domenica 18 dicembre 2016
ELECTROLUX SUSEGANA – BREDA AUGUSTIN: CONTRATTO NAZIONALE METELAMECCANICI? COSI' NO!
Il nuovo contratto nazionale metalmeccanici ha parti rinviate a una futura stesura del testo su temi rilevanti: ruolo dei lavoratori e RSU in relazione ai temi collegati con la democrazia, partecipazione e limiti all’azione di protesta; modalità di uso della sanità privata integrativa, sperimentazione dell’inquadramento, lavoro agile ecc... Altre parti invece sono chiuse e firmate.
Si dovrebbe votare sui testi definitivi e non parziali.
ORARI e STRAORDINARI
Il nuovo contratto prevede fino a 120 ore anno di orario a disposizione della aziende senza dover contrattarlo preventivamente con i lavoratori e sindacato: 40 ore di straordinario e 80 di flessibilità. Ore snon sottoposte a obbligo di contrattazione e attivabili dall’azienda. L’azienda solo successivamente all’attivazione delle 80 ore ha l’obbligo di concordare con il sindacato (RSU) il periodo di recupero dell’orario. E se qualcuno per varie ragioni non è presente nei periodi di ore aggiuntive ( es. sabati) nei giorni di recupero non sarà pagato salvo che non usi i suoi PAR – FERIE - BANCA ORE. Un sistema penalizzante e di discutibile legittimità in particolare soprattutto per le assenze motivate.
A titolo di esempio: tra straordinario e ore di flessibilità attivabili unilateralmente dall’azienda si possono lavorare fino 20 sabati all’anno obbligatori (40 sabati totali per aziende a 2 turni).
N.B. Nei precedenti contratti le ore di flessibilità non recuperate si trasformavano in straordinario – i sabati con maggiorazione del 50% - con la nuova formula dell’eventuale mancato recupero “auto pagato”la flessibilità positiva perde la parificazione allo straordinario e nulla è detto sul valore economico da attribuire alle ore di flessibilità non fatte o sull’impossibilità di trovare un accordo di recupero. Un vuoto normativo. La possibilità del datore di attivare tali ore a reparti o gruppi di lavoratori, può produrre una perdita in termini di reddito più significativa degli aumenti riconosciuti nel CCNL. Inoltre concentrando così gli orari di lavoro con le flessibilità +/- le aziende possono limitare ulteriormente gli organici e relativa occupazione.
SALARIO - SCHEI E PAGAMENTO IN NATURA
L’ultimo contratto è scaduto a dicembre 2015. Per il 2016 non è previsto nessun aumento sui minimi contrattuali. Prevista una tantum di 80 euro lordi a marzo 2017 (solo per il 2017).
Dal 2017 e per gli anni successivi 2018 e 2019 ogni mese di giugno sarà determinato l’aumento in relazione dell’inflazione dell’anno prima – depurata dell’effetto inflattivo dei costi energia: petrolio gas ecc… (IPCA). Nel 2017 l’aumento sarà, a previsione attuale all’incirca di 10 euro lordi al mese al 4° livello. Per gli anni successivi dipenderà dal valore dell’inflazione misurata ufficialmente (IPCA) . Stante le attuali previsioni nei 4 anni (2016 - 2019) non si raggiungeranno i 50 euro lordi di aumento in busta paga al 4° livello.
Il peggior contratto nella storia dei metalmeccanici.
Tali aumenti contrattuali NON saranno pagati ai lavoratori se:
A) hanno voci salariali individuali di miglior favore super minimi, premi ecc…, salvo che su tale voci non sia scritto non assorbibile;
B) premi e altre voci fisse derivanti da accordi sindacali sottoscritti dal 2017 in poi senza la clausola non assorbibile. In questi casi è prevista come penalità la perdita degli aumenti del contratto nazionale che non saranno erogati (altra novità peggiorativa introdotta con questo contratto)
Le aziende daranno una retribuzione in natura (così detto welfare aziendale) di 100 euro nel 2017, di 150 euro nel 2018 e di 200 euro nel 2019 - modalità e contenuti sono ad esclusiva decisione delle aziende, compreso come e dove spendere i buoni - tali voci non incidono e sono escluse dalla contribuzione per la pensione, sul Tfr, tredicesima e altre voci della retribuzione.
L’elargizioni dei buoni in corso nelle aziende assorbiranno i “buoni” del contratto nazionale.
CONTRIBUTI PENSIONE PRIVATA
Per coloro che hanno il fondo Cometa la percentuale della quota versata dall’azienda sarà del 2% (era 1,6%), nulla spetta in termini compensativi (niente soldi) ai lavoratori che non aderiscono al fondo pensione Cometa, o che aderiscono ad altri fondi pensioni integrativi (sindacali o privati) anche se contribuiscono con il loro lavoro a creare il controvalore economico riconosciuto.
SANITA’ PRIVATA
Nuovo fondo sanitario obbligatorio – dal 1 ottobre 2017 si darà corso a un versamento di 13 euro al mese (versato direttamente dall’azienda per conto del lavoratore) per finanziare una polizza integrativa sanitaria rivolta a tutti i lavoratori con contratti a tempo indeterminato o contratti a termine oltre i 5 mesi (salvo esplicita rinuncia). La polizza è estesa anche ai famigliari e conviventi. Le caratteristiche delle prestazioni a favore dei lavoratori saranno definite nei prossimi mesi così come saranno stabiliti gli organismi di gestione di tale Fondo – Assemblea sociale, Consiglio di Amministrazione, Presidenza, Organi di controllo e relativi costi di gestione di queste strutture bilaterali sindacati/aziende. Chi non è iscritto, o iscritto ma non usa il fondo, non ha diritto a nessuna forma compensativa o di accantonamento, pur contribuendo indirettamente ai costi. La gestione dell’ingente raccolta miliardi di euro andrà in mano alle assicurazioni.
Nel contratto vi sono poi vari altri punti migliorativi tra cui (sicurezza) e peggiorativi tra cui (104).
SU QUESTO CONTRATTO NAZIONALE ESPRIMIAMO UN GIUDIZIO DI ASSOLUTA CONTRARIETÀ, E PERTANTO VOTEREMO NO NEL REFERENDUM. CONDANNIAMO IL DIVIETO A RAPPRESENTARE LE RAGIONI DEL NO IN TUTTE LE ASSEMBLEE DEI LAVORATORI METALMECCANICI ITALIANI. SINDACATOCRAZIA NEGA COSÌ IL FORMARSI D’OPINIONI CRITICHE E CONSAPEVOLI NEL VOTO.
IN QUESTO CONTRATTO CI PARE CHE LA FIOM ABBIA TRADITO LO SPIRITO E IL CONTENUTO DELLE LOTTE E DEGLI SCIOPERI CHIESTI DAL 2010 IN POI CONTRO I CONTRATTI NAZIONALI FIRMATI DA FEDERMECCANICA - FIM E UILM, PERCHÉ RITENUTI SBAGLIATI E INSUFFICIENTI PER I LAVORATORI. SE IN ALCUNI PUNTI APPARE PERSINO PEGGIORATO PERCHÉ ORA VA TUTTO BENE?
INVITIAMO I LAVORATORI A VOTARE NO E RESPINGERE QUESTO CONTRATTO.
E’ MENO DANNOSO MANTENERE I CONTRATTI ESISTENTI, RICONQUISTANDO SULLA SPINTA DEL GIUDIZIO DEI LAVORATORI UN CONTRATTO NON COSÌ SBILANCIATO VERSO LE IMPRESE.
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COMITATO PER IL NO AL CONTRATTO NAZIONALE METALMECCANICI – ELECTROLUX SUSEGANA – BREDA AUGUSTIN,
CIRILLO GIOVANNA, GRANZOTTO STEFANO, MANUELA MARCON, PAOLA MORANDIN, MORENO MURER, ANTONELLA PICCIN, ROBERTO PRADAL, SACCON LORELLA.
sabato 17 dicembre 2016
PIOMBINO: BOCCIAMO IL PEGGIOR CONTRATTO DELLA STORIA
COMUNICATO STAMPA
Anche a Piombino i metalmeccanici voteranno, nei primissimi giorni della prossima settimana, nel quadro del referendum nazionale, indetto da Fim Fiom Uilm per decidere se approvare o respingere l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto della categoria.
Gli iscritti Cgil, che aderiscono all'area congressuale Il sindacato è un'altra cosa-Opposizione Cgil, hanno diffuso oggi alle portinerie delle fabbriche piombinesi il volantino (riprodotto in calce e allegato con foto), per invitare i lavoratori a votare NO nel referendum, con le motivazioni che il volantino stesso esplicita dettagliatamente.
p. l'area congressuale Il sindacato è un'altra cosa-Opposizione Cgil
BOCCIAMO IL PEGGIOR CONTRATTO DELLA STORIA
Il nuovo contratto firmato il 26 Novembre, non è altro che il rinnovo e in peggio del contratto separato del 2012. Con la sua firma, unita a quella di FIM e UILM, la FIOM ha siglato la sua capitolazione alle ragioni di Federmeccanica. 8 anni di battaglie sacrificate sull’altare di un apparato che non può vivere senza essere riconosciuto ufficialmente dalla controparte.
Il nuovo contratto è il primo nella Storia che non prevede aumenti certi. Gli aumenti, per quanto miserabili, saranno pagati a giugno di ogni anno a partire dal 2017, e saranno semplicemente adeguati all’IPCA dell’anno precedente. L’IPCA è un indice stabilito dai padroni per non pagare l’inflazione reale e tenerla vicino allo 0. Per giugno 2017 è previsto infatti un aumento dello 0,5%, per il 2018 dell’ 1% e per il 2019 dell’1,2%. Per un 5° livello significa 9 euro per il 2017, circa 20 per il 2018 e poco più di 22 per il 2019. Per un 3° livello 7,5 euro nel 2017, 15 nel 2018 e 17 nel 2019.L’aumento totale quindi è compreso tra 40 e poco più di 50 euro lorde. Sempre che una nuova recessione non costringa a rivedere al ribasso l’indice IPCA.
Nessun altro aumento reale è previsto. Le altre mance stabilite, infatti, non toccano i minimi contrattuali e non possono essere considerate veri aumenti. Per la precisione sono:
- 80 euro di una tantum pagata a marzo 2017
- 100 euro di flexible benefits pagati in tickets o altro (in pratica buoni-spesa senza contribuzione pensionistica!) per giugno 2017
- 150 euro di flexible benefits nel giugno 2018
- 200 euro di flexible benefits nel giugno 2019
A questi soldi che i lavoratori vedranno solo con la lente d’ingrandimento, si aggiungono quelli virtuali: 7,69 euro di aumento mensile per il fondo Cometa per chi è iscritto, 12 per il fondo MetaSalute per chi è iscritto, e altri 7,5 euro di spiccioli per il Diritto allo Studio.
Per tutto questo ben di Dio, viene recepito confermato e peggiorato, tutto ciò che fino al 2012 si è rifiutato:
- Confermate le 120 ore di sabati comandati, tra straordinario e plurisettimanale, con l’unico cavillo a cui appigliarsi, della possibilità per la RSU di contrattare il recupero del plurisettimanale.
- I premi saranno del tutto variabili, addio quindi alla quota fissa, e se per caso si riuscisse a conquistarla questa assorbirebbe i mostruosi aumenti.
- I PAR che l’azienda può bloccare e tenersi fino all’anno dopodiventano 5 e non più 3.
- Chi ha la Legge 104, salvo casi urgenti, dovrà stabilire la programmazione mensile dei permessi 10 giorni prima dell’inizio del mese.
- Chi ha il Congedo Parentale dovrà 7 giorni prima dell’inizio del mese, stabilire la programmazione mensile dei permessi.
Infine vengono istituiti una caterva di Enti Bilaterali che nessun lavoratore controlla, per stabilire le cose ancora da definire, tra le quali spiccano la revisione dell’inquadramento (leggi demansionamento) anche se solo per i futuri assunti, e l’armonizzazione del rinnovo col Testo Unico sulla rappresentanza, cioè l’armonizzazione con le ulteriori possibili deroghe in peggio e con le sanzioni per chi scioperapreviste dal Testo Unico stesso.
Questo accordo che non porta a casa nulla sugli appalti, nulla contro il jobs act, che conferma il non pagamento dei primi tre giorni di mutua al 4° evento morboso, non solo è il peggior accordo mai visto nei metalmeccanici, ma è anche il peggior rinnovo rispetto ai rinnovi delle altre categorie e va respinto al mittente, BOCCIANDOLO SONORAMENTE nel referendum che si terrà dal 19 al 21 Dicembre: VOTA NO!
i compagni e le compagne dell'area congressuale Il sindacato è un'altra cosa-Opposizione Cgil
venerdì 16 dicembre 2016
TESTO IPOTESI DI ACCORDO SUL RINNOVO DEL CCNL DEI METALMECCANICI
Riteniamo importante che tutti i lavoratori metalmeccanici possano leggere il testo dell'ipotesi di accordo prima di esprimersi al referendum.
Siccome in Continental il testo dell'intesa non è stato né distribuito in assemblea, né affisso in bacheca sindacale, abbiamo deciso di divulgarlo noi:
http://www.fiom-cgil.it/web/attachments/article/3832/Ipotesi%20Accordo%20Rinnovamento%20CCNL%20Metalmeccanici%2026-11-2016.pdf
Siccome in Continental il testo dell'intesa non è stato né distribuito in assemblea, né affisso in bacheca sindacale, abbiamo deciso di divulgarlo noi:
http://www.fiom-cgil.it/web/attachments/article/3832/Ipotesi%20Accordo%20Rinnovamento%20CCNL%20Metalmeccanici%2026-11-2016.pdf
giovedì 15 dicembre 2016
Piaggio-Continental: conferenza stampa sul ccnl dei metalmeccanici
PONTEDERA — "Il contratto nazionale dovrebbe essere il pilastro per i diritti dei lavoratori. Questo contratto invece li demolisce e mette nelle mani di Confindustria delle prerogative importanti, come quelle sul salario: non avremo infatti alcun aumento ma un adeguamento all'inflazione e i minimi contrattuali previsti non cambieranno".
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lunedì 12 dicembre 2016
UN ACCORDO CHE VORREBBE LA RESA DEI LAVORATORI
Il Contratto che FIOM FIM e UILM vogliono firmare contiene:
NESSUN AUMENTO SALARIALE: solo l'inflazione, restituita per ogni anno solo dal Giugno dell'anno successivo e senza gli aumenti dell'energia. Per il 2016, l'aumento previsto, da Giugno '17, è di 9 euro lordi mensili per il quinto livello. I 50 euro a regime di cui parlano le OO SS per il 2019 sono solo il risultato di previsioni ISTAT per l'inflazione (che peraltro cambiano continuamente).
Altri 42 euro verranno versati dalle aziende "IN NATURA": in fondo pensioni, fondo sanitario, "benefit" aziendali non precisati, corsi di formazione, tutto esente da contributi.
ABOLIZIONE DELLE PARTI FISSE SICURE NEI PREMI AZIENDALI: il rinnovo degli integrativi potrà SOLO prevedere premi "totalmente variabili" legati quasi sempre ai carichi di lavoro (il famoso aumento di produttività ad arbitrio dell'azienda), oppure aumenti per lavoro straordinario, notturno, festivo, turni.
ORARIO SETTIMANALE FLESSIBILE: l'orario di 40 ore rimane SOLO COME MEDIA; le aziende hanno a disposizione 80 ore annuali per aumenti fino a 48 ore settimanali. L'azienda potrà anche ordinare 40 ore di straordinario obbligatorio. Prevista una "Banca del tempo" per fare da giovani tanti straordinari, da accantonare per sopravvivere all'aumento dell'età pensionabile.
Inoltre restrizioni sull'uso dei permessi per la 104 e conferma delle regole sulla malattia introdotte nel contratto 2012, non firmato dalla FIOM.
NON E' TUTTO: l'Accordo dà a Federmeccanica e alle OO. SS due DELEGHE IN BIANCO:
- una per DEFINIRE, entro Gennaio '17, I RAPPORTI SINDACALI secondo il "Testo Unico" del Gennaio '14: "esigibilità" degli accordi, divieti di sciopero, sanzioni ai delegati che indicono scioperi contro accordi firmati dalla maggioranza della RSU o fuori dei periodi ammessi.
- una seconda per SOSTITUIRE il sistema attuale di INQUADRAMENTO (Federmeccanica punta ad abolire gli scatti di ANZIANITA') con uno basato su "aree e fasce professionali" , in sostanza ad arbitrio delle aziende.
Questi punti non sono solo peggioramenti inaccettabili su aspetti fondamentali dei rapporti di lavoro. Sottoscrivere la fine dell'orario settimanale, il blocco dei salari, il loro pagamento in natura, il divieto di sciopero contro accordi in vigore, l'abolizione degli aumenti di anzianità, contraddice e rinnega i principi stessi che hanno sempre guidato le rivendicazioni e le lotte dei lavoratori.
Questo accordo mostra anche chiaramente qual è oggi il programma della "unità sindacale" e quale sarà il contenuto delle prossime Piattaforme "unitarie" per gli integrativi aziendali.
I Referendum sull'Accordo saranno fatti, dopo un anno e mezzo di trattative, in fretta tra il 19 e il 21 Dicembre, con tante fabbriche chiuse, Piaggio compresa, alla faccia della partecipazione dei lavoratori e della democrazia. Di questo non c'è altra ragione che la sua totale insostenibilità di fronte ai lavoratori.
La clamorosa vittoria del NO al referendum costituzionale, che ha travolto Renzi e fortemente indebolito Confindustria che ha puntato tutto su di lui, rivela anche nei tempi il totale fallimento contrattuale dei dirigenti sindacali firmatari
In tante medie e grandi fabbriche, come delegati FIOM ci siamo schierati apertamente contro un accordo, che è la totale negazione di tutte le battaglie a cui la FIOM ha chiamato i lavoratori in questi anni e ci siamo riuniti a Firenze il 6 dicembre scorso, per discutere come contrastarlo, sia al referendum che durante la sua applicazione, e fornire ai lavoratori la prospettiva di un pratica sindacale radicalmente diversa.
Delegati FIOM Piaggio e Continental
martedì 6 dicembre 2016
ASSEMBLEA DEI METALMECCANICI A FIRENZE
I Metalmeccanici dell'area di opposizione in CGIL, provenienti da tutta Italia, si sono riuniti oggi a Firenze per dire NO all'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale siglata da FimFiomUilm e per mettere in campo nelle fabbriche le necessarie azioni di contrasto alla svendita dei diritti dei lavoratori.
venerdì 2 dicembre 2016
La Fiom Pisa impedisce al direttivo di esprimersi sull'ipotesi di accordo sul contratto dei Metalmeccanici
Nervosismo e autoritaritarismo da parte della Segreteria Fiom hanno caratterizzato il direttivo di Pisa, riunitosi oggi dopo la sigla dell'ipotesi di accordo sul contratto dei Metalmeccanici.
Di fronte ad un'intesa che rinnega anni di lotte per la difesa dei diritti dei Lavoratori e cede alle pretese di Federmeccanica, la Segreteria Fiom si è blindata imponendo ai membri del direttivo il DIVIETO assoluto di esprimersi col voto su ordini del giorno sull'argomento.
Quello di oggi è stato un chiaro segno del fallimento e della debolezza di un sindacato che è disposto ormai anche a rinnegare se stesso pur di riuscire a far ingoiare l'amaro boccone che Federmeccanica ha deciso per tutti i Lavoratori Metalmeccamici.
Di fronte ad un'intesa che rinnega anni di lotte per la difesa dei diritti dei Lavoratori e cede alle pretese di Federmeccanica, la Segreteria Fiom si è blindata imponendo ai membri del direttivo il DIVIETO assoluto di esprimersi col voto su ordini del giorno sull'argomento.
Quello di oggi è stato un chiaro segno del fallimento e della debolezza di un sindacato che è disposto ormai anche a rinnegare se stesso pur di riuscire a far ingoiare l'amaro boccone che Federmeccanica ha deciso per tutti i Lavoratori Metalmeccamici.
mercoledì 30 novembre 2016
martedì 29 novembre 2016
Metalmeccanici. C’è chi dice NO! Delegat@ per il NO
VOTA NO il 19-20-21 dicembre. Martedì 6 dicembre assemblea a FIRENZE
Pubblichiamo l’appello di delegat@ FIOM a sostenere le ragioni del NO all’ipotesi di accordo del ccnl dei metalmeccanici. Il 6 dicembre appuntamento a Firenze!
per aderire: peril.no.ccnl2016.metal@gmail.com
In un anno di trattative con Federmeccanica, la Fiom ha di fatto posto la parte economica come unica condizione imprescindibile per la firma del contratto. Quanto firmato non rispetta nemmeno questa condizione. Non si tratta di discutere se 92 euro di aumento siano tanti e pochi. Per il semplice motivo che non sono 92, non sono certi e non sono per tutti.
Si arriva tale cifra solo sommando 51 euro di aumenti salariali al resto delle misure di welfare aziendale (7,69 euro di aumento sulla previdenza, 12 sulla sanità, 13,6 di welfare, per un totale di 85 euro mensili che arrivano a 92,68 con la quota per il diritto alla formazione continua).
Pochi spiccioli, quindi, ma in compenso tanta confusione. Innanzitutto perché si sommano voci di salario diretto a prestazioni di welfare, come se si trattasse di voci sostitutive l’una dell’altra. In secondo luogo perché si sancisce che si possa accedere a tale “aumento” solo accettando di far parte del welfare integrativo: non un diritto universale, ma basato un rapporto con un fondo privato o con un fondo aziendale.
Infine, nemmeno i 51 euro salariali sono certi e per tutti. Non lo sono perché riassorbibili da tutti gli aumenti “fissi collettivi della retribuzione eventualmente concordati in sede aziendale” (con l’esclusione di quelli legati alla modalità di effettuazione della prestazione lavorativa).
Non lo sono perché sono aumenti solo “stimati”. L’effettivo importo verrà deciso ex-post: dopo la comunicazione annuale da parte dell’Istat dell’Ipca. L’Ipca (Indice Prezzi al Consumo Armonizzato) è un calcolo dell’inflazione che esclude dal paniere le voci energetiche importate. Un metodo truffaldino, dalla Fiom in passato contestato, che di fatto regala alle aziende la possibilità di pretendere una sorta di scala mobile al contrario. E se non bastasse, questa destrutturazione dell’aumento salariale si lega a una parte normativa estremamente negativa.
In primo luogo, passa quasi sotto silenzio il fatto che la Fiom firmando questo contratto abbia accettato contemporaneamente il contratto separato del 2012 precedentemente osteggiato. Se la Fiom ha ragione oggi, aveva torto ieri. Se aveva ragione ieri, ha torto oggi. Questo è e da qua non se ne esce.
Il contratto 2012 era stato osteggiato per misure come aumento degli straordinari obbligatori, flessibilità oraria, penalizzazione della malattia e apertura alle deroghe. Tutto questo viene recepito, con buona pace di 8 anni di battaglie. E c’è in fondo un legame diretto tra il fatto che si accetti la penalizzazione della malattia (contratto 2012) e la limitazione della 104 (l’attuale rinnovo) e dall’altro si apra alla sanità integrativa. Diritto universale alla salute, all’assistenza e alla malattia sono inversamente proporzionali a qualsiasi forma di integrazione della sanità. In seconda battuta questo contratto, come dimostra la gioia di Renzi, Poletti e Federmeccanica, risponde a un obiettivo e un modello ben preciso. Gli obiettivi che si poneva il fronte padronale possono essere riassunti in tre grandi capitoli:
– blocco dei salari, ogni qualsiasi aumento dovrà venire a livello aziendale, in modo totalmente variabile e in cambio di aumento dei carichi di lavoro, indebolendo sempre di più la “paga oraria”;
– introdurre un sistema di fidelizzazione del lavoratore attraverso una rete di benefits aziendali;
– sfondare sul terreno dell’orario, con 80 ore a disposizione delle aziende per prolungare l’orario settimanale fino a 48 ore, adattando la vita del lavoratore a esigenze e fluttuazioni del mercato.
Dal punto di vista di Federmeccanica la missione è compiuta. I premi aziendali sono dichiarati variabili in maniera stringente: collegati a quella produttività che il lavoratore non controlla e che non determina di certo da solo. Si introducono una serie di misure di welfare aziendale e di benefits azienali. E si allargano le possibilità della plurisettimanalità: la settimana lavorativa deve essere “mediamente” di 40 ore, allungabile e accorciabile a seconda delle esigenze.
Non siamo solo a un pessimo contratto. Siamo a un modello che lentamente, ma inesorabilmente, mina la stessa sindacalizzazione. Si mettono in moto tutti quei processi che legano il lavoratore a mille fili all’andamento della “sua” azienda. Si recepiscono quei meccanismi che spaccano il fronte tra lavoratori di aziende “che tirano” e aziende in crisi. Si crea un interesse diretto del lavoratore a non fermare mai la macchina aziendale, magari con uno sciopero che mina la produttività. Si pensa di salvarsi entrando sotto l’ombrello del rapporto bilaterale sindacato-azienda dove il lavoratore trova conveniente aderire al sindacato per aderire ai servizi che ne derivano. Ma questo modello è veleno per la Fiom. E’ l’approdo a un aziendalismo che oggi si rivolge contro le punte avanzate dell’organizzazione e domani contro l’organizzazione intera.
Il tutto senza aver mai posto realmente il rifiuto del Jobs Act e la richiesta a Cisl e Uil di disconoscere la firma del contratto separato in Fiat.
Siamo delegati e delegate della FIOM e facciamo appello immediatamente a tutti i lavoratori e le lavoratrici, e agli altri delegati e delegate ad attrezzarsi perchè le ragioni del NO a questo contratto siano conosciute, sostenute, argomentate e diffuse nelle assemblee che si terranno e nel referendum del 19-20-21 dicembre, con l’obiettivo di una forte affermazione del NO nonostante le regole tutt’altro che democratiche della consultazione non consentino che il NO abbia la stessa agibilità del SI durante il percorso referendario. Invitiamo ad un incontro a Firenze il 6 dicembre per coordinare i metalmeccanici che dicono NO a questo contratto, a partire da quelli che appartengono alla nostra organizzazione e come noi hanno sostenuto in tutti questi anni le lotte di resistenza che pur tra mille contraddizioni ha portato avanti. Un primo passo di una battaglia per la difesa di un modello sindacale rivendicativo, unificante, conflittuale e partecipativo.
Il nostro NO deve vivere da subito, soprattutto nelle grandi fabbriche, nella battaglia della consultazione sul contratto, e diventare un punto di riferimento per affermare una pratica sindacale opposta a quella dell’attuale gruppo dirigente.
Primi firmatari
Matteo Moretti, Michele Di Paola, Mauro Sassi, Luciano Morelli, Giuseppe Iapicca, Massimo Barbetti (RSU FIOM GKN)
Giorgio Mauro, Andrea Paderno, Matteo Carioli, Matteo Barbaro, Gianfranco Cannone, Roberto Rivoltella, Gianluca Paris, Alfonso De Martino, Jury Guerini, Alberto Vitali, Marco Fontanella, Franco Ruggeri, Luca Carlessi, Massimiliano Finardi, Massimo Mandelli, Rocco Vizzone, Daniele Gatti (RSU FIOM Same)
Massimo Cappellini, Antonella Bellagamba, Massimiliano Malventi, Adriana Tecce,Giorgio Guezze, Francesco Giuntoli, Simone Di Sacco (RSU FIOM Piaggio)
Giuseppe Faillace, Giuseppe Imparato, Ciro Palmieri (RSU FIOM Motovario)
Gianplacido Ottaviano, Giuseppe Principato (RSU FIOM Bonfiglioli)
Mario Viscido, Maurizio Mazza, Giuseppe Gomini (RSU FIOM Ducati)
Silvia Cini, Giada Garzella (RSU FIOM Continental)
Serafino Biondo (RSU FIOM Fincatieri Palermo)
Stefano Fontana (FIOM Fincantieri Marghera)
Gabriele Severi, Franco Batani (RSU FIOM Marcegaglia Forlì)
https://sindacatounaltracosa.org/2016/11/29/metalmeccanici-ce-chi-dice-no-delegat-per-il-no/
per aderire: peril.no.ccnl2016.metal@gmail.com
In un anno di trattative con Federmeccanica, la Fiom ha di fatto posto la parte economica come unica condizione imprescindibile per la firma del contratto. Quanto firmato non rispetta nemmeno questa condizione. Non si tratta di discutere se 92 euro di aumento siano tanti e pochi. Per il semplice motivo che non sono 92, non sono certi e non sono per tutti.
Si arriva tale cifra solo sommando 51 euro di aumenti salariali al resto delle misure di welfare aziendale (7,69 euro di aumento sulla previdenza, 12 sulla sanità, 13,6 di welfare, per un totale di 85 euro mensili che arrivano a 92,68 con la quota per il diritto alla formazione continua).
Pochi spiccioli, quindi, ma in compenso tanta confusione. Innanzitutto perché si sommano voci di salario diretto a prestazioni di welfare, come se si trattasse di voci sostitutive l’una dell’altra. In secondo luogo perché si sancisce che si possa accedere a tale “aumento” solo accettando di far parte del welfare integrativo: non un diritto universale, ma basato un rapporto con un fondo privato o con un fondo aziendale.
Infine, nemmeno i 51 euro salariali sono certi e per tutti. Non lo sono perché riassorbibili da tutti gli aumenti “fissi collettivi della retribuzione eventualmente concordati in sede aziendale” (con l’esclusione di quelli legati alla modalità di effettuazione della prestazione lavorativa).
Non lo sono perché sono aumenti solo “stimati”. L’effettivo importo verrà deciso ex-post: dopo la comunicazione annuale da parte dell’Istat dell’Ipca. L’Ipca (Indice Prezzi al Consumo Armonizzato) è un calcolo dell’inflazione che esclude dal paniere le voci energetiche importate. Un metodo truffaldino, dalla Fiom in passato contestato, che di fatto regala alle aziende la possibilità di pretendere una sorta di scala mobile al contrario. E se non bastasse, questa destrutturazione dell’aumento salariale si lega a una parte normativa estremamente negativa.
In primo luogo, passa quasi sotto silenzio il fatto che la Fiom firmando questo contratto abbia accettato contemporaneamente il contratto separato del 2012 precedentemente osteggiato. Se la Fiom ha ragione oggi, aveva torto ieri. Se aveva ragione ieri, ha torto oggi. Questo è e da qua non se ne esce.
Il contratto 2012 era stato osteggiato per misure come aumento degli straordinari obbligatori, flessibilità oraria, penalizzazione della malattia e apertura alle deroghe. Tutto questo viene recepito, con buona pace di 8 anni di battaglie. E c’è in fondo un legame diretto tra il fatto che si accetti la penalizzazione della malattia (contratto 2012) e la limitazione della 104 (l’attuale rinnovo) e dall’altro si apra alla sanità integrativa. Diritto universale alla salute, all’assistenza e alla malattia sono inversamente proporzionali a qualsiasi forma di integrazione della sanità. In seconda battuta questo contratto, come dimostra la gioia di Renzi, Poletti e Federmeccanica, risponde a un obiettivo e un modello ben preciso. Gli obiettivi che si poneva il fronte padronale possono essere riassunti in tre grandi capitoli:
– blocco dei salari, ogni qualsiasi aumento dovrà venire a livello aziendale, in modo totalmente variabile e in cambio di aumento dei carichi di lavoro, indebolendo sempre di più la “paga oraria”;
– introdurre un sistema di fidelizzazione del lavoratore attraverso una rete di benefits aziendali;
– sfondare sul terreno dell’orario, con 80 ore a disposizione delle aziende per prolungare l’orario settimanale fino a 48 ore, adattando la vita del lavoratore a esigenze e fluttuazioni del mercato.
Dal punto di vista di Federmeccanica la missione è compiuta. I premi aziendali sono dichiarati variabili in maniera stringente: collegati a quella produttività che il lavoratore non controlla e che non determina di certo da solo. Si introducono una serie di misure di welfare aziendale e di benefits azienali. E si allargano le possibilità della plurisettimanalità: la settimana lavorativa deve essere “mediamente” di 40 ore, allungabile e accorciabile a seconda delle esigenze.
Non siamo solo a un pessimo contratto. Siamo a un modello che lentamente, ma inesorabilmente, mina la stessa sindacalizzazione. Si mettono in moto tutti quei processi che legano il lavoratore a mille fili all’andamento della “sua” azienda. Si recepiscono quei meccanismi che spaccano il fronte tra lavoratori di aziende “che tirano” e aziende in crisi. Si crea un interesse diretto del lavoratore a non fermare mai la macchina aziendale, magari con uno sciopero che mina la produttività. Si pensa di salvarsi entrando sotto l’ombrello del rapporto bilaterale sindacato-azienda dove il lavoratore trova conveniente aderire al sindacato per aderire ai servizi che ne derivano. Ma questo modello è veleno per la Fiom. E’ l’approdo a un aziendalismo che oggi si rivolge contro le punte avanzate dell’organizzazione e domani contro l’organizzazione intera.
Il tutto senza aver mai posto realmente il rifiuto del Jobs Act e la richiesta a Cisl e Uil di disconoscere la firma del contratto separato in Fiat.
Siamo delegati e delegate della FIOM e facciamo appello immediatamente a tutti i lavoratori e le lavoratrici, e agli altri delegati e delegate ad attrezzarsi perchè le ragioni del NO a questo contratto siano conosciute, sostenute, argomentate e diffuse nelle assemblee che si terranno e nel referendum del 19-20-21 dicembre, con l’obiettivo di una forte affermazione del NO nonostante le regole tutt’altro che democratiche della consultazione non consentino che il NO abbia la stessa agibilità del SI durante il percorso referendario. Invitiamo ad un incontro a Firenze il 6 dicembre per coordinare i metalmeccanici che dicono NO a questo contratto, a partire da quelli che appartengono alla nostra organizzazione e come noi hanno sostenuto in tutti questi anni le lotte di resistenza che pur tra mille contraddizioni ha portato avanti. Un primo passo di una battaglia per la difesa di un modello sindacale rivendicativo, unificante, conflittuale e partecipativo.
Il nostro NO deve vivere da subito, soprattutto nelle grandi fabbriche, nella battaglia della consultazione sul contratto, e diventare un punto di riferimento per affermare una pratica sindacale opposta a quella dell’attuale gruppo dirigente.
Primi firmatari
Matteo Moretti, Michele Di Paola, Mauro Sassi, Luciano Morelli, Giuseppe Iapicca, Massimo Barbetti (RSU FIOM GKN)
Giorgio Mauro, Andrea Paderno, Matteo Carioli, Matteo Barbaro, Gianfranco Cannone, Roberto Rivoltella, Gianluca Paris, Alfonso De Martino, Jury Guerini, Alberto Vitali, Marco Fontanella, Franco Ruggeri, Luca Carlessi, Massimiliano Finardi, Massimo Mandelli, Rocco Vizzone, Daniele Gatti (RSU FIOM Same)
Massimo Cappellini, Antonella Bellagamba, Massimiliano Malventi, Adriana Tecce,Giorgio Guezze, Francesco Giuntoli, Simone Di Sacco (RSU FIOM Piaggio)
Giuseppe Faillace, Giuseppe Imparato, Ciro Palmieri (RSU FIOM Motovario)
Gianplacido Ottaviano, Giuseppe Principato (RSU FIOM Bonfiglioli)
Mario Viscido, Maurizio Mazza, Giuseppe Gomini (RSU FIOM Ducati)
Silvia Cini, Giada Garzella (RSU FIOM Continental)
Serafino Biondo (RSU FIOM Fincatieri Palermo)
Stefano Fontana (FIOM Fincantieri Marghera)
Gabriele Severi, Franco Batani (RSU FIOM Marcegaglia Forlì)
https://sindacatounaltracosa.org/2016/11/29/metalmeccanici-ce-chi-dice-no-delegat-per-il-no/
Comitato Centrale FIOM. Eliana Como: non condivido questa ipotesi di accordo
intervento di Eliana Como al Comitato Centrale del 27 novembre 2016
Non è facile intervenire su una ipotesi di accordo per il rinnovo del ccnl in solo 5 minuti. Quindi vado subito al punto. Per quanto ho sentito nell’introduzione e letto nel testo che ci avete consegnato oggi, non condivido questa ipotesi di accordo e non penso che questo sia un accordo pulito, come lo ha definito il segretario generale. Brevemente queste sono le ragioni principali.1. I minimi salariali saranno assorbiti dal 2017 dalle parti fisse del salario. Questo renderà tutti i premi di risultato variabili, come d’altra parte è espressamente scritto nell’ipotesi d’accordo.
2. Gli aumenti salariali saranno calcolati sull’inflazione ex post e verranno erogati sei mesi dopo dall’inizio dell’anno. Per la prima volta, gli aumenti salariali di un ccnl non sono certi ma soltanto prevedibili. In ogni modo, se anche l’andamento dell’inflazione da qui al 2019 fosse quello previsto oggi, l’aumento sarebbe di 51 euro in quattro anni!
Non invento io le cifre. Sto al comunicato che è uscito ieri sul sito della Fiom nazionale. Peraltro trovo del tutto scorretto che si dica in quel comunicato che l’aumento complessivo arriverà a 92 euro, sommando ai 51 euro di aumento salariale la sanità integrativa, il welfare, persino la formazione e Cometa (vi ricordo che quando lo faceva la Fim nei ccnl separati la abbiamo giustamente sempre criticata).
Fino a pochi giorni fa la segreteria diceva che il welfare non doveva essere alternativo all’aumento salariale. Ora invece viene sommato ai 51 euro per dire quale sarà l’aumento complessivo. Forse ho capito male io. Altrimenti c’è davvero qualcosa che non torna. Il welfare non è sostitutivo oppure l’aumento è di 92 euro. Se si sono invece affermate entrambe le cose, in una delle due affermazioni, prima o dopo, non si è detta la verità.
3. La legge 104 viene peggiorata nella sostanza. Seppure nel testo si richiama il diritto a fruire dei permessi di cui alla L.104/1992, si accetta che i lavoratori e le lavoratrici debbano dire quando saranno in permesso addirittura 10 giorni prima che inizi il mese di riferimento. Se anche sono fatte salve le urgenze, nella pratica questo determinerà un netto peggioramento nell’utilizzo dei permessi.
4. Rinnovando il ccnl del 2012, accettiamo tutto quello che non è espressamente modificato, per esempio l’aumento delle ore di straordinario obbligatorio, le ore di flessibilità e la malattia.
5. Se è un bene che siano state cancellate le deroghe salariali del 2012, vengono però riconosciute quelle normative con l’applicazione del TU. Le deroghe saranno uno straordinario elemento di ricatto, anche se si introduce il vincolo che debbano avvenire d’intesa con le organizzazioni territoriali per essere valide. Trovo inoltre pericoloso che sulle altre parti relative all’applicazione al Testo Unico del 10 gennaio (come clausole di raffreddamento e sanzioni), ci si affidi a una commissione che partirà dopo la firma del contratto.
Per tutte queste ragioni, sono contraria a questa ipotesi di accordo. È evidente come è stato detto nell’introduzione che rispetto alla piattaforma presentata da Federmeccanica lo scorso anno ci sono stati dei miglioramenti. Ed è altrettanto evidente che quando si dice che una ipotesi di accordo non va bene, si deve pensare a quale sarebbe l’alternativa se non si firmasse. Vi ricordo però che sono due argomenti che usavano Fim e Uilm nel 2009 e nel 2012. Noi giustamente rifiutammo allora quella logica.
Peraltro non ho affatto capito la ragione di questa accelerazione dei tempi. Mi viene da pensare che si volesse chiudere prima del 4 dicembre. Non so se sia così, ma penso in ogni modo che aver firmato prima del referendum costituzionale sia un errore. Questo consegna al governo la possibilità di propagandare l’idea di un paese rappacificato, con la promessa di una chiusura imminente della vertenza dei lavoratori e delle lavoratrici pubbliche e in cui anche i metalmeccanici e le metalmeccaniche firmano il loro contratto.
Chiudo dicendo che non c’è bisogno che vi preoccupiate di dire ai funzionari cosa devono fare per la consultazione. I funzionari lo sanno benissimo quale è il loro ruolo, quali sono le loro responsabilità e quale sarà il mandato che uscirà oggi da questo Comitato Centrale.
I lavoratori e le lavoratrici sapranno cosa votare. Di questo mi preoccuperei molto di più.
Al tempo stesso ho sentito in questi ore tanti delegati che non sono d’accordo con questa ipotesi e per questa ragione dico da subito che per il sindacatoaltracosa e per tutti coloro che lo riterranno, la campagna per il NO va avanti oltre il 4 dicembre.
Su questo gli “avvertimenti” che ho sentito nell’introduzione non servono proprio. Ci conosciamo da un po’ Maurizio, dovresti aver imparato che non ci fanno cambiare idea. Per tutto il resto, come ho detto altre volte, vale l’articolo 4 dello Statuto.
https://sindacatounaltracosa.org/2016/11/27/cc-fiom-e-como-non-condivido-questa-ipotesi-di-accordo/
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