Riceviamo e pubblichiamo:
Il tempo passa e la situazione dei lavoratori in Continental continua a peggiorare:
- i carichi di lavoro sono aumentati in tutti i reparti e le condizioni di sicurezza sono ormai al limite;
- l'eliminazione delle figure di riferimento lascia soli i lavoratori di fronte a ogni problema;
- i lavoratori interinali entrano ed escono continuamente. Non sono stati assunti stabilmente nemmeno quelli che lavorano dal 2007;
- ferie e PAR sono a totale discrezione dell'azienda;
- il premio di risultato è ancora quello del 2005.
Negli ultimi mesi la maggioranza della RSU non ha fatto NIENTE su NESSUNO di questi problemi e non risponde a nessuno. Di fronte alle tante critiche e richieste che sono venute nelle assemblee dei lavoratori, e che si sono anche espresse molto chiaramente con il massiccio NO al Contratto Nazionale, la RSU non fa che nascondersi.
Questo si è visto benissimo in occasione del recente tentativo dell'azienda di INSTALLARE TELECAMERE negli ambienti di lavoro: fingendo di non sapere che cosa questo significa, la maggioranza della RSU prima ha negato, poi ha minimizzato, senza prendere NESSUNA iniziativa di contrasto all'azienda e di difesa dei diritti.
Su tutto il resto, dopo le assemblee di giugno, quando si volevano convincere i lavoratori a "scambiare" le pause con l'assunzione degli interinali, nessuno ha più saputo niente.
Gli incontri con l'azienda sono sempre tenuti soltanto da una "Delegazione Trattante" che CONTINUA A ESCLUDERE CHI NON E` D'ACCORDO e che NON RAPPRESENTA ne' tutta la RSU ne' i lavoratori.
Da tempo chiediamo che TUTTA la RSU almeno si riunisca prima e dopo gli incontri con l'azienda, che si facciano verbali e si affiggano in bacheca.
Non c'è verso: anche in questi giorni, la "Delegazione Trattante" si incontra con l'azienda per parlare di Dk4 e situazione organizzativa del reparto XL3 SENZA CHE SE NE SIA MINIMAMENTE DISCUSSO.
Questi metodi vanno messi da parte una volta per tutte.
Dobbiamo capire, insieme come lavoratori, come organizzare le proposte e le azioni da mettere in pratica su tutte le questioni aperte, contrastando le iniziative dell'azienda e rivendicando soluzioni che difendano i nostri interessi.
1 febbraio 2017
G. Garzella, S. Cini RSU
mercoledì 1 febbraio 2017
mercoledì 25 gennaio 2017
DOBBIAMO DIVENTARE UN SOGGETTO VISIBILE: intervento di Michela Ruffa all'assemblea dei metalmeccanici del sindacatoaltracosa a Firenze
Mi chiamo Michela Ruffa e vengo dalla Continental di Pisa, multinazionale tedesca di circa 1000 dipendenti.
Alla Continental abbiamo
ottenuto il 72.4% di NO, una delle percentuali più alte a livello nazionale,
con una affluenza pari al 65%.
E’ stato tutto merito
nostro? Un referendum sul CCNL, non essendo una “questione di fabbrica”, permette ai lavoratori di sentirsi più liberi
di esprimersi ma sicuramente se oggi i lavoratori contestano la politica
sindacale delle segreterie il merito è tutto nostro perché in questi anni
abbiamo fatto vedere che un altro modo di far sindacato è possibile.
Stiamo parlando infatti di
un'azienda in cui è presente solo la FIOM con 12 delegati su 12 e in cui i
lavoratori fino a sei anni fa stendevano il tappeto rosso al passaggio del Segretario, oggi lo
contestano in assemblea.
E' una fabbrica in cui la
FIOM ha sempre dato ai lavoratori una sola versione, la sua! I lavoratori hanno
sempre dato il proprio consenso alla FIOM anche quando sono stati siglati
accordi per turnazioni sempre più alte, fino a concedere il sabato e la
domenica col “ciclo continuo”. L'azienda ha sempre chiesto e la FIOM ha sempre
fatto in modo di trovare una soluzione per l'azienda.
E dopo il ciclo continuo,
nonostante l’azienda avesse già a disposizione tutti i tipi di turnazione, ha
continuato a chiedere, sempre di più. Oltre ai sabati e alle domeniche e la riduzione di orario fatta tutta coi nostri PAR, ha chiesto ancora più flessibilità, ha
aumentato i carichi di lavoro sui reparti, ha cominciato a chiedere la
riduzione delle pause, ha chiesto ed applicato CdS ad hoc per scaricare i costi
sulle casse dell'INPS. Ha preteso PAR e ferie a sua completa discrezione. Ha
tentato di instaurare un clima di intimidazione con provvedimenti a tappeto di
fronte ad errori inevitabili dovuti all'aumento dei ritmi di lavoro. L'azienda
ha sempre trovato una Segreteria ed una maggioranza RSU sempre disponibili ad
assecondala e a trattare scambiando
qualcosa per qualcos'altro.
E' dal 2011 che in
Continental abbiamo aperto gli occhi e abbiamo cominciato a costruire azioni di contrasto alle pretese
dell'azienda e da allora abbiamo incontrato l'ostacolo forte non tanto
dell’azienda quanto soprattutto della RSU di maggioranza e della Segreteria
FIOM.
Siamo partite in poche, tre sole donne, e continuiamo ed essere in pochi, ma la nostra azione è costante e si fa sentire quotidianamente.
Alle assemblee inizialmente era quasi impossibile dire la nostra, tra offese, interruzioni da parte della Segreteria e del resto della RSU che cercava di far passare il nostro punto di vista come vaneggiamento senza supporto sindacale, assurdo nel contesto di crisi in cui ci troviamo.
Siamo partite in poche, tre sole donne, e continuiamo ed essere in pochi, ma la nostra azione è costante e si fa sentire quotidianamente.
Alle assemblee inizialmente era quasi impossibile dire la nostra, tra offese, interruzioni da parte della Segreteria e del resto della RSU che cercava di far passare il nostro punto di vista come vaneggiamento senza supporto sindacale, assurdo nel contesto di crisi in cui ci troviamo.
Il messaggio che voglio
far passare oggi qui è che la nostra attività sarebbe andata a finire se ad un certo punto non
avessimo incontrato i compagni della Piaggio. Abbiamo notato che i nostri
problemi erano gli stessi che avevano nella loro fabbrica. Abbiamo quindi
cominciato a denunciarli insieme e pian piano abbiamo costruito un fronte
comune e visibile ai lavoratori.
Abbiamo volantinato e scritto documenti coi compagni dalla Piaggio facendo vedere ai lavoratori che il nostro non era solo il punto di vista di un paio di delegate ma quello di tanti altri e soprattutto era completamente alternativo rispetto a quello a cui erano abituati. Il nostro era ed è il punto di vista di chi crede che i diritti non si scambiano con altri diritti ma si difendono, se ne pretende il rispetto e si rivendica indipendentemente dal contesto. Abbiamo portato le questioni di fabbrica ai direttivi presentando Ordini del Giorno firmati da tutti. Ce li hanno bocciati e noi abbiamo fatto vedere questo ai lavoratori.
Abbiamo volantinato e scritto documenti coi compagni dalla Piaggio facendo vedere ai lavoratori che il nostro non era solo il punto di vista di un paio di delegate ma quello di tanti altri e soprattutto era completamente alternativo rispetto a quello a cui erano abituati. Il nostro era ed è il punto di vista di chi crede che i diritti non si scambiano con altri diritti ma si difendono, se ne pretende il rispetto e si rivendica indipendentemente dal contesto. Abbiamo portato le questioni di fabbrica ai direttivi presentando Ordini del Giorno firmati da tutti. Ce li hanno bocciati e noi abbiamo fatto vedere questo ai lavoratori.
Non ci chiamano più alle
riunioni ed hanno costruito una Delegazione Trattante scegliendo i suoi membri in modo da
escluderci dalle informazioni, dalle discussioni. Tentano di boicottarci gli scioperi, levano i
nostri comunicati dalla bacheca sindacale, hanno provato ad isolarci ma siamo
diventati più forti ed ora alle assemblee anche noi parliamo, non perché gli
altri ce lo permettano ma perché sono i lavoratori che vogliono sentirci
parlare!
La differenza fondamentale tra noi e loro è che noi non ci sentiamo rappresentativi perché ci sediamo ad un tavolo ma perché i lavoratori vogliono sentire la nostra opinione e questo è quello che conta perché i lavoratori possano decidere.
La differenza fondamentale tra noi e loro è che noi non ci sentiamo rappresentativi perché ci sediamo ad un tavolo ma perché i lavoratori vogliono sentire la nostra opinione e questo è quello che conta perché i lavoratori possano decidere.
Siamo ancora in pochi e
non riusciamo sicuramente a portare avanti rivendicazioni e piattaforme ma
riusciamo ad impedire giornalmente alla maggioranza di stringere accordi al
ribasso con l’azienda.
Oggi dobbiamo fare i conti
col nuovo CCNL che ridà tutto in mano alle aziende. Noi però non possiamo
permetterci di retrocedere. Quel 72.4% ci dice che dobbiamo andare avanti.
Abbiamo tutti i problemi davanti a noi e tra questi nell'immediato:
- la pretesa di maggior flessibilità.
- un integrativo aziendale e un premio fermi al 2005
- nuove elezioni RSU a giugno…..cosa vorrà farci firmare il Segretario Generale per assicurarsi che non faremo opposizione e nel caso contrario buttarci fuori?
In ogni caso qui dobbiamo decidere come intendiamo porci col nuovo Contratto Nazionale nelle nostre fabbriche e per permettere, ad esempio, che in Continental continui a vivere quel 72.4%: CHI SARA’ AL NOSTRO FIANCO OLTRE A PIAGGIO?
La situazione non è facile
ma un clima di rassegnazione sarebbe sbagliato.
Mi convince molto ed
intendo rilanciare la proposta di Massimo Cappellini della Piaggio di rivederci
con cadenza fissa, ad esempio ogni due/tre mesi. Questa proposta, oltre al
fatto di permetterci di continuare il lavoro iniziato e di scambiarci continuamente
le esperienze, va proprio nella direzione che secondo me serve: diventare un
SOGGETTO VISIBILE.
Devono aver chiaro che dovranno fare i conti con tutti noi. Solo così il nostro punto di vista e le nostre rivendicazioni potranno avere forza soprattutto dove non siamo molto rappresentativi e dove stiamo ancora crescendo.
Devono aver chiaro che dovranno fare i conti con tutti noi. Solo così il nostro punto di vista e le nostre rivendicazioni potranno avere forza soprattutto dove non siamo molto rappresentativi e dove stiamo ancora crescendo.
lunedì 23 gennaio 2017
CONTINENTAL: COSA BOLLE IN PENTOLA?
Riceviamo e pubblichiamo:
Da: Rsu
Per: Rsu
Cc: Giusti, Fontanelli
Data: 18/01/2017 13:14
Oggetto: Convocazione urgente RSU
Chiediamo la convocazione urgente della RSU per discutere e affrontare la questione riguardante la bozza di accordo sulle telecamere e visionare tutta la documentazione relativa.
G.Garzella e S.Cini RSU
----------------------------------------------
Le delegate hanno anche inviato all'azienda una richiesta urgente di chiarimenti e dettagli in merito alla questione relativa al trasferimento del Dk4 da Pisa agli Stati Uniti.
Da: Rsu
Per: Rsu
Cc: Giusti, Fontanelli
Data: 18/01/2017 13:14
Oggetto: Convocazione urgente RSU
Chiediamo la convocazione urgente della RSU per discutere e affrontare la questione riguardante la bozza di accordo sulle telecamere e visionare tutta la documentazione relativa.
G.Garzella e S.Cini RSU
----------------------------------------------
Le delegate hanno anche inviato all'azienda una richiesta urgente di chiarimenti e dettagli in merito alla questione relativa al trasferimento del Dk4 da Pisa agli Stati Uniti.
giovedì 19 gennaio 2017
CONTRIBUTO IN PREPARAZIONE ALLA RIUNIONE DEL 24 GENNAIO DELL’AREA METALMECCANICA DE “IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA”
La conclusione e i contenuti del CCNL hanno posto con chiarezza e reso ineludibili i problemi, accumulati negli ultimi anni, di fronte a cui si trovano i delegati attivi nelle fabbriche. Come praticare un'azione sindacale coerente è la questione aperta e all'ordine del giorno: le sue possibilità e le sue prospettive devono essere al centro della nostra discussione.
Il Referendum sul CCNL ha già dimostrato che una gran
parte degli operai delle grandi e medie
fabbriche ha coscienza della condizione in cui sono stati messi e del fatto che
i dirigenti sindacali hanno abbandonato la difesa di loro interessi
fondamentali.
Per di più, in diverse fabbriche, dove sono già attivi
gruppi di delegati capaci di iniziativa indipendente, i lavoratori hanno
dimostrato di saper sostenere, ora come negli ultimi anni, lo scontro con i
padroni e le strutture sindacali territoriali.
I risultati del Referendum in tante grandi fabbriche e le
posizioni assunte dalla FIOM su Contratto e Referendum non lasciano dubbi sulla
durezza di questo scontro, che è solo cominciato, ma che sta prendendo forme
più omogenee e riconoscibili a livello nazionale.
La battaglia, che si presenterà simile in tutte le medie e
grandi fabbriche, sarà tra l'accettazione delle richieste e delle regole
imposte dai padroni e dal nuovo Contratto e un'azione sindacale che respinga il cedimento, combatta
la frammentazione dei lavoratori e ne riaffermi l'identità sociale.
In questa prospettiva, i problemi che come delegati dovremo
affrontare nelle fabbriche nei prossimi mesi sono a nostro avviso:
- Contrastare su
tutti i punti l'applicazione del CCNL, soprattutto su orari, flessibilità,
legge 104 e premi aziendali. Tutte cose che toccano direttamente e pesantemente
i lavoratori, così come gli effetti di una scala mobile fasulla con il
prevedibile rialzo dei prezzi energetici.
- Difenderci dalle sanzioni degli "accordi del 10
gennaio". Bisogna evitare di essere attaccati in ordine sparso mantenendo
contatti stretti e organizzando in anticipo una reazione generale di difesa dei
delegati che proclameranno gli scioperi.
- Confrontarci sulla costruzione di Piattaforme aziendali
che superino i vincoli del CCNL e dare ampia diffusione, tra i lavoratori delle
diverse fabbriche, delle esperienze e degli accordi favorevoli
- Sostenere con tutti i mezzi i compagni e i gruppi operai che nelle fabbriche cercheranno
di contrastare la politica di cedimento e di liquidazione degli interessi e dei
diritti dei lavoratori
Il soggetto insostituibile della nostra iniziativa sono i
lavoratori, soprattutto delle grandi fabbriche. Portare avanti le loro
rivendicazioni e la loro organizzazione significa incominciare a scompaginare i
progetti dei padroni, violando i vincoli che la FIOM ha fatto propri. Questo ci
costringerà a scontrarci anche con le strutture FIOM e
dovremo farlo senza esitazioni.
Quella che dobbiamo praticare è un'attività indipendente su tutto, rivolta
alle rivendicazioni e alla lotte nelle
fabbriche e quando possibile alla partecipazione sui nostri contenuti a
iniziative nazionali, non indirizzata né vincolata alle scelte delle dirigenze
della FIOM e della CGIL.
RSU
FIOM SAME, PIAGGIO, CONTINENTAL ADERENTI ALL'INIZIATIVA
martedì 17 gennaio 2017
SULLE TELECAMERE NON SI TRATTA
Riceviamo e pubblichiamo:
Con il suo comunicato, la maggioranza della RSU intende minimizzare una cosa che è invece molto grave e pericolosa. Si capisce infatti benissimo:
Con il suo comunicato, la maggioranza della RSU intende minimizzare una cosa che è invece molto grave e pericolosa. Si capisce infatti benissimo:
-
che l'azienda vuole installare NUOVE
telecamere, anche all'interno degli ambienti di lavoro (dato che si parla
esplicitamente della possibilità di riprendere i lavoratori),
-
che lo vuole fare presto, al punto
che ha predisposto una bozza di accordo
e l'ha già consegnata, prima di Natale, a un "responsabile" della
RSU,
-
che, se qualcuno non avesse fatto girare in fabbrica quel testo, ancora oggi i
lavoratori non ne saprebbero niente,
-
che la maggioranza della RSU sembra
considerare tutto questo "normale" e perfettamente accettabile,
altrimenti avrebbe tempestivamente informato i lavoratori e convocato
un'assemblea per discutere come reagire.
E' dal 1970 che i lavoratori hanno
imposto in Italia IL PRINCIPIO che non si installano telecamere negli ambienti
di lavoro. NON SI TRATTA PERCIO' DI UN FATTO BUROCRATICO O
FORMALE, o di qualche multa, come vuol fare intendere il comunicato della
maggioranza della RSU, ma di una vera
forzatura dei rapporti in fabbrica.
Una
forzatura che alla Continental si aggiungerebbe alla riduzione degli addetti
alle produzioni, ai provvedimenti disciplinari arbitrari e al clima
intimidatorio degli ultimi mesi, che abbiamo più volte denunciato, senza che la
RSU prendesse nessuna iniziativa.
Alla
Continental il Contratto Nazionale è stato respinto, come in tante altre grandi
fabbriche. Il massiccio NO dimostra la nostra volontà di non continuare a
subire, e di reagire contro regole e condizioni di lavoro imposte ad arbitrio
dei padroni. Dobbiamo trovare il modo di
organizzare e far valere questa volontà contro le pretese della Continental, contrapponendo punto su punto risposte
che difendano gli interessi dei lavoratori e insieme discutere le proposte e le
azioni da mettere in pratica.
17
Gennaio 2017
RSU Giada Garzella e Silvia Cini
lunedì 16 gennaio 2017
Rapporto Oxfam, otto uomini possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone nel mondo
L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne). E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione ha nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta. È l'analisi contenuta nel rapporto Un’economia per il 99% della ong britannica, diffuso alla vigilia del World Economic Forum di Davos, in Svizzera.
Leggi l'articolo completo su:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/16/rapporto-oxfam-otto-uomini-possiedono-la-stessa-ricchezza-di-36-miliardi-di-persone-nel-mondo/3319323/
Leggi l'articolo completo su:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/16/rapporto-oxfam-otto-uomini-possiedono-la-stessa-ricchezza-di-36-miliardi-di-persone-nel-mondo/3319323/
venerdì 13 gennaio 2017
Landini ammonisce. Il ccnl va rispettato. Guai a chi contratta condizioni diverse!
comunicato sindacatoaltracosa in FIOM
Nelle conclusioni del Comitato Centrale dell’11 gennaio, il segretario generale della FIOM ha richiamato al rispetto del contratto nazionale approvato dalla consultazione di fine dicembre. Con molta chiarezza ha dichiarato che il contratto nazionale, una volta votato, è valido e va rispettato in ogni sua parte, da tutti. Ogni ipotesi di contrasto mancherebbe di rispetto al voto della maggioranza dei metalmeccanici e delle metalmeccaniche.
L’esempio che lui stesso ha portato non lascia dubbi: il contratto prescrive che d’ora in avanti tutti i premi di risultato siano variabili. Questo significa che così deve essere e che quindi anche la FIOM si impegna a non chiedere da nessuna parte premi fissi. Tutto ciò con buona pace di tutti quelli che nelle assemblee ci hanno attaccato dicendo che non era vero che d’ora in poi i premi sarebbero stati tutti variabili, perchè comunque nella contrattazione li avremmo riconquistati fissi. Quello dei premi variabili è soltanto un esempio. Landini stesso ha detto che è così per tutto il resto. Evidentemente quindi anche sulla flessibilità, sullo straordinario, sull’assorbibilità dei minimi. Landini ha anche sottolineato che chiunque si candiderà nelle liste della FIOM deve sapere che queste sono le regole, ammonendo senza mezzi termini chiunque pensi di seguire altre strade.
Davvero stentiamo a capire come si possa pensare una cosa simile. Saremmo arrivati al paradosso che un contratto nazionale può essere peggiorato attraverso le deroghe ma non migliorato attraverso la contrattazione di secondo livello. Se applicato, sarebbe la fine della contrattazione acquisitiva. Non capiamo nemmeno quali possano essere i fondamenti giuridici su cui si basa il ragionamento del segretario generale della FIOM e nemmeno come possa pensare di impedire, a norma di Statuto, a una RSU di provare a contrattare condizioni migliori.
Questo comportamento supera persino il Testo Unico sulla rappresentanza, a cui, paradossalmente, la FIOM dà applicazione prima di qualunque altra categoria e in modo più brutale, minacciando essa stessa conseguenze di tipo sanzionatorio per chi dovesse dissentire.
Pensiamo che non ci sia fondamento in questa logica, né giuridico né statutario, tanto meno sindacale. Non ci sono strumenti per impedire a una RSU nella sua autonomia di provare a chiedere condizioni migliori rispetto a quanto stabilito dal contratto nazionale. Il problema vero saranno i rapporti di forza. Ma il segretario generale della FIOM lasci che a dire di no siano i padroni.
Anche per queste ragioni diamo appuntamento a tutte e tutti il 24 gennaio a Firenze alla assemblea dei delegati e delle delegati.
mercoledì 11 gennaio 2017
martedì 10 gennaio 2017
Metalmeccanic@: 69mila ragioni per resistere e lottare. Il 24 a Firenze
lunedì 9 gennaio 2017
Almaviva, la verità dei lavoratori
"Siamo avviliti e schifati per il modo in cui giornali e telegiornali stanno vendendo la nostra storia all’opinione pubblica. Quasi non crediamo sia possibile che l’unica versione servita al popolo italiano sia quella dell’azienda, del Governo o al massimo delle dirigenze sindacali. 1666 lavoratori vanno a casa dopo anni di lavoro e mesi di battaglie e la loro voce non viene praticamente ascoltata.
Perché non sono i mesi di sacrifici, di contratti di solidarietà, di salario perso a forza di scioperi, gli anni di lavoro che vanno in fumo con una semplice lettera di licenziamento. Non è questo il nostro principale dolore in questo momento. Sono queste inaccettabili menzogne a ferirci davvero, quelle che vorrebbero tramutare la vittima in colpevole.
Quelle che vorrebbero far ricadere la colpa di questo licenziamento di massa sugli stessi che lo subiscono e non su un’azienda che l’ha sempre voluto, che da anni usa questa minaccia per intascare soldi e commesse pubbliche, che da anni vessa i propri dipendenti e li mette gli uni contro gli altri. Un’azienda che mentre chiude le sedi di Roma e Napoli dove i lavoratori sono più anziani e le costano di più perché hanno ancora dei diritti, non si fa scrupolo di delocalizzare in Romania e chiedere ore di straordinario nelle sedi di Milano e Rende.
Perché la vera notizia di oggi doveva essere quella per cui in questo paese pieno di ricatti, di paura, di un servilismo alimentato da piccole promesse e illusioni, qualcuno, nonostante il prezzo, ha provato a dire NO: no a un accordo che altro non era che l’ennesimo attacco alla nostra dignità di lavoratori ed ai nostri diritti conquistati in anni di lavoro. Questa la proposta “indecente” avanzata da azienda e Governo, proposta che prevedeva la rinuncia agli scatti di anzianità maturati, controllo individuale e cassa integrazione. Tutte condizioni che se accettate avrebbero decurtato stipendi già miseri, reso ancora più insopportabile la nostra vita lavorativa e reso noi lavoratori ancora più vessati ed umiliati.Tutte proposte, guarda caso, avanzate dall’associazione padronale di categoria (ASSTELL) per il rinnovo del contratto nazionale dei dipendenti delle telecomunicazioni.
La pezza che ha provato a metterci il Governo consisteva soltanto in una proroga della trattativa di altri tre mesi. Uno stillicidio pagato con le tasche dei contribuenti in forma di cassa integrazione, per imporre poi lo stesso taglio del costo del lavoro e il controllo individuale che avevamo dichiarato inaccettabile e quindi concludere il tutto comunque con i licenziamenti. E per far passare questa schifezza, che nei titoli dei giornali era già “salvataggio” ancor prima che la trattativa si concludesse, hanno fatto una forzatura inaccettabile: quella di separare le vertenze di Napoli e Roma, che finora avevano corso insieme, per metterle l’una contro l’altra.
E ora vorrebbero mascherarsi dietro i formalismi procedurali e con questi assolvere ancora una volta dalle sue responsabilità un’azienda da sempre arrogante e spietata!
La verità è che Almaviva voleva il plebiscito e non l’ha ottenuto. Perché è vero che la paura si è fatta strada, assecondata dalle dirigenze sindacali che, anziché rafforzare quelli che resistevano, l’hanno pure alimentata con raccolte firme e un referendum che non aveva nulla di democratico, che chiamava libero un voto svolto sotto ricatto. Per una volta però questo non è bastato. Perché nonostante questo, in quel referendum, il 44% dei lavoratori ha comunque detto NO. Noi capiamo i nostri colleghi del SI, quelli disposti alla fine ad accettare e non gli facciamo una colpa delle loro decisioni. I colpevoli dei ricatti non solo quelli che cedono, ma quelli che li architettano. Capiamo adesso la loro delusione, molto di più quanto non lo facciano quelli che li hanno provati a sfruttare contro di noi, che si sono gettati come sciacalli sulle incertezze e difficoltà di noi tutti, le difficoltà che chiunque proverebbe di fronte a una lettera di licenziamento. Perché nonostante le nostre scelte diverse noi siamo e ci sentiamo nella stessa condizione.
Però nonostante gli enormi sacrifici che questa comporta, rivendichiamo con orgoglio di aver messo un punto, un freno all’arroganza di chi chiama “responsabilità” accettare di essere servi pur di lavorare. Perché a tutto c’è un limite, ancora siamo uomini e non ancora schiavi, nonostante le politiche di questi governanti che ora voglio apparire salvatori ci stiano portano in questa condizione.
Per questo hanno provato a infamarci, perché abbiamo dimostrato che la loro arroganza non può tutto. E questo non lo riescono proprio a tollerare. Perché ci tengono ad apparire più forti di quanto siano e hanno il terrore che anziché farci la guerra tra noi per le briciole che ci concedono potremmo cominciare a unirci e lottare.
Per noi, infatti, la lotta non si conclude qui.
Perché non sono i mesi di sacrifici, di contratti di solidarietà, di salario perso a forza di scioperi, gli anni di lavoro che vanno in fumo con una semplice lettera di licenziamento. Non è questo il nostro principale dolore in questo momento. Sono queste inaccettabili menzogne a ferirci davvero, quelle che vorrebbero tramutare la vittima in colpevole.
Quelle che vorrebbero far ricadere la colpa di questo licenziamento di massa sugli stessi che lo subiscono e non su un’azienda che l’ha sempre voluto, che da anni usa questa minaccia per intascare soldi e commesse pubbliche, che da anni vessa i propri dipendenti e li mette gli uni contro gli altri. Un’azienda che mentre chiude le sedi di Roma e Napoli dove i lavoratori sono più anziani e le costano di più perché hanno ancora dei diritti, non si fa scrupolo di delocalizzare in Romania e chiedere ore di straordinario nelle sedi di Milano e Rende.
Perché la vera notizia di oggi doveva essere quella per cui in questo paese pieno di ricatti, di paura, di un servilismo alimentato da piccole promesse e illusioni, qualcuno, nonostante il prezzo, ha provato a dire NO: no a un accordo che altro non era che l’ennesimo attacco alla nostra dignità di lavoratori ed ai nostri diritti conquistati in anni di lavoro. Questa la proposta “indecente” avanzata da azienda e Governo, proposta che prevedeva la rinuncia agli scatti di anzianità maturati, controllo individuale e cassa integrazione. Tutte condizioni che se accettate avrebbero decurtato stipendi già miseri, reso ancora più insopportabile la nostra vita lavorativa e reso noi lavoratori ancora più vessati ed umiliati.Tutte proposte, guarda caso, avanzate dall’associazione padronale di categoria (ASSTELL) per il rinnovo del contratto nazionale dei dipendenti delle telecomunicazioni.
La pezza che ha provato a metterci il Governo consisteva soltanto in una proroga della trattativa di altri tre mesi. Uno stillicidio pagato con le tasche dei contribuenti in forma di cassa integrazione, per imporre poi lo stesso taglio del costo del lavoro e il controllo individuale che avevamo dichiarato inaccettabile e quindi concludere il tutto comunque con i licenziamenti. E per far passare questa schifezza, che nei titoli dei giornali era già “salvataggio” ancor prima che la trattativa si concludesse, hanno fatto una forzatura inaccettabile: quella di separare le vertenze di Napoli e Roma, che finora avevano corso insieme, per metterle l’una contro l’altra.
E ora vorrebbero mascherarsi dietro i formalismi procedurali e con questi assolvere ancora una volta dalle sue responsabilità un’azienda da sempre arrogante e spietata!
La verità è che Almaviva voleva il plebiscito e non l’ha ottenuto. Perché è vero che la paura si è fatta strada, assecondata dalle dirigenze sindacali che, anziché rafforzare quelli che resistevano, l’hanno pure alimentata con raccolte firme e un referendum che non aveva nulla di democratico, che chiamava libero un voto svolto sotto ricatto. Per una volta però questo non è bastato. Perché nonostante questo, in quel referendum, il 44% dei lavoratori ha comunque detto NO. Noi capiamo i nostri colleghi del SI, quelli disposti alla fine ad accettare e non gli facciamo una colpa delle loro decisioni. I colpevoli dei ricatti non solo quelli che cedono, ma quelli che li architettano. Capiamo adesso la loro delusione, molto di più quanto non lo facciano quelli che li hanno provati a sfruttare contro di noi, che si sono gettati come sciacalli sulle incertezze e difficoltà di noi tutti, le difficoltà che chiunque proverebbe di fronte a una lettera di licenziamento. Perché nonostante le nostre scelte diverse noi siamo e ci sentiamo nella stessa condizione.
Però nonostante gli enormi sacrifici che questa comporta, rivendichiamo con orgoglio di aver messo un punto, un freno all’arroganza di chi chiama “responsabilità” accettare di essere servi pur di lavorare. Perché a tutto c’è un limite, ancora siamo uomini e non ancora schiavi, nonostante le politiche di questi governanti che ora voglio apparire salvatori ci stiano portano in questa condizione.
Per questo hanno provato a infamarci, perché abbiamo dimostrato che la loro arroganza non può tutto. E questo non lo riescono proprio a tollerare. Perché ci tengono ad apparire più forti di quanto siano e hanno il terrore che anziché farci la guerra tra noi per le briciole che ci concedono potremmo cominciare a unirci e lottare.
Per noi, infatti, la lotta non si conclude qui.
Lavoratori e lavoratrici Almaviva contro lo sfruttamento"
Fonte: http://clashcityworkers.org/lotte/cosa-si-muove/2532-almaviva-verita.html
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