mercoledì 5 febbraio 2014
Cgil, Camusso chiede la scomunica di Landini: “Devono processarlo”
Il segretario del sindacato, con una lettera scritta di suo pugno, chiede al Collegio statutario del sindacato se sia possibile punire il numero uno della Fiom. Al centro delle polemiche, le critiche del leader dei metalmeccanici per l'accordo firmato con Confindustria sulla rappresentanza
di Salvatore Cannavò | 5 febbraio 2014
"Se la domanda che Maurizio Landini aveva posto a Susanna Camusso nel corso dell’ultimo direttivo nazionale della Cgil era: “Che fai mi cacci?”, la risposta è di marmo: “Sì, ci provo”. Questo è il senso del documento che pubblichiamo in questa pagina e che dimostra il tentativo del segretario della Cgil di sanzionare sul piano disciplinare quello che ormai è il suo nemico numero uno in Cgil, Maurizio Landini. Camusso, infatti, in qualità di iscritta alla Cgil “con tessera n° 718519” ha inviato una lettera al Collegio Statutario della Cgil (leggi il testo) per sapere se il segretario della Fiom possa ritenersi non vincolato alle decisioni del Comitato direttivo della Cgil e quale rimedio o sanzione possa essergli comminato. La lettera è del 22 gennaio 2014 con la firma in calce del segretario generale della più grande organizzazione sindacale in Italia. La quale, nel vivo della crisi sociale e dello stesso congresso della sua organizzazione, si espone in prima persona nel tentativo di sanzionare uno degli esponenti più in vista del suo stesso sindacato, segretario della categoria più rappresentativa e storica della Cgil: i metalmeccanici.
Landini potrebbe vedersi comminata una sanzione che va dal “biasimo scritto” fino “all’espulsione” passando per la “sospensione della carica” da 3 a 12 mesi o per “la sospensione delle facoltà di iscritto”. Il Collegio statutario nazionale della Cgil, formato da Wilma Casavecchia, Enza Severino e Michele Gentile, ha risposto due giorni fa ai due quesiti della Camusso. Nella Cgil, scrivono, è previsto il diritto al dissenso e “la salvaguardia della pari dignità delle opinioni a confronto prima della decisione”, ma secondo l’articolo 6 lo Statuto prescrive “l’unicità dell’organizzazione”. Quindi, “prima delle decisioni” si può discutere liberamente in nome del diritto al dissenso, ma “dopo le decisioni degli organismi dirigenti competenti” scatta il principio della “unicità dell’Organizzazione” che, a quel punto, è rappresentata dalle decisioni assunte dall’organismo stesso. “Ne consegue – si legge nel testo del Collegio – che comportamenti difformi o assunti in violazione di detti valori rappresentano, una volta accertati, inadempienza statutaria”. Si fa riferimento, quindi, allo Statuto della Cgil, Titolo V, articolo 26 là dove si prescrivono le “sanzioni disciplinari” possibili per l’iscritto. Che, come abbiamo visto, sono di quattro gradi. In quel caso a esprimersi sono i Comitati di garanzia interregionali (quello del centro per Landini) e, nel caso di ricorso avverso, il Comitato di Garanzia nazionale.
Il percorso è lungo e affonda nelle tecniche di funzionamento di un’organizzazione complessa come la Cgil. Ma il passo di Camusso è un segnale fortissimo sul piano dei rapporti interni. Un passo “tipico del personaggio” dice chi la conosce bene e che Camusso fece già quando, da segretaria regionale in Lombardia, mosse una procedura contro la segretaria milanese della Fiom,Maria Sciancati, poi ritirata.
Il caso attuale, invece, nasce dall’accordo sulla Rappresentanza che la Cgil ha firmato insieme aCisl, Uil e Confindustria. Un accordo che, sostanzialmente, stabilisce dei criteri nuovi per sancire la rappresentatività di un sindacato (il 5 per cento tra consensi e iscritti); la presenza del 51 per cento dei mandati, a livello aziendale o nazionale, perché un accordo sia valido; la sanzionabilità di scioperi da parte di strutture sindacali o di Rsu contro gli accordi siglati e, infine, l’istituzione di commissioni arbitrali formate, pariteticamente, dai sindacati confederali e dagli imprenditori, nel caso di divergenze.
Landini ha tuonato contro questo testo giudicandolo lesivo dell’autonomia della categoria e dei diritti costituzionalmente definiti di quei lavoratori. In quell’occasione terminò il proprio intervento con queste parole: “Se si pensa che qui decidiamo tutto a me e alla Fiom non mi avete vincolato e discuterò con la Fiom e i delegati su quello che c’è da fare. Sappiatelo con precisione”. Nelle sue conclusioni Camusso non si tirò indietro: “Sono state fatte una serie di affermazioni (…) su alcune di queste la parola spetterà ai nostri organismi di garanzia”. Detto, fatto."
da il Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2014
Ecco la lettera della Camusso al Collegio Statutario della CGIL
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/05/cgil-camusso-chiede-la-scomunica-di-landini-ecco-il-testo-della-lettera-ufficiale/869553/
di Salvatore Cannavò | 5 febbraio 2014
"Se la domanda che Maurizio Landini aveva posto a Susanna Camusso nel corso dell’ultimo direttivo nazionale della Cgil era: “Che fai mi cacci?”, la risposta è di marmo: “Sì, ci provo”. Questo è il senso del documento che pubblichiamo in questa pagina e che dimostra il tentativo del segretario della Cgil di sanzionare sul piano disciplinare quello che ormai è il suo nemico numero uno in Cgil, Maurizio Landini. Camusso, infatti, in qualità di iscritta alla Cgil “con tessera n° 718519” ha inviato una lettera al Collegio Statutario della Cgil (leggi il testo) per sapere se il segretario della Fiom possa ritenersi non vincolato alle decisioni del Comitato direttivo della Cgil e quale rimedio o sanzione possa essergli comminato. La lettera è del 22 gennaio 2014 con la firma in calce del segretario generale della più grande organizzazione sindacale in Italia. La quale, nel vivo della crisi sociale e dello stesso congresso della sua organizzazione, si espone in prima persona nel tentativo di sanzionare uno degli esponenti più in vista del suo stesso sindacato, segretario della categoria più rappresentativa e storica della Cgil: i metalmeccanici.
Landini potrebbe vedersi comminata una sanzione che va dal “biasimo scritto” fino “all’espulsione” passando per la “sospensione della carica” da 3 a 12 mesi o per “la sospensione delle facoltà di iscritto”. Il Collegio statutario nazionale della Cgil, formato da Wilma Casavecchia, Enza Severino e Michele Gentile, ha risposto due giorni fa ai due quesiti della Camusso. Nella Cgil, scrivono, è previsto il diritto al dissenso e “la salvaguardia della pari dignità delle opinioni a confronto prima della decisione”, ma secondo l’articolo 6 lo Statuto prescrive “l’unicità dell’organizzazione”. Quindi, “prima delle decisioni” si può discutere liberamente in nome del diritto al dissenso, ma “dopo le decisioni degli organismi dirigenti competenti” scatta il principio della “unicità dell’Organizzazione” che, a quel punto, è rappresentata dalle decisioni assunte dall’organismo stesso. “Ne consegue – si legge nel testo del Collegio – che comportamenti difformi o assunti in violazione di detti valori rappresentano, una volta accertati, inadempienza statutaria”. Si fa riferimento, quindi, allo Statuto della Cgil, Titolo V, articolo 26 là dove si prescrivono le “sanzioni disciplinari” possibili per l’iscritto. Che, come abbiamo visto, sono di quattro gradi. In quel caso a esprimersi sono i Comitati di garanzia interregionali (quello del centro per Landini) e, nel caso di ricorso avverso, il Comitato di Garanzia nazionale.
Il percorso è lungo e affonda nelle tecniche di funzionamento di un’organizzazione complessa come la Cgil. Ma il passo di Camusso è un segnale fortissimo sul piano dei rapporti interni. Un passo “tipico del personaggio” dice chi la conosce bene e che Camusso fece già quando, da segretaria regionale in Lombardia, mosse una procedura contro la segretaria milanese della Fiom,Maria Sciancati, poi ritirata.
Il caso attuale, invece, nasce dall’accordo sulla Rappresentanza che la Cgil ha firmato insieme aCisl, Uil e Confindustria. Un accordo che, sostanzialmente, stabilisce dei criteri nuovi per sancire la rappresentatività di un sindacato (il 5 per cento tra consensi e iscritti); la presenza del 51 per cento dei mandati, a livello aziendale o nazionale, perché un accordo sia valido; la sanzionabilità di scioperi da parte di strutture sindacali o di Rsu contro gli accordi siglati e, infine, l’istituzione di commissioni arbitrali formate, pariteticamente, dai sindacati confederali e dagli imprenditori, nel caso di divergenze.
Landini ha tuonato contro questo testo giudicandolo lesivo dell’autonomia della categoria e dei diritti costituzionalmente definiti di quei lavoratori. In quell’occasione terminò il proprio intervento con queste parole: “Se si pensa che qui decidiamo tutto a me e alla Fiom non mi avete vincolato e discuterò con la Fiom e i delegati su quello che c’è da fare. Sappiatelo con precisione”. Nelle sue conclusioni Camusso non si tirò indietro: “Sono state fatte una serie di affermazioni (…) su alcune di queste la parola spetterà ai nostri organismi di garanzia”. Detto, fatto."
da il Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2014
Ecco la lettera della Camusso al Collegio Statutario della CGIL
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/05/cgil-camusso-chiede-la-scomunica-di-landini-ecco-il-testo-della-lettera-ufficiale/869553/
Electrolux in lotta
La lotta in Electrolux e' senz'altro giusta, pero' riteniamo che non portera' grandi risultati, purtroppo. Ci sarebbe bisogno da subito di una mobilitazione generalizzata piu' ampia possibile, ma Camusso sta pensando ad altro.
martedì 4 febbraio 2014
In evidenza il commentio di Giada al post "La lettera agli iscritti della Camusso è un imbroglio! - Gianni Rinaldini "
"C'è una logica precisa dietro a quello che stà avvenendo, in politica
così come nel sindacato stiamo assistendo ad una vera e propria
riorganizzazione e purtroppo nulla di buono per noi si prevede
all'orizzonte. Le forze sindacali serrano i ranghi e si chiudono, in
sostanza con l'accordo firmato dalla camusso si assicurano il terreno
per una vera e propria blindatura del sistema. Niente più minoranze,
potrebbero essere incontrollabili, tutto viene "centralizzato" e deciso
dalle strutture, niente più dialettica, vera base per una democrazia che
sia davvero praticata, nessuna sigla sindacale che possa presentarsi ad
un rinnovo rsu senza prima AVER CONDIVISO E SOTTOSCRITTO QUELL'ACCORDO,
i delegati ridotti a meri esecutori privati del loro ruolo originario e
della loro naturale autonomia oltretutto sanzionabili in caso di
scioperi NON AUTORIZZATI dalla "casa madre", nulla deve sfuggire al
controllo !! Tutto questo per piegare definitivamente i lavoratori,
stroncare sul nascere qualsiasi possibiltà di replica in nome della
GOVERNABILITÀ !! ... SU LA TESTA!!"
Ricorso di Rinaldini Gianni alla Commissione Statuto Cgil Nazionale
Gennaio 2014
"Chiedo al Collegio Statutario in quanto organo di garanzia dell'Organizzazione di intervenire rispetto alla violazione delle norme statutarie avvenute in occasione della firma da parte della Segretaria Generale della Cgil del “Testo Unico sulla Rappresentanza” del 10 gennaio 2014.
Trattasi di un accordo che completa il percorso dell'accordo del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013 introducendo novità di assoluta rilevanza che ne alterano il significato, in particolare sul sistema sanzionatorio, sull'arbitraggio e sui vincoli per accedere ai tavoli negoziali.
Sono tutte questioni che non sono mai state affrontate negli organismi dirigenti e su cui, non è mai stato deciso un mandato all'organo esecutivo.
Per questo ritengo che sia stato violato l'art.17 dello Statuto, laddove si afferma che “....la Segreteria è l'organo che attua le decisioni del Comitato Direttivo” e l'art. 6 punto B, laddove riferito agli accordi si afferma “... comunque per la Cgil, in assenza del mandato di tutti i lavoratori, le lavoratrici, i pensionati interessati, è vincolante il pronunciamento degli iscritti.”
Ambedue gli articoli sono stati violati dalla Segretaria Generale che ha firmato senza alcun mandato e qualsiasi atto successivo è falsato perché si configura inevitabilmente come un voto di fiducia sulla Segretaria Generale.
L' invenzione del regolamento attuativo è assolutamente priva di senso e irriguardosa nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici, tanto è vero che nel “Testo Unico sulla Rappresentanza” nel richiamare ripetutamente gli accordi precedenti (accordo del 28 giugno 2011 e accordo del 31 maggio 2013), si prosegue con “..... e il presente accordo”. Suppongo che sia di comune conoscenza che quello che conta sono i testi degli accordi e non le interpretazioni.
Del resto non è facoltà della Segretaria Generale decidere se trattasi di un regolamento attuativo o di un nuovo accordo.
Per l'insieme di queste ragioni chiedo alla Commissione Statuto di ripristinare l'applicazione delle norme Statutarie con la sospensione della firma e la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori interessati.
In caso contrario chiedo quale interpretazione motivata dello Statuto può giustificare tale comportamento perchè avrebbe un significato sul presente e sul futuro della vita democratica della Cgil.
Rinaldini Gianni
Componente Comitato Direttivo Nazionale Cgil
Roma, 27 gennaio 2014"
fonte:
lunedì 3 febbraio 2014
Electrolux, Euro e Fiscal Compact
Qui si dimostra con i numeri cosa significa stare in Europa. Non e' poi cosi' conveniente, per noi. Magari per un industriale, che puo' chiudere un'azienda quando e come gli pare, si, eccome!
TRW segue Electrolux
http://www.bresciaoggi.it/stories/dalla_home/634173_trw_automotive_in_valle_c_un_caso_electrolux/
Ricordiamo che la TRW ha un importante sito produttivo anche a Livorno.
Electrolux sarà solo la prima di una lunga serie...
Cgil: coro di no alla Fiom. «Congresso vada avanti» - Rassegna.it
Ecco come il nostro segretario Maurizio Landini sta condizionando la CGIL dall'interno:
Cgil: coro di no alla Fiom. «Congresso vada avanti» - Rassegna.it
Cgil: coro di no alla Fiom. «Congresso vada avanti» - Rassegna.it
La lettera agli iscritti della Camusso è un imbroglio! - Gianni Rinaldini
Commento di Rinaldini a lettera Camusso agli iscritti su TURappresentanza 2 Febbraio 2014
"Non è mai successo nella storia della CGIL che mentre sono in corso le Assemblee Congressuali, la segretaria generale invii una lettera a tutti gli iscritti, utilizzando gli strumenti dell'organizzazione per sostenere le sue posizioni “invitando” a votare l'Ordine del Giorno approvato a maggioranza dal Comitato Direttivo Nazionale CGIL, dimissionario, sul “Testo Unico sulla Rappresentanza”.
Non esiste un diritto di proprietà da parte della segretaria generale.
Per questo mi chiedo se questa stessa possibilità viene offerta a coloro che nel Direttivo Nazionale si sono pronunciarti contro l'Ordine del Giorno e hanno proposto la consultazione degli iscritti interessati.
C'è un limite a tutto, non si può presentare come una procedura democratica il fatto che in una assemblea congressuale di 1 ora, dove si devono illustrare 2 documenti alternativi, 11 emendamenti nazionali, oltre quelli eventualmente proposti dai lavoratori e/o lavoratrici, con relative votazioni e, alla fine del tempo massimo di 3 minuti, si dovrebbe illustrare e votare l'Ordine del Giorno del Comitato Direttivo CGIL approvato a maggioranza, sul “Testo Unico sulla Rappresentanza”, di cui gran parte degli iscritti non ne sanno nulla.
Un vero e proprio imbroglio!
Continuo a non capire per quale ragione non sia stato possibile sospendere il Congresso e svolgere la consultazione degli iscritti interessati dall'accordo Confindustria – Cgil – Cisl – Uil.
Un problema organizzativo? Allora si poteva decidere di sospendere la firma e svolgere la consultazione dopo il Congresso, indire il Referendum, preceduto da assemblee dove le lavoratrici e i lavoratori avessero la possibilità di conoscere le diverse posizioni e, decidere.
Certo sussiste un piccolo problema: la democrazia non garantisce l'esito finale del voto e quindi richiede una predisposizione al rischio che dovrebbe essere proprio di ogni dirigente, o viceversa l'alternativa è la degenerazione, la perdita di credibilità, il precipitare della crisi della CGIL.
Su questo è necessario essere chiari e netti, perchè ormai siamo al punto limite del nostro futuro e può succedere di tutto, compreso la tentazione di qualcuna/o di chiedere aiuto a CISL e UIL per inventarsi a cose fatte, una consultazione degli iscritti, di tutti i lavoratori e dei pensionati, con la metodologia delle consultazioni confederali che non hanno nulla di democratico.
Ovviamente un Accordo Confindustria CGIL – CISL – UIL dovrebbe riguardare le lavoratrici e i lavoratori interessati, perchè è cosa diversa da un Accordo sul Welfare.
Sarebbe una buffonata coinvolgere una platea diversa e non interessata a quell'accordo, perchè con questa logica si potrebbe arrivare ai Contratti Nazionali di categoria approvati dall'insieme delle lavoratrici dei lavoratori e delle pensionate e pensionati.
Nel merito della lettera inviata agli iscritti, la Camusso, illustra la sua interpretazione dell'accordo, affermando peraltro cose non vere e sottacendo i vincoli per accedere ai tavoli negoziali, sottacendo il sistema sanzionatorio ed il significato dell'arbitraggio confederale obbligatorio per le categorie.
Ma ciò che trovo davvero disdicevole e in mala fede è il richiamo alla Premessa del Documento Congressuale di maggioranza.
Sono stato parte di quel gruppo ristretto eletto dal Comitato Direttivo che ha elaborato la stesura di quella premessa.
Quando, nella lettera della segretaria generale si richiama una parte della premessa per giustificare le sanzioni, si dice una vera e propria bugia.
La segretaria generale sa bene che la dove si afferma, in riferimento all'accordo del 28 giugno 2011 e all'accordo del 31 maggio 2013 che “...... su cui tutta l'Organizzazione è impegnata a garantirne l'esigibilità. L'applicazione di questi accordi interconfederali e la sua estensione a tutte le controparti”, aveva un riferimento preciso: FIM e UILM avevano espresso contrarietà all'accordo del 31 maggio 2013 e per ben 8 mesi si sono rifiutati di applicarlo, in quanto non compatibile con il loro comportamento e gli accordi sottoscritti con Federmeccanica e Fiat.
Le condizioni poste da FIM e UILM – fatte proprie da CISL e UIL – sono state accolte con il sistema sanzionatorio, e i vincoli per partecipare ai tavoli negoziali.
Per questo sono stati talmente entusiasti da diffondere, il giorno dopo la firma del Testo Unico sulla Rappresentanza, volantini negli stabilimenti FIAT, per dire che ora la FIOM-CGIL, deve accettare quello che aveva rifiutato nel passato.
Le modifiche di quel testo le hanno scritte Federmeccanica, CISL e UIL.
Questa è la pura e semplice verità!
Una viltà nei confronti di quelle lavoratrici e di quei lavoratori che hanno pagato sulla propria pelle l'affermazione della dignità per se, per gli altri e per la stessa CGIL!
E' possibile firmare un accordo senza mandato?
Nella mia esperienza sindacale ricordo Bruno Trentin che nel 1992, firmo senza mandato e diede contemporaneamente le dimissioni, per permettere all'Organizzazione, al gruppo dirigente di discutere liberamente sul perchè fossimo arrivati ad una situazione che lo aveva portato a firmare un accordo che considerava pessimo .
Cosa deve succedere ancora, quando una segretaria generale dopo avere firmato, senza mandato, sostiene che trattasi di un regolamento attuativo, mentre non solo il “Testo Unico sulla Rappresentanza” parla apertamente e ripetutamente di Accordo, lo stesso Ordine del Giorno del Consiglio Generale della CISL del 15 gennaio 2014, afferma, “...... valuta l'Accordo Interconfederale tra CGIL – CISL – UIL e Confindustria relativo al Testo Unico sulla Rappresentanza.....”.
C'è soltanto Susanna Camusso che lo considera un regolamento attuativo, forse era disattenta.
Il Comitato Direttivo Nazionale della CGIL, ha fatto finta di crederle proprio come quando il Parlamento, votò che Ruby era la nipote di Mubarak!!
Gianni Rinaldini
Componente il Comitato Direttivo Nazionale CGIL"
fonte:
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