Io penso che sia necessario cercare di inquadrare le cose per come stanno.
L’azienda in sede ufficiale ha dichiarato di non voler richiamare alcuni lavoratori per la questione delle “offese” su fb. La storia delle "offese" è sicuramente un pretesto usato dall’azienda per nascondere il fatto che intenda escludere alcuni lavoratori, esattamente i più "anziani". Infatti non sta richiamando giusto quelli che sono più vicini ad aver maturato i requisiti per essere assunti.
Una delegazione sindacale che si rispetti avrebbe dovuto riportare la discussione su un piano di criteri seri e condivisi e innanzitutto pretendere il rispetto degli accordi. Il fatto che solo Giada e Silvia abbiano invitato l’azienda ad abbandonare quel terreno di discussione contrapponendo ai discorsi sulle "offese" unicamente il criterio dell'anzianità di servizio, ha un significato solo: il resto della RSU sta permettendo all’azienda di adottare un altro criterio di selezione (non più l’appartenenza al primo bacino) e copre la verità di fronte ai lavoratori interessati supportando la tesi delle offese.
E’ chiaro a questo punto che l’impegno preso con l’accordo del 2012 non ha più alcun valore. La RSU dopo aver accettato di dichiarare un falso stato di crisi ora, di fronte all'evidenza dei volumi, ne ha permesso la semplice sospensione anziché l’annullamento adottando la falsa tesi del picco produttivo. Ha quindi accettato anche che nessun lavoratore entri fisso.
La storia delle offese come motivazione valida per non essere richiamati è quindi solo una bugia usata anche dalla RSU che non vuole perdere la faccia dopo aver detto che i 25 più anziani sarebbero stati stabilizzati grazie all’accordo del 2012.
La stessa bugia sarà usata per gli altri lavoratori che saranno chiamati a lavorare solo per pochissimo tempo rispetto ad altri nuovi che invece "rinnoveranno" il bacino del personale interinale e contribuiranno ad "azzerare" una volta per tutte la questione dell'anzianità e di conseguenza le pretese di precedenza e ogni aspettativa di essere assunti fissi.
Lo scenario del futuro sarà quindi interinali freschi, ricattabili e senza aspettative alternati a periodi di solidarietà, finti picchi alternati a finti periodi di crisi. L'azienda ha ottenuto tutto questo senza niente in cambio? Voci da Fauglia dicono che qualcuno con questo giochetto ha ottenuto un bel trofeo da esibire all'interno della struttura sindacale....
Michela Ruffa
http://ilfoglio-bianco.blogspot.it/2015/05/sulle-assunzioni-di-maggio.html
mercoledì 13 maggio 2015
martedì 12 maggio 2015
SULLE ASSUNZIONI DI MAGGIO
Riceviamo e pubblichiamo:
Si è svolta ieri la riunione tra Azienda ed Rsu in merito
alle questioni riguardanti gli interinali.
Ribadiamo la nostra posizione sull'argomento:
Bisogna innanzitutto richiamare in azienda tutte le persone
che hanno già lavorato in Continental, in particolare per noi devono avere la
precedenza TUTTI quei lavoratori che risultavano appartenere per anzianità di
servizio al cosiddetto “primo bacino di riferimento”.
Il fatto che l'azienda riporti di commenti scritti su fb da
qualcuno di questi ragazzi contro di essa ci sembra a dir poco strumentale ed è
ciò che abbiamo affermato durante la discussione. Si tratta di un pretesto
bello e buono usato dall'azienda per motivare il fatto che su quei lavoratori
vuol avere mano libera.
Nessuna discussione può essere accettata se portata su
questo livello!
L'azienda non si è resa disponibile rispetto alla nostra
richiesta di avere una lista che riporti le posizioni di coloro che avevano
maturato i requisiti di anzianità.
L’azienda non ha voluto chiarire come sarà in futuro la
distribuzione dell’organico nei vari reparti. Ha dato solo un’informazione sul
totale dei lavoratori interinali che entreranno in azienda e che saranno circa
60 entro la fine del mese.
I prossimi ingressi, circa 20 persone dalla settimana prossima, saranno collocati sui reparti che prevedono aumenti di turnazioni ma in maniera generica ha affermato che saranno possibili anche spostamenti di personale.
I prossimi ingressi, circa 20 persone dalla settimana prossima, saranno collocati sui reparti che prevedono aumenti di turnazioni ma in maniera generica ha affermato che saranno possibili anche spostamenti di personale.
Sull'argomento e' previsto un nuovo aggiornamento verso la
fine della settimana.
12 Maggio 2015
G.Garzella RSU
S.Cini RSU
La crisi non c'é: chi ha deciso di non rinnovare il PREMIO?
La RSU in Continental da un pò di tempo a questa parte si è mossa solo per far passare tra i lavoratori le pretese dell'azienda e ha permesso l'aumento dei carichi di lavoro e la possibilità di gestire il personale con la massima flessibilità. Nell'ultimo periodo ha accettato che venisse dichiarato un FALSO STATO DI CRISI e per questo ha messo da parte qualsiasi rivendicazione.
Tanto per fare un esempio la RSU, senza nemmeno discuterne coi lavoratori in assemblea e su un presupposto di crisi inesistente, ha deciso ancora una volta di non presentare alcuna piattaforma rivendicativa per il rinnovo del PREMIO DI MAGGIO cosicché anche quest'anno ci dovremo accontentare del premio secondo i vecchi parametri, sicuramente più basso di quello che avremmo potuto ottenere.
Ora più che mai abbiamo la conferma che la pratica sindacale portata avanti fino ad ora sia SBAGLIATA e porti vantaggi solo per l'azienda. E' arrivato il momento di cominciare a gettare le basi per una politica sindacale nuova e soprattutto rivendicativa.
Il Foglio Bianco
Tanto per fare un esempio la RSU, senza nemmeno discuterne coi lavoratori in assemblea e su un presupposto di crisi inesistente, ha deciso ancora una volta di non presentare alcuna piattaforma rivendicativa per il rinnovo del PREMIO DI MAGGIO cosicché anche quest'anno ci dovremo accontentare del premio secondo i vecchi parametri, sicuramente più basso di quello che avremmo potuto ottenere.
Ora più che mai abbiamo la conferma che la pratica sindacale portata avanti fino ad ora sia SBAGLIATA e porti vantaggi solo per l'azienda. E' arrivato il momento di cominciare a gettare le basi per una politica sindacale nuova e soprattutto rivendicativa.
Il Foglio Bianco
lunedì 11 maggio 2015
SULLA RIUNIONE PIEZO
Riceviamo e pubblichiamo:
La riunione di venerdì scorso tra Azienda ed Rsu sulle questioni riguardanti il Piezo è durata meno di un'ora per impegni personali del Responsabile di reparto.
Nel
poco tempo a disposizione l'azienda ha dato alla Rsu una informativa
generale sulla situazione tecnica e organizzativa del Piezo
confermando la stabilità del trend produttivo che addirittura si
presenta "..leggermente in ripresa" dichiarando però che
ci sono stati problemi tecnici ma anche difficoltà nel gestire le
persone presenti in reparto a causa dell'alto tasso di assenteismo.
Da
parte nostra abbiamo denunciato che si vive sul reparto una
situazione caotica e in costante affanno per via dei seguenti
fattori:
1- Numerosi
e prolungati fermi macchina, causati
da guasti tecnici che la NUOVA ORGANIZZAZIONE della Manutenzione non
riesce a gestire e a risolvere in tempi brevi. I Manutentori si
trovano spesso a dover operare su moduli che non conoscono nello
specifico e sono state tolte dalle linee le figure tecniche di
supporto alla Manutenzione che prima erano previste su ciascuna
macchina.
2- Carenza
di organico che
ha portato e porta a lavorare fuori procedura, dal problema dei
connettori rotti alle operazioni di controllo visivo che a
volte vengono bypassate per far prima, tutto per sopperire alla
necessità di confermare i target giornalieri di produzione
nonostante i turni risicati.
Nello
specifico abbiamo evidenziato all'Azienda il fatto che
sull'organigramma dei turni non
è individuata e
riconosciuta la postazione del Visivo Final nonostante occupi
stabilmente un operatore per tutti e 3 i turni; abbiamo denunciato
anche che la squadra B in caso di turnazione notturna è sprovvista
dell'operatore del Visivo TL e che alcuni operatori con lunghe
malattie, qualcuna ancora in corso, non vengono volutamente
sostituiti.
E'
chiara la responsabilità dell'azienda sui ritardi produttivi causati
dai fermi e dal mantenimento di un organico volutamente ristretto. Ci
preoccupa inoltre il fatto che, nonostante tutti i nostri solleciti,
si continui ad autorizzare il lavoro fuori procedura! Da parte
nostra non c'è disponibilità a coprire le "falle"
dell'azienda e non siamo disposti ad accettare il ricorso allo
straordinario produttivo sui fine settimana per sopperire ad
un problema di carenza di organico.
A margine della riunione infine è stato richiesto all'azienda di conoscere l'ammontare del Premio di Risultato e del Premio Feriale.
Sul
Premio di Risultato l'azienda non sa dare ancora
informazioni perché sostiene non esserci stata ancora la
conferma di chiusura del bilancio.
Ha preso
invece l'impegno di inviare al più presto la comunicazione
riguardante il premio feriale del quale si conosce già l'importo.
11
Maggio 2015
G.Garzella
RSU
S.Cini
RSU
venerdì 8 maggio 2015
Sospensione della Solidarietà in Continental
Riceviamo e pubblichiamo:
Da: Rsu
Per: mfranchi, mbraccini
Cc: Rsu
Data: 08/05/2015 12:28
Oggetto: Sospensione della Solidarietà in Continental
Per conoscenza ai lavoratori,
Durante la riunione del 3 aprile l'azienda ha annunciato alla RSU che procederà con la sospensione dei Contratti di Solidarietà.
Chiediamo alla Segreteria Provinciale FIOM di rendere pubblica per i lavoratori della Continental tutta la documentazione inerente alla sospensione dell'accordo sui Contratti di Solidarietà siglato a gennaio 2015.
Saluti.
Giada Garzella RSU
Silvia Cini RSU
Da: Rsu
Per: mfranchi, mbraccini
Cc: Rsu
Data: 08/05/2015 12:28
Oggetto: Sospensione della Solidarietà in Continental
Per conoscenza ai lavoratori,
Durante la riunione del 3 aprile l'azienda ha annunciato alla RSU che procederà con la sospensione dei Contratti di Solidarietà.
Chiediamo alla Segreteria Provinciale FIOM di rendere pubblica per i lavoratori della Continental tutta la documentazione inerente alla sospensione dell'accordo sui Contratti di Solidarietà siglato a gennaio 2015.
Saluti.
Giada Garzella RSU
Silvia Cini RSU
giovedì 7 maggio 2015
Padroni estorsori - Squinzi vuole la barbarie sociale. Cisl Uil applaudono, la Cgil tace
di Sergio Bellavita
Il presidente di confindustria Squinzi va all’incasso. Forte
dell’approvazione del Jobs Act che ha sancito il nuovo regime della piena
ricattabilità del lavoro dal palco dell’assemblea privata degli industriali di
confindustria chiede la cancellazione formale del contratto nazionale di
lavoro. In sostanza rivendica la fine di un livello contrattuale per lasciare
libertà all’impresa di decidere se applicare il contratto nazionale, ovviamente
sterilizzato e ridotto a cornice vuota, oppure costruirsi un contratto su
misura della singola azienda in cui orari, salari, turni, tutto risulti piegato
agli obbiettivi ed alle compatibilità aziendali. Il caro vecchio sogno del
padronato nostrano è a un passo dall’essere raggiunto e non solo perché Cisl e
Uil non hanno nemmeno atteso che Squinzi terminasse una sola frase per alzarsi
in una ridicola e vergognosa standing ovation. Le arroganti pretese di Squinzi
appaiono il coronamento di una lunga serie di manomissioni del contratto
nazionale e del salario. Nel 2010 Marchionne impose la rottura del contratto
nazionale usando Fiat come grimaldello, peraltro il contratto nazionale era già
stato largamente svalorizzato grazie agli accordi Cgil Cisl Uil del luglio ’93
che avevano accettato la cancellazione dell’autonomia rivendicativa del
sindacato e la subordinazione delle richieste salariali all’inflazione
programmata. Marchionne fece scuola, e con il pretesto di arginare il suo
modello lo si estese a tutto il mondo del lavoro con l’accordo del 28 giugno
del 2011. Cgil Cisl Uil firmarono, per la prima volta a livello confederale, la
possibilità di derogare in peggio al contratto nazionale a livello aziendale.
Quella fu la resa della Cgil rispetto alla difesa del contratto nazionale. I
successivi accordi, 31 maggio 2013 e 10 gennaio 2014 non sono altro che
passaggi di sistematizzazione e consolidamento di un modello contrattuale che
serve solo ed esclusivamente a praticare la riduzione dei salari e dei diritti
dei lavoratori, l’austerità in salsa contrattuale. Se un contratto nazionale
può non essere applicato, in tutto o anche solo in parte, vengono meno ruolo e
funzioni di quello che è stato lo strumento più importante dell’unità di classe
dei lavoratori. La cancellazione formale è solo il passaggio successivo e
conseguente. Senza la copertura del contratto nazionale il mondo del lavoro
diventerebbe ancora più frantumato e diviso di quanto già lo sia oggi. Si
produrrebbe una diversificazione infinita di salari, orari, turni, diritti con
il risultato di trascinare al ribasso tutta la condizione del lavoro nel nostro
paese. Squinzi e tutto il palazzo sindacale stanno lavorando da mesi ad una
ipotesi di moratoria di tutti i rinnovi contrattuali prossimi. Per creare il
clima adatto ad una nuova e più drammatica resa sindacale il padronato chimico
ha chiesto la restituzione ai lavoratori di 79 euro del loro salario e si
vocifera che quelli metalmeccanici si apprestano a chiederne 76 indietro. Il
pretesto è la deflazione. Padroni estorsori quindi, pronti ad un ricatto senza
precedenti nei confronti di sindacati bisognosi di legittimazione e soprattutto
di risorse che non arrivano più dagli iscritti. Senza la sottoscrizione di
contratti nazionali che portano scandalosamente cifre enormi nelle casse dei
sindacati firmatari sotto forma di quote di servizio, buona parte delle
categorie di Cgil Cisl Uil andrebbe rapidamente alla bancarotta. La salvezza
delle strutture in cambio del passaggio alla barbarie contrattuale secondo il
modello anglosassone, questa è la partita che rischia di accadere. Un sindacato
che volesse resistere a questo modello e che avesse davvero al centro della sua
iniziativa la condizione del lavoro ha quindi materiale a sufficienza per
indignarsi ed organizzare una linea di difesa del contratto nazionale. La Cgil si gioca l’ultima
possibilità di smentire la sua progressiva adesione al modello della barbarie
disdettando formalmente il Testo Unico del 10 gennaio 2014 che legittima le
aspirazioni di Squinzi. Ogni sindacalista, ogni dirigente e militante lo sa.
Dietro la pomposa retorica padronale e dei servi sciocchi sindacali su
competitività e produttività si cela un nuovo e durissimo attacco alla
condizione di milioni di uomini e di donne che lavorano, di intere generazioni
che aspirano ad una vita dignitosa. Padroni estorsori che vanno fermati.
martedì 5 maggio 2015
Sulle elezioni del Comitato degli Iscritti FIOM - messaggio di un lavoratore
Riceviamo e pubblichiamo un cartello inviatoci da un lavoratore che preferisce rimanere anonimo.
Comprendiamo le motivazioni per cui si evita di firmare commenti, opinioni o affermazioni che si fanno ma ci rammarichiamo del fatto che ci sia ancora paura ad esprimersi a volto scoperto.
Comprendiamo le motivazioni per cui si evita di firmare commenti, opinioni o affermazioni che si fanno ma ci rammarichiamo del fatto che ci sia ancora paura ad esprimersi a volto scoperto.
lunedì 4 maggio 2015
SULLA RIUNIONE DEL 29 APRILE
Riceviamo e pubblichiamo:
La riunione del 29 Aprile tra azienda e RSU
non ha nemmeno affrontato le questioni che interessano i lavoratori.
L'Azienda non ha fornito nessuno dei dati che
avevamo richiesto (dal 3 Aprile) sulla nuova situazione produttiva. Come se
niente fosse, ha solo “confermato la previsione” sui 25 milioni di iniettori
per l'anno 2015. Niente di niente sugli aumenti produttivi che invece continua a richiedere, niente nemmeno per
sostenere che si tratti di aumenti "temporanei".
Ma allora perché dichiara che assumerà da lunedì prossimo 9
interinali al reparto Componenti? Perché parla di “qualche altra decina” di lavoratori
da assumere, sempre come interinali?
E` chiaro che, tra le esigenze produttive di
cui non vuole parlare, e la sua politica degli straordinari e delle assunzioni
di interinali c'e` di mezzo solo il rifiuto dell'azienda
di accettare qualsiasi discussione su assunzioni,
flessibilità, organizzazione del lavoro.
Evidentemente,
l'azienda ritiene di potersi permettere di tenere insieme interinali e Contratti di Solidarietà, mantenendo un falso stato di crisi per ricattare TUTTI i lavoratori e
avere mano libera sui turni e sugli straordinari, così come nella scelta dei
lavoratori da assumere.
Se lo può fare e` solo perché c'e` abituata, da una politica sindacale che
mai mette in discussione le decisioni dell'azienda e che neppure cerca di
condizionare le sue continue richieste a precisi interessi dei lavoratori.
Anche oggi la RSU continua ad accettare lo stato di crisi inesistente e la favola dei picchi produttivi, non intende
contrastare le pretese dell’azienda e non e` in grado neppure di pretendere il
rispetto dei vecchi accordi.
La questione vera all'ordine del giorno e`
quella di cogliere l’occasione
delle necessità produttive dell'azienda per incominciare a riconquistare tutto
il terreno perduto negli ultimi anni su turni, carichi di lavoro e gestione
dell’orario e del personale.
Oggi perciò
rifiutiamo la politica delle assunzioni degli interinali. Chiediamo che si
chiuda la Solidarietà che gli aumenti produttivi siano coperti con assunzioni a
tempo indeterminato e che si metta fine all'uso arbitrario della flessibilità.
Bisogna smettere di accettare e coprire
ogni abuso dell'azienda.
Manteniamo
per questo intanto fermo lo sciopero dello straordinario.
3 Maggio 2015
G.Garzella RSU
S.Cini RSU
venerdì 1 maggio 2015
Primo Maggio, giornata di lotta contro il lavoro
La chiamano Festa del Lavoro, eppure la storia del Primo Maggio affonda le sue radici nella lotta contro il lavoro. Quel giorno, nel 1886, furono centinaia di migliaia i lavoratori che a Chicago e in tutti gli Stati Uniti scioperarono per la riduzione della giornata lavorativa. In una lotta senza frontiere non si appellavano a costituzioni solenni o a codici scritti, rivendicavano 8 ore di lavoro e migliori condizioni di vita.
Oggi questa storia sembra dimenticata. L'approvazione dei decreti attuativi del Jobs Act provoca patetiche raccolte di firme per un nuovo Statuto dei Lavoratori. O, ancor peggio, appelli per la difesa di quello in via di cancellazione: un capolavoro d'ipocrisia parlamentare infarcito d'interclassismo e di riverenza verso i principi astratti della democrazia borghese, che è stato per decenni uno strumento di controllo sindacale dell'iniziativa operaia. Non ne piangeremo di certo la fine, e nemmeno grideremo all'offensiva padronale perchè, da quando è nato, il capitalismo è sempre all'attacco.
E' ormai chiaro che la borghesia, non sapendo più che pesci pigliare, si dedica al completo scorticamento del proletariato, riuscendo a togliergli tutte quelle garanzie che sono fonte di corruzione politica e opportunismo. In tal modo, paradossalmente ma non troppo, la borghesia stessa elimina quegli istituti che sono impedimento al libero manifestarsi della lotta rivendicativa. Via dunque i contratti di categoria a scadenza fissa, via le leggi di tutela, via persino la contrattazione locale ormai sostituita dal ricatto basato sulla religione del lavoro.
La crisi di sovrapproduzione mina alla base il sistema del lavoro salariato e fa vacillare le sovrastrutture che su di esso si fondano. Questo modo di produzione è oramai un contenitore che non corrisponde più al suo contenuto: macchine, computer e robot sostituiscono l'uomo nelle fabbriche (la cinese Foxconn ha annunciato che introdurrà 1.000.000 di robot nel suo apparato produttivo). In questo contesto rivendicare il "diritto al lavoro" in luogo del salario ai disoccupati è fuori da ogni logica, oltre che controproducente.
Con l'Expo di Milano capitalisti e sindacati non si sono lasciati sfuggire l'occasione, in nome della salvaguardia dell'economia nazionale, di legittimare la moderna schiavitù: il lavoro gratuito a norma di legge. Anche la Cgil ha firmato il protocollo che ne disciplina l'impiego durante i sei mesi dell'esposizione universale, dimostrandosi così del tutto incapace a comprendere che questo livello di passività mette in discussione la sua stessa esistenza. Al suo interno, l'opposizione di sinistra si indigna e fa appello alla Costituzione per contrastare la "piena ricattabilità del lavoro", alimentando rinnovate illusioni sull'imparzialità dello Stato nel conflitto tra le classi.
La battaglia contro il corporativismo è tale solo se rifiuta la concezione avvocatesca della lotta di classe. Movimentisti e sindacalisti si ostinano invece a basare la loro azione sulla politica dei diritti, e non fanno che rimpiangere il capitalismo rampante del passato, che ancora non aveva esaurito le sue possibilità di sviluppo e poteva concedere ai salariati garanzie come il posto di lavoro "fisso", la pensione, ecc.
L'unica alternativa all'accettazione passiva della deriva aziendalista del sindacato, è la rottura con la logica delle compatibilità e la riscoperta dei principi e dei metodi della lotta di classe. Chi se li fosse scordati, può vederli all'opera nelle lotte dei facchini della logistica, dove gli scioperi, senza preavviso e limiti di tempo, bloccano davvero produzione e distribuzione.
Oggi le relazioni tra gli uomini si dispongono a rete e la diffusione di Internet impone dei cambiamenti a livello organizzativo. Gruppi di lavoratori stanchi di farsi rubare la vita si organizzano in coordinamenti di lotta, aprono blog e siti, condividono informazioni sui social network, puntando più su reti di contatti che non su specifiche rivendicazioni. Con il sito Chicago86 cerchiamo di sostenere e diffondere tutte le esperienze di autorganizzazione di cui veniamo a conoscenza, dando risalto, dove il sindacalismo odierno esalta specificità e particolarità, all'unità di classe al di sopra delle nazionalità, delle categorie e di ogni divisione tra lavoratori. Per questo motivo campeggia in grande nella nostra home page lo slogan "Proletari di tutto il mondo, unitevi!"
L'esigenza di un organismo di lotta che sappia unire tutti i lavoratori - sindacalizzati e non, precari, disoccupati e sfruttati di ogni genere - sullo stile di Occupy Wall Street, è sempre più diffusa. Come è accaduto a fine '800 con le società di mutuo soccorso, cominciano a prendere piede comunità in lotta per la sopravvivenza. Ma c'è una differenza sostanziale tra le strutture sorte nell'epoca della manifattura e quelle che emergono al tempo di Internet: mentre le prime nascevano per sopperire alla mancanza di Welfare State, le odierne comunità di senza riserve nascono come reazione alla sua dissoluzione. E se fino a qualche tempo fa le burocrazie sindacali monopolizzavano il flusso delle informazioni in arrivo dalla base decidendo chi doveva sapere cosa, oggi ci sono le reti sociali e il flusso è orizzontale, fatto di nodi, legami forti e legami deboli.
In Italia il movimento per lo "sciopero sociale" ha cercato di riprodurre sul territorio la modalità Occupy. Per adesso è mancato il coraggio di sperimentare percorsi di lotta veramente inclusivi, radicali e leaderless. Pensiamo che tali incertezze siano dovute ad una sottovalutazione della crisi sistemica del capitalismo e delle sue conseguenze, dovuta allo scarto tra la realtà delle cose e la percezione che si ha di essa. Eppure i dati che arrivano dagli istituti di ricerca non lasciano dubbi: l'ultima indagine della Caritas conta in Italia sei milioni di poveri assoluti e un milione circa di affamati, mentre nel rapporto "Grandi disuguaglianze crescono" di Oxfam si stima che nel 2016 più della metà della ricchezza globale sarà in mano all'1% della popolazione.
La crisi in corso non è di tipo congiunturale, le condizioni di vita non faranno che peggiorare. Da questa situazione si uscirà solo se i salariati saranno in grado di ricomporre la loro rete di classe, che oggi più che mai non può essere per mestiere o per luoghi di lavoro ma territoriale. Per semplice appartenenza a una classe mondiale, la stessa che a Chicago nel 1886 lottava orgogliosamente contro il sistema del lavoro salariato.
Ch86
Primo Maggio, giornata di lotta contro il lavoro
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