venerdì 18 marzo 2016

Scioperi alla FIAT: Gli interessi dei lavoratori e quelli dei padroni

PIAGGIO , CONTINENTAL, SAME:

Nei Direttivi Regionali FIOM della Basilicata e del Molise sara` all'OdG, nei prossimi giorni, la destituzione di delegati R.S.A. della Fca (ex Fiat)  di Melfi e di Termoli,  in applicazione di una decisione del Collegio Statutario della CGIL, che ha dichiarato l'incompatibilità tra appartenenza alla Cgil e coinvolgimento in comitati di lotta (in realtà i delegati hanno solo partecipato 10 mesi fa ad una riunione di un coordinamento di lavoratori di Fca del centro sud).

Non si tratta di una questione formale e la verità è molto semplice: i delegati di Melfi e di Teramo hanno organizzato scioperi contro il sabato comandato,  e per questo si sono scontrati con le decisioni e la politica della FIOM regionale e nazionale.

Che cosa significano gli straordinari alla Fiat

Lo sciopero dello straordinario è stato deciso dai delegati in quanto Fca lo chiede sistematicamente a compensazione delle carenze organizzative, di investimenti e di personale, anche in reparti in dismissione. Gli operai comandati al lavoro sono già sottoposti a ritmi e turni massacranti e la FCA rifiuta tutte le proposte dei delegati per risolvere i problemi.

Perché la dirigenza  FIOM non  vuole gli scioperi alla Fiat

Si tratta di una lotta giusta e degna, di difesa delle condizioni di lavoro contro lo strapotere della Fiat, che la Fiom Nazionale avrebbe dovuto far sua. Invece il segretario Landini, che già in  passato contro la Fiat ha preferito le aule dei tribunali alla lotta sul campo, ha da tempo deciso di chiudere lo scontro e cercare il riconoscimento della Fiat e della Confindustria, anche a costo di lasciare gli operai FIAT al loro destino. Dopo l’intervista in cui Landini considera Marchionne come il salvatore della Fiat, ci viene quasi da pensare che i delegati siano l’agnello sacrificale messo sul piatto per tornare a sedersi al tavolo di discussione con Fca.

Che cosa significa l'iniziativa dei delegati di Melfi e di Teramo per i lavoratori in tutta Italia

Tutta la storia sindacale è piena di fatti simili, di azioni e atteggiamenti coraggiosi di singoli  e di gruppi di delegati, che sono la sostanza dell'attività sindacale e che hanno aperto la strada alle conquiste più importanti. Oggi sono considerati fastidiosi e combattuti dalla dirigenza della FIOM per impedirgli di continuare il loro lavoro, che ha obiettivi diametralmente opposti a chi cerca di trasformare la FIOM in qualcosa di indistinguibile da CISL e UIL. La loro battaglia è la stessa di quella di tutti i delegati e i lavoratori che concepiscono l'azione sindacale come scontro per affermare gli interessi degli operai  contro gli interessi dei padroni.

Per questo la RSU FIOM SAME e delegati FIOM di Piaggio e Continental esprimono  solidarietà e appoggio totale ai delegati e ai lavoratori di Melfi e di Termoli e prenderanno ogni possibile iniziativa a loro sostegno.

giovedì 17 marzo 2016

Metalmeccanici: torna l’unità ma il prezzo è altissimo


E’ ben più di una ritrovata unità d’azione quella che si è celebrata ieri in viale dell’Astronomia a Roma tra i segretari generali di Fim Fiom Uilm. La stampa da risalto all’evento. E se ne posso bene comprendere le ragioni. I metalmeccanici erano l’ultimo pezzo del panorama sindacale confederale a non aver assunto unitariamente lo spirito e la linea del Testo Unico del 10 gennaio sulla rappresentanza, con tutto il suo portato liberticida, corporativo e autoritario. La battaglia della Fiom è durata un decennio, dalla svolta di Sabatini del 2001 sino alla capitolazione alla Maserati di Grugliasco del 2011 con la firma sul contratto Marchionne, prima giustamente combattuto a Pomigliano e Mirafiori. Ben più di una battaglia sindacale, la Fiom è stata un riferimento sociale e politico per parte rilevante dei movimenti del nostro paese. Dal 2011 in poi il gruppo dirigente ha lavorato alacremente al rientro nei ranghi, sia sul terreno contrattuale perdendo ogni rigore e coerenza nell’iniziativa concreta, sia nel rapporto con la Cgil, i movimenti, la politica. Poi il congresso unitario del 2014, l’abbraccio con Susanna Camusso e quello mortale con gli accordi interconfederali che hanno accolto e esteso il modello marchionne a tutto il mondo del lavoro. Sino alla condivisione della debacle Cgil sul Jobs Act e alla piattaforma unitaria Cgil Cisl Uil sul modello contrattuale.
L’unità ritrovata oggi con Fim e Uilm non è come dice Paolo Griseri il frutto della durezza dell’attacco padronale. Federmeccanica aveva da subito chiarito che non ci sarebbero stati accordi separati. Le due diverse piattaforme erano in larga misura convergenti su diversi aspetti di fondo ma in particolare si partiva dal riconoscimento della Fiom degli accordi separati. Condizione indispensabile per la costituzione di un tavolo unitario di trattativa, come tutti sanno o dovrebbero sapere. La nuova unità è strategica. Cementata dalla contrattazione di restituzione unitaria di questi anni che ha rivisitato al ribasso salari e diritti e poggia sul modello del testo unico del 10 gennaio che non prevede più ne’ accordi separati, né’ democrazia sindacale. Sono del tutto superate le divisioni sul ruolo del contratto nazionale,sulla bilateralità, sul contrasto alla precarietà, sulla democrazia, sulle libertà sindacali e sui diritti dei lavoratori. Orpello di un passato che si vuole cancellare in fretta e furia perché persino la memoria è nemica dell’organizzazione. Lo testimonia anche il fatto che Fim fiom uilm, dichiarandosi disponibili a cedere parte della loro autonomia d’organizzazione, abbiano costituito un gruppo di lavoro sulle “regole”, cosa che non lascia ben sperare sapendo a quali riferimenti attingeranno.
A pensare male si fa sempre peccato ma è difficile non scorgere una relazione tra quanto sta accadendo in queste settimane in fiom. Le dichiarazioni di incompatibilità per i delegati Fca, l’attacco al diritto di sciopero ed al dissenso, ma soprattutto alla pratica del dissenso, tutto appare parte integrante della nuova fiom unitaria. L’unità con i vecchi avversari crea sempre nuovi nemici. Il prezzo per la conquista del contratto e del tavolo unitario in Fca rischia di essere altissimo,soprattutto per i lavoratori. La mobilitazione unitaria dei metalmeccanici che si prepara sul contratto non è dissimile da quella di tante categorie, ultima quella degli alimentaristi, tutta interna alle compatibilità date.
Con la chiusura della residua contraddizione dentro il sindacalismo confederale si accelerano tutti i processi in corso per l’affermazione del sindacalismo istituzionale e bilaterale. Quello cioè che ancora oggi, più di prima, vale la pena di combattere.

Sergio Bellavita

http://sindacatounaltracosa.org/2016/03/16/metalmeccanici-torna-lunita-ma-il-prezzo-e-altissimo/

RSU Continental: la maggioranza si divide sulle pause

Per completezza di informazione:



mercoledì 16 marzo 2016

La reazione della RSU alle forzature dell'azienda sulle pause



Sottotitolo: "di fronte alle forzature dell'azienda, attacchiamo l'azienda o le due delegate che hanno osato proclamare sciopero?"


E l'azienda risponde: CHE PAURA!!!!


Ma come???? Ma se uno dei coordinatori era d'accordo ed ha anche chiamato i lavoratori a fare sciopero....cos'è successo dopo? E' stato richiamato all'ordine o gli piace rimangiarsi le parole?

martedì 15 marzo 2016

COMINCIAMO A DIRE BASTA: SCIOPERO!



Riceviamo e pubblichiamo:
L'azienda continua la sua politica per il ridimensionamento delle pause mettendo in atto forzature sui lavoratori, prima nei reparti produttivi di Fauglia, ora anche a S. Piero. L'obiettivo finale è ancora una volta quello di farci lavorare sempre di più e con carichi sempre maggiori.

Non siamo più disponibili ad accettare altre forzature e, di fronte alle pretese dell'azienda, intendiamo organizzare una difesa rigida delle pause.

Per tale ragione cominciamo a dire basta e indiciamo un'ora di sciopero a fine turno su tutti i reparti e tutti i turni a partire dal turno di mattina di oggi e a seguire nel primo turno di presenza in azienda.

 15 marzo 2016

S. Cini RSU
G. Garzella RSU

sabato 12 marzo 2016

La carta dei diritti della CGIL. Un’arma spuntata.



In questi giorni si stanno svolgendo le assemblee della Cgil per approvare la carta dei diritti e raccogliere le firme per un referendum abrogativo sulla legislazione sul lavoro. Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un compagno dello Spi di Pescara che ha partecipato a una di queste assemblee.
La Redazione di “Radio Fabbrica”

Se la bozza del nuovo statuto sarà approvata questa diventerà una proposta di legge di iniziativa popolare, accompagnata dalla raccolta firme per dei referendum abrogativi della normativa esistente.

Dal 1979 a oggi, su 260 proposte di legge di iniziativa popolare, solamente 3 sono diventate legge e solo perché accorpate in Testi Unificati con proposte di iniziativa governativa (addomesticate). Addirittura, 137 (53%) non sono state neanche mai discusse in Commissione, rimanendo nei cassetti di Camera e Senato. Ci sono poi referendum in generale, penso per esempio a quello sull'Acqua vinto clamorosamente ma con quale esito concreto?
Con queste premesse mi chiedo quali impegni concreti il sindacato potrà assumere nei confronti dei lavoratori e dei pensionati? L'unica certezza è l'oneroso impegno finanziario che ha assunto con questa operazione.

Dopo aver rinunciato ad ogni forma di lotta vera e non simbolica di fronte a tutti gli attacchi che gli ultimi governi hanno portato avanti contro i lavoratori e pensionati, dopo essere stati immobili per mesi di fronte all’arroganza padronale che si va manifestando sempre più aggressiva, oggi la proposta della Cgil è quella di conquistare una nuova legislazione a favore dei lavoratori a suon di firme, come se fosse possibile oggi conquistare tutto senza lottare.
La ex segretaria dello Nazionale SPI Carla Cantone negli scorsi mesi, quando ancora era segretaria dei pensionati, in TV rassicurava i pensionati sulle trattative per rendere meno invasiva la riforma Fornero, ma subito dopo arriva la notizia che il governo intendeva tagliare anche le pensioni di reversibilità.

Recentemente Renzi è venuto a Chieti a stappare lo champagne per brindare ai nuovi 48 posti di lavoro della Valter Tosto grazie alla JobAct, ma subito dopo arrivava la notizia di 400 posti in esubero dichiarati alla Brioni di Penne.

Non c'è stata la volontà di difendere il vecchio statuto, di difendere i diritti che avevamo già conquistato e adesso ci propongono di riconquistarli con strumenti che si sono già dimostrati inefficaci.

Passando nel merito, il testo della bozza sembra un libro dei sogni.

Ci sono misure assolutamente condivisibili come il ripristino dell’articolo 18 e la sua estensione a tutti, come il riordino delle tipologie di lavoro o come la regolamentazione dei rapporti di lavoro negli appalti.

Ma nel contempo si trovano misure che lasciano quantomeno perplessi, come la traduzione in legge del Testo unico sulla rappresentanza o la partecipazione dei lavoratori alla gestione e all’utile d’impresa attraverso i fondi pensione.

Quindi, da un lato la limitazione dell’attività sindacale a garanzia non del diritto dei lavoratori a organizzarsi ma del ruolo e del potere delle burocrazie sindacali, dall’altro un’idea del rapporto tra i padroni e i lavoratori del tutto ripulita di ogni conflittualità, come se gli interessi degli uni e degli altri potessero conciliarsi.

Appare chiaro quindi come questa proposta sia finalizzata non tanto alla riconquista dei diritti dei lavoratori quanto piuttosto alla difesa del ruolo della burocrazia sindacale, proprio in un contesto in cui i padroni minacciano costantemente di poterne fare a meno (vedi per esempio l’Ikea di Pescara dove i sindacati sono completamente assenti e non c’è un solo lavoratore iscritto al sindacato).
Bisogna rivedere completamente tutto il discorso e rimetterlo con i piedi per terra.

Oggi si può e si deve tornare al contrattacco, ma avendo l’idea chiara che nuovi diritti si possono solo strappare, e per farlo è necessario il conflitto e la lotta di classe.

Written by Alfonso Capodicasa (Spi-Cgil Pescara)


venerdì 11 marzo 2016

CONTI BONUS

È stata comunicata la cifra che sarà erogata in tutte le sedi Continental, a titolo di CONTI Bonus, a partire da aprile 2016.
Tale cifra è 1208 euro per la prima fascia di paesi e 604 euro per la seconda fascia.
La nostra fascia di riferimento crediamo sia la prima ( 1208 euro) come è sempre stato.

giovedì 10 marzo 2016

Ordine del Giorno alla RSU del 10 marzo: RESPINTO!


Riceviamo e pubblichiamo l'Ordine del Giorno presentato dalle delegate S. Cini e G. Garzella alla RSU tenutasi oggi in presenza del segretario provinciale FIOM.
L'OdG è stato respinto con la seguente votazione:
- contrari 5
- favorevoli 2
- un delegato si è rifiutato di partecipare al voto

TESTO ORDINE DEL GIONO presentato alla RSU del 10 marzo 2016
Nelle prossime assemblee la RSU deve:

1) organizzare la resistenza alle forzature che l'azienda sta
mettendo in pratica su:

- mancanza o riduzione del preavviso per il cambio turno
- aumento dei carichi di lavoro
- ricorso sistematico allo straordinario

2) organizzare la difesa rigida delle pause attualmente in vigore, senza che il mantenimento delle pause si risolva in un aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro

Inoltre la RSU deve rivendicare:

3) che gli aumenti dei volumi di produzione devono essere comunicati
alla RSU e coperti con assunzioni a tempo indeterminato

4) che comunque, nel caso di assunzioni di interinali, vengano rispettati chiari criteri di anzianita`

Se l'azienda continua con la sua politica su pause, carichi di lavoro,
turni e assunzioni la RSU risponderà con scioperi, da articolare
soprattutto nei reparti in cui e` maggiore l'urgenza della produzione.

CONTINENTAL - COMINCIARE A RIVENDICARE

Riceviamo e pubblichiamo:

Diversi lavoratori dai reparti di S. Piero sono stati inviati a Fauglia senza il dovuto preavviso per il cambio turno dopo essere stati contattati singolarmente.
Da Fauglia ci riferiscono condizioni di lavoro sempre più pesanti sui reparti a livello di carichi di lavoro, sia per manutentori che operatori, ricorso continuo allo straordinario e ricorso al lavoro interinale senza alcun rispetto per le anzianità acquisite dai lavoratori.

L'azienda continua a procedere come le pare senza incontrare alcuna opposizione. La nostra posizione in merito rimane questa:

1. Riteniamo non più rinviabile pretendere dall'azienda chiarezza sui volumi e sulle prospettive produttive del 2016 e dei prossimi anni.

2. E' necessario aprire subito una vertenza sui carichi di lavoro aumentati che porti anche alle assunzioni se i volumi lo richiedono.

3. Ogni altra pretesa dell'azienda di voler cambiare le pause e/o peggiorare ulteriormente le condizioni di lavoro, ora più che mai, va rispedita al mittente.



10 Marzo 2016
Giada Garzella RSU
Silvia Cini RSU