martedì 14 novembre 2017

Direttivo Cgil. E.Como: sciopero generale, subito!


13 novembre, direttivo nazionale CGIL. Intervento di Eliana Como

Il direttivo di ieri notte ha poi approvato con il nostro solo voto contrario un documento che a breve pubblicheremo, che dà il mandato alla segreteria di decidere la manifestazione nazionale o cortei interregionali il 2 dicembre, senza lo sciopero generale. Segue l’intervento di Eliana Como al direttivo.
Sarò veloce, perché non credo che oggi ci sia bisogno di tanti giri di parole. Questo direttivo è chiamato stanotte a prendere una decisione. Le posizioni devono essere chiare e non occorre girarci intorno.
Il direttivo deve rispondere alle due domande che la segretaria ha posto nella introduzione. Se il perimetro che ha disegnato il Governo sulla Legge di stabilità è accettabile così come si prospetta e, se non lo è come ritiene Susanna Camusso, cosa dobbiamo fare.
Certo, questo perimetro è inaccettabile. E non soltanto per le cose che sono state dette nell’introduzione. È inaccettabile perché, fin dall’inizio, almeno da settembre, la discussione avrebbe dovuto essere sulla riduzione dell’età pensionabile e sulla abrogazione della Fornero. Piccoli ritocchi qua e là, l’esclusione di alcune mansioni più usuranti o la sola sospensione degli scatti automatici non sarebbero comunque sufficenti a dare risposte ai lavoratori e alle lavoratrici.
Questo è quello che penso fin da settembre. Ma in ogni caso, anche accettando il quadro che qui è stato delineato, le proposte del Governo sono inaccettabili. E quindi anche sul secondo punto – cosa dobbiamo fare – non ho nessun dubbio e non ho bisogno di girarci intorno. La Cgil deve dichiarare lo sciopero generale, subito, anche da sola. Anzi, tanto più da sola, visto che, stando a quello che ci è stato riferito dalla segretaria, il rischio che Cisl e Uil si preparino a un accordo separato è tutt’altro che improbabile.
Abbiamo rimandato fin troppo, insistendo anche in queste settimane con la proposta delle assemblee unitarie. Il quadro è fin troppo chiaro. Il nostro giudizio sulla Legge di bilancio non è condiviso dalle altre organizzazioni.
E se è così, se il nostro giudizio è questo, come ho sentito anche oggi, la nostra risposta non può essere soltanto la manifestazione nazionale a Roma di sabato, o peggio ancora, le manifestazioni interregionali, come ha proposto l’introduzione. Ben venga il corteo a Roma, ma in quadro in cui, da subito, la segreteria della Cgil ha il mandato per decidere lo sciopero generale, all’interno di un percorso di mobilitazione.
Uscire da questo direttivo stanotte senza aver deciso lo sciopero e eventualmente, come ho sentito anche dalla segretaria della Fiom prima di me, rimandare la discussione a dopo la manifestazione, significa al meglio fare come nel 2014, quando arrivammo allo sciopero dopo che la legge sul Jobs act era già stata votata. Questo non serve a nessuno.
Non è vero, come ha detto Susanna Camusso nell’introduzione, che non ci sono le condizioni per lo sciopero generale. Se anche non ci fossero, starebbe a noi costruirle. Questa è la responsabilità di un gruppo dirigente. Ma il punto è che le condizioni ci sono, eccome! Non è che nel paese si è tornato a discutere di pensioni, come è stato detto prima. Nel paese non si è mai smesso di discutere di pensioni! Tanto è vero che Lega e M5S possono permettersi di inseguire questo clima nel paese e giocarlo anche contro di noi. Non c’è lavoratore e lavoratrice che non pensi che non abbiamo fatto niente nel 2011 contro la legge Fornero. Se oggi non decidiamo lo sciopero, stiamo facendo ancora meno che le 3 ore di allora. Significa che stiamo mettendo la pietra tombale sulle pensioni. Così sarà letto e così sarà anche strumentalizzato da soggetti politici come la Lega, che, nemmeno su questo tema, dovrebbero permettersi di avere più credibilità di noi. Siamo noi a non doverglielo permettere.
Per questo, come ho promesso, sono stata breve: uscire da qui stanotte con una manifestazione di piazza ma senza lo sciopero generale è una scelta sbagliata che io non condivido.

lunedì 13 novembre 2017

Legge di bilancio , cosa fa il sindacato?


La legge di bilancio ha iniziato il suo iter parlamentare e ancora una volta mantiene un chiaro contenuto di classe così sintetizzabile: soldi ai padroni.
Nel triennio 2019/21 è previsto un innalzamento del 3% dell’Iva il cui impatto più grande ricadrebbe proprio nel 2019. Nel contempo si introduce una riduzione del 50% dei contributi per 3 anni per tutte le assunzioni fino ai 29 anni di età. Per il 2018 questo bel regalo riguarderà anche i neoassunti fino ai 35 anni di età. È previsto un nuovo credito d’imposta al 40% per le spese sulla formazione per l’Industria 4.0 oltre allo stanziamento di ulteriori fondi di circa 300 milioni. Sono 4 miliardi complessivi in forma di sconti e agevolazioni ad imprese e banche.
Per gli oltre 3 milioni di lavoratori pubblici e della scuola, invece, dopo 8 anni di blocco contrattuale sono stanziati 2,6 miliardi che non riusciranno nemmeno a garantire gli 85 euro previsti dall’intesa dello scorso novembre per il periodo contrattuale 2016/18. Una mancia dopo che i lavoratori hanno perso circa 2mila euro all’anno di potere d’acquisto a causa dei mancati rinnovi. Nessuna indicazione su percorsi di stabilizzazione dei circa 300mila precari nel pubblico e scuola.
Nulla, inoltre, sugli ammortizzatori sociali e il dramma dei tanti lavoratori che sono sottoposti a licenziamenti per crisi aziendali.
Nessuna modifica alla legge Fornero promessa un anno fa dal governo. L’anticipazione Pensionistica (APE Social), che tanto aveva entusiasmato i sindacati, rivolta ai lavoratori in difficoltà, ai disoccupati, alle mansioni usuranti, ai precoci, a chi ha problemi di salute e chi ha familiari disabili viene drasticamente ridotta. Su circa 66mila domande presentate ne sono state accolte meno di 21mila.
Nemmeno il bassissimo profilo della nuova piattaforma unitaria dei Sindacati Confederali ha convinto il governo a concedere qualcosa. Nessuno stop allo scatto automatico dell’aumento dell’età pensionabile previsto per il primo gennaio 2019, meccanismo infernale che la Fornero ha collegato all’aspettativa di vita. Per cui dall’inizio del 2019 si andrà in pensione a oltre 67 anni.
La Cgil ha dichiarato la propria contrarietà sulla legge di bilancio ma, in buona sostanza, decide di non fare nulla. Questa è, di fatto, la decisione dei vertici di Cgil Cisl Uil, con la Cisl che si ritiene soddisfatta, in particolare sui regali ai padroni con gli sgravi sulle assunzioni.
Tutto quello che “unitariamente” sono riusciti a concordare è una campagna di assemblee nei luoghi di lavoro da concludersi entro il 17 novembre per ascoltare i lavoratori. I lavoratori quel che pensano l’hanno detto e ridetto migliaia di volte, vogliono poter godersi gli ultimi anni di vita con una pensione dignitosa e non rischiare di morire sul lavoro perché non ce la fanno più. Vogliono vedere i propri figli avere un posto di lavoro dignitoso, sono stanchi di essere presi in giro. La favola che dobbiamo stare buoni perché finalmente l’economia sta crescendo non attacca, questo è il momento di pretendere il dovuto e oltre, i sacrifici li facciano loro. Il sindacato deve riprendere l’iniziativa, la pazienza è finita!
Mario Iavazzi

mercoledì 8 novembre 2017

SIETE RIDICOLI

Apprendiamo con piacere che I TRE DELEGATI abbiano deciso di ADERIRE allo sciopero indetto dall'USB per venerdì prossimo ma non possiamo far a meno di notare l'incongruenza rispetto a quello che dicono e fanno.

ADERIRE non significa INDIRE, infatti i tre delegati non REDIGONO un calendario per tutti i turni ma, limitandosi a dire che ritengono questo sciopero GIUSTO (condivisibili le ragioni), suggeriscono quanto sia utile partecipare alla manifestazione dei precari del CNR, rimandando al DIRITTO INDIVIDUALE di sciopero. Allo stesso tempo si auspicano che questo possa spingere la "nostra FIOM" a reagire di fronte agli arretramenti sui diritti dei lavoratori...

Ricordiamo che esattamente un anno fa, in occasione di un analogo sciopero generale indetto sempre dai sindacati di base, i tre delegati hanno sottoscritto e pubblicato il comunicato che vi riproponiamo e sono andati testa/testa dai lavoratori per cercare di convincere tutti che non si poteva aderire allo sciopero perché questo non era indetto dalla Rsu e nessuno aveva redatto i calendari.
Nel comunicato stesso si cercava  di insinuare che lo sciopero, salvo il diritto individuale (?), non si può fare se non è indetto dalla RSU a livello aziendale:




Insomma ci dite se si può ADERIRE o meno ad uno sciopero se questo non è INDETTO dalla Rsu?

Chiaramente la risposta è sempre stata si ma, a questo punto, indipendentemente da quanto siano "condivisibili" o meno le ragioni di uno sciopero, dal punto di vista del "diritto allo sciopero" di cui i tre delegati si dichiarano paladini, non possiamo fare altro che prendere atto della GROSSA BALLA  ci hanno raccontato lo scorso anno semplicemente per la necessità e la pura volontà di boicottare lo sciopero.

A questi delegati ricordiamo anche che non ha nessun senso tentare di spingere la "nostra FIOM" tramite l'adesione alle manifestazioni dei precari del CNR se poi non si contrasta coi fatti, a partire dalla propria realtà di fabbrica, la politica di cedimento che sta caratterizzando la "nostra FIOM". E in Continental i tre delegati durante tutto il precedente mandato hanno di fatto sempre condiviso, sostenuto e appoggiato le politiche di cedimento e tutte le scelte della Segreteria Provinciale FIOM sulle questioni aziendali.

Giusto per non dimenticare, riproponiamo anche ciò che ha pubblicato lo scorso anno questo blog per far fronte alle menzogne dette:

https://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2016/10/chiarimenti-sugli-scioperi-del-21.html


https://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2016/11/sullo-sciopero-generale-del-4-novembre.html

Venerdì 10 novembre sciopero generale indetto da USB

lunedì 6 novembre 2017

Ilva, scatta l'occupazione della fabbrica. Blocco stradale a Cornigliano e Sestri Ponente

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La battaglia è contro il piano industriale presentato dalla cordata AmInvestCo formata dal leader mondiale della siderurgia ArcelorMittal e dall'italiana Marcegaglia, che a livello nazionale taglia 4.000 posti di lavoro, dei quali 600 a Genova, ma soprattutto cancella l'accordo di programma e prevede che anche i salvati debbano passare dal licenziament e da una riassunzione senza le tutele degli accordi precedenti, con tutte le incognite del jobs act (....)

Leggi l'articolo completo su:

https://www.google.it/amp/genova.repubblica.it/cronaca/2017/11/06/news/ilva_cornigliano_occupazione_fabbrica-180374811/amp/#ampshare=http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/11/06/news/ilva_cornigliano_occupazione_fabbrica-180374811/

mercoledì 1 novembre 2017

Piaggio e Tmm, Sgb contro i confederati

PONTEDERA — Tre i fatti su cui ruota la riflessione, che è anche una denuncia, fatta dal Sindacato generale di base di Pisa e Livorno: i profitti Piaggio, che nei primi nove mesi del 2017 hanno toccato i 25 milioni; l'accordo siglato con Piaggio da Fiom, Fim e Uim su pensionamenti anticipati e stabilizzazioni; la chiusura della Tmm, azienda dell'indotto Piaggio, che ha appena portato al licenziamento di tutti i lavoratori (....)

Continua a leggere su:
http://m.quinewsvaldera.it/pontedera-piaggio-e-tmm-sgb-contro-i-confederati-sindacati-lavoro-metalmeccanici.htm

lunedì 30 ottobre 2017

Novità pensioni: 67 anni, ecco le 11 categorie di lavoratori che potrebbero essere escluse

Novità pensioni: sempre più difficile che il governo decida anche solo di sospendere l'innalzamento ai 67 anni, ma 11 categorie di lavoratori potrebbero essere esonerate (....)

Leggi l'articolo completo su:
https://www.money.it/novita-pensioni-67-anni-11-categorie-eslcuse

martedì 24 ottobre 2017

Al di là della cronoca: lo stupro di Trecastagni ci parla delle condizioni di lavoro dei nostri medici. Cosa avviene in Lombardia - articolo di CLASH CITY WORKERS suggerito da un lavoratore

Sicurezza sul lavoro, ma anche precarietà e perfino questione di genere: il caso delle guardie mediche, di fatto lavoratori subordinati della sanità pubblica, tuttavia senza le tutele del lavoro dipendente; spesso donne, costrette a pericolose visite a domicilio in solitaria. La Lombardia, come sempre, è all'avanguardia nel tagliare risorse pubbliche e favorire lo sviluppo di servizi privati che appaiono più efficienti. A chi se li può permettere.
Nella notte fra il 18 e 19 settembre una Dottoressa, medico di Continuità Assistenziale in servizio a Trecastagni (CT), è stata sequestrata e stuprata da un uomo durante l’orario di lavoro nell’ambulatorio della ex guardia medica.  La notizia ha fatto il giro del paese, fra dichiarazioni contrastanti, fake news, accuse e campagne di sensibilizzazione.
La questione della sicurezza per i medici di Continuità Assistenziale è ripresa da diversi giornali e attraverso numerose dichiarazioni... ma chi sono questi medici? In che condizioni lavorano? Sono nuovi questi fatti di violenza?Il Servizio di Guardia Medica è attivo ogni notte dalle 20 alle 8 e nei festivi e prefestivi, come continuazione del servizio svolto in orario diurno nei giorni feriali dal medico di famiglia. Il medico di Continuità Assistenziale gestisce quindi tutte le patologie “non rimandabili al giorno successivo” e che non siano di pertinenza del pronto soccorso. Un servizio che assicura quindi continuità delle cure e assistenza sanitaria domiciliare anche in contesti sociali degradati, nonché l’assistenza a persone che non hanno il medico di base per svariate ragioni, ad esempio migranti o persone in viaggio per motivi di lavoro o turistici. In Lombardia i medici di Continuità Assistenziale lavorano a partita iva, per lo più con contratti a termine, sono obbligati a sottoscrivere a proprie spese un’assicurazione professionale privata, lavorano con mezzo proprio (il lavoro è precluso a chi non fosse patentato o automunito) e spesso le sedi di lavoro sono isolate e non adeguatamente protette. Ci sono medici che lavorano in queste condizioni da trent’anni con passione, come scelta di vita, altri per ripiego o perché costretti da norme burocratiche, ad esempio i giovani medici in specializzazione a cui è vietato lo svolgimento di qualunque lavoro eccetto questo. I fatti di violenza si susseguono da anni in tutta Italia, quasi sempre a discapito di medici donne: negli ultimi dieci anni decine di stupri e tentati stupri, rapine, aggressioni e quattro omicidi.
Ora che il tema della sicurezza è tornato in auge a causa del terribile fatto di cronaca accaduto in Sicilia, si pensa quindi di adottare misure per aumentare il livello di sicurezza nelle varie postazioni in tutta Italia? No. In Regione Lombardia il servizio viene sotto finanziato da anni e sono previsti ulteriori tagli per il 2018. La regione decide di ridurre i fondi alle ATS, che a cascata risparmiano su centralini e affitti, rendendo così il lavoro insostenibile: postazioni con medico unico, che deve gestire ambulatorio, telefonate e visite domiciliari senza più il supporto della centrale operativa creata nel 1996 proprio per migliorare l'organizzazione del servizio.
Sembra proprio il solito giochetto di smantellamento del servizio pubblico tagliando risorse, creando disservizi per poi far subentrare il privato a costi esorbitanti per i cittadini e creando disparità di accesso in base al reddito.
Sarà un caso che a Milano stanno nascendo le prime guardie mediche private?
Eppure si sono stanziati milioni per la riforma sanitaria lombarda, che subappalta al privato parte delle attuali competenze dei medici di medicina generale nell’ambito della gestione dei pazienti affetti da patologie croniche. Non contando i costi folli del referendum pagliacciata sull’autonomia lombarda... ma ovviamente soldi per la sicurezza dei medici di Continuità Assistenziale non ce ne sono!
Che servizio può rendere al cittadino il medico così oberato di lavoro e spaventato? È giusto che dei medici professionisti donna vadano a fare le visite domiciliari nel cuore della notte nel completo terrore e con lo spray al peperoncino in tasca?
La risposta si può ricavare facilmente dalle parole della dottoressa Giulia Marini, fra le fondatrici della campagna “Qui SiCura” a Grosseto: “Se le condizioni in ambulatorio sono totalmente prive di barriere, l’uscita notturna per raggiungere il paziente si trasforma in un autentico calvario durante il tragitto, con l’assillo del pensiero di chi potresti incontrare al domicilio della persona che ti ha chiamato. Questo servizio delicato, importante e sottoposto a molti possibili risvolti diventa insostenibile nell’ottica della sicurezza personale, e l’ostacolo della paura nuoce alla concentrazione e alla soluzione del caso clinico.”
Per ovviare al problema, le proposte avanzate dai medici sono molteplici: uscite a domicilio solo ed esclusivamente con accompagnatore; ambulatori presidiati da almeno due addetti e situate in contesti protetti, come le sedi della Croce Rossa; mantenimento o ripristino della centrale operativa.
Idee del tutto incompatibili con le politiche di tagli perpetrate in questi anni, che anzi richiederebbero rinnovati investimenti nella sanità pubblica. Proposte che abbiamo il dovere di sostenere e far nostre, perché la tutela dei lavoratori è e deve essere un nostro obiettivo primario. Perché senza la sicurezza dei medici non è garantito il diritto all'assistenza sanitaria per tutti.