a non organizzare la mobilitazione e a non dichiarare lo sciopero generale. Denunceremo questa mancanza di coraggio in ogni sede e modo possibile.
E non resteremo con le mani in mano. Nei prossimi giorni concorderemo iniziative di mobilitazione e sciopero comuni nelle fabbriche in cui lavoriamo, per chiedere l’abrogazione della legge Fornero, il ritorno al sistema retributivo e ai 40 anni di anzianità.

L’assemblea nazionale dei metalmeccanici del sindacatoaltracosa – opposizione cgil